Ricordare…

193 – Il “forno crematorio”

Anche riguardo al «forno crematorio» il Fölkel fornisce informazioni esigue e contraddittorie.

«Il crematorio era stato predisposto sotto il livello del terreno e, a detta dell’architetto Boico, era lungo 20 metri per 15; lo stesso architetto è convinto che ci fosse il modo di bruciare almeno cinquanta corpi alla volta» (pp. 26-27).

Esso era attiguo alla «camera a gas»:

«Da questo garage si passava nel crematorio attraverso una porta mascherata da un vecchio mobile» (p. 26).

Il testimone Gley fornisce la seguente descrizione:

«Sapevo che nella Risiera di Trieste esisteva un impianto di cremazione. Questo impianto è stato costruito da Lambert, come la maggior parte degli altri dello stesso genere nei campi di sterminio e negli istituti per l’eutanasia. Quale camino era stata adoperata una ciminiera già esistente nella Risiera. Degli altri particolari tecnici dell’impianto ho solo una vaga idea. Ai piedi del camino c’era un forno aperto di mattoni, della grandezza di circa m. 2 X 2, che aveva una grande graticola di acciaio. Secondo una mia valutazione, di volta in volta potevano essere messe. nel forno 8-12 salme. Il forno e il camino erano aperti. Non c’era una porta di ferro. Era un impianto molto primitivo, che adempiva al suo scopo grazie all’alto camino. C’era un forte risucchio. Questa ciminiera si trovava in un capannone nella parete di fronte» (p. 29).

Riguardo al crematorio, questo è tutto.

Osservazioni

Anzitutto una precisazione. L’espressione «forno crematorio» non deve trarre in inganno: l’istallazione descritta non era un forno crematorio vero e proprio, come quelli che si trovavano nei campi di concentramento tedeschi (1), ma un semplice rogo.

Le dichiarazioni dell’architetto Boico e del testimone Gley sono chiaramente contraddittorie. L’uno parla di un forno di metri 20×15 (= 300 metri quadrati), l’altro di un forno di metri 2×2 (= 4 metri quadrati)!

Il Fölkel fa risaltare ancora di più la contraddizione commentando così la dichiarazione del testimone Gley:

«In realtà il forno era posto sotto il livello del terreno era cioè interrato ed era lungo, come ha riferito anche l’architetto Boico, circa 20 metri per 15. Forse l’apertura sotterranea era grande circa m. 2×2» (p. 29, nota 1).

Tale commento è alquanto oscuro. Il Fölkel intende dire che il forno si trovava in un locale sotterraneo? Oppure che era costituito da una semplice fossa? Ritorneremo tra breve sulla questione.

Le testimonianze citate del Fölkel ingarbugliano ulteriormente la cosa. Come si è visto, il testimone Paolo Sereni dichiara che «il forno era istallato nel luogo adibito a garage» (p. 168), il quale, secondo il Fölkel, era invece la «camera a gas»!

Francesco Sircelj asserisce che il forno era situato in una baracca:

«All’interno infatti la baracca era divisa in due parti. Nell’ambiente più grande c’era una specie di magazzino, nell’altro, al lato, dove all’esterno si ergeva l’alto camino della fabbrica, si trovava invece il fondo del crematorio» (p. 177).

Gottardo Milani fornisce una descrizione più o meno simile:

«Poi ho visto una SS dicevano che fosse un ucraino che nel reparto più piccolo del capannone, dove c’era il forno crematorio, tagliava con una mannaia i cadaveri» (p. 177).

C’era dunque un locale, in una «baracca» o in un «capannone», diviso in due parti: in quella più grande era sistemato un magazzino, in quella più piccola si trovava il forno.

La piantina della Risiera durante l’occupazione nazista presentata fuori testo del Fölkel genera una confusione ancora maggiore. Dalla scala risulta che il «forno crematorio» (locale E) misurava all’incirca metri 10,5×9,5 ed aveva perciò una superficie di circa 99,75 metri quadrati. Siccome il locale era diviso in due parti, nella più piccola delle quali era istallato il forno, il locale di incinerazione aveva una superficie necessariamente inferiore a 50 metri quadrati. Come è possibile allora che il «forno crematorio» avesse una superficie di 300 metri quadrati?

Per quanto concerne la collocazione del forno, cioè del rogo, e assolutamente ridicolo che esso fosse stato costruito in un locale sotterraneo, senza contare che, in tale assurda eventualità, quand’anche fosse stato distrutto coll’esplosivo, sarebbero rimasti dei resti ben visibili: un locale sotterraneo di 300 metri quadrati non può sparire nel nulla. Eppure lo stato architettonico della Risiera è tale che si ignora persino dove fosse la ciminiera:

«”Oggi non sappiamo nemmeno dove esattamente sorgeva il camino” mi ha spiegato l’architetto Boico» (p. 143).

Anche una fossa di cremazione di 300 metri quadrati avrebbe lasciato nel secondo cortile della Risiera tracce  evidenti, che i Tedeschi non avrebbero potuto cancellare, perchè fuggirono subito dopo aver fatto saltare forno, garage e ciminiera (p. 31).

Dunque il forno non era situato né in un locale sotterraneo né in una fossa. Dov’era allora? Evidentemente in superficie. Ma collocare un forno di tal fatta, cioè un rogo, in una baracca o in un capannone accanto a un magazzino era certamente il modo migliore per far incendiare tutta la Risiera. Infatti la cremazione di un cadavere in un forno crematorio a combustione diretta richiede 100-150 kg di fascine (2). Ciò significa che per cremare cinquanta cadaveri in un forno aperto non tenendo conto della maggiore dispersione del calore sono necessari 50-75 quintali di fascine. È evidente che l’arsione di tale enorme quantità di legna in un locale così piccolo (meno di 50 metri quadrati) sarebbe stato un vero suicidio.

Bisogna inoltre notare la singolarità di questo forno, che, pur avendo una superficie di incinerazione di 300 metri quadrati, poteva cremare solo cinquanta cadaveri alla volta. Ciò significa che vi veniva collocato un cadavere ogni 6 metri quadrati! La capacità di cremazione indicata dal Boico dunque doppiamente ridicola.

Un altro, problema è quello relativo alla evacuazione del fumo. Dalla piantina precedentemente menzionata risulta che il «forno crematorio» era collegato al «camino» (la ciminiera della fabbrica) da un condotto lungo circa nove metri e mezzo. Come poteva essere evacuato il fumo senza un potente impianto di tiraggio (3)?

Conclusione

Del crematorio non si sa con certezza neppure dove  fosse istallato. Una cosa sola è certa: esso non poteva avere se mai è esistito le dimensioni, la capaciti di cremazione e la collocazione indicate dall’architetto Boico.

………

(1) Vedi ad esempio i documenti NO-4401, NO–445 e NO-4448 relativi al crematorio di Buchenwald. Il documento NO-4448 contiene la descrizione di «un forno crematorio Topf a doppia muffola riscaldato a olio o a coke con impianto di aria compressa e impianto di rafforzarnento del tiraggio». I forni della ditta «Topf und Söhne» erano istallati anche nei crernatori di Birkenau. Vedi le fotografie pubblicate in: KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne. Kraiowa Agencia Wydawnicza Warszawa 1980, pp. 64, 65, 66 e 162.

(2) Enciclopedia italiana, Roma 1949. vol. XI, voce Cremazione, p. 825

(3) I forni crematori della ditta Topf und Söhne erano forniti di un Saugzug-Anlage (impianto di tiraggio indotto): NO-4448. Vedi anche: KL Auschwitz. Fotografie dokumentalne, op. cit., p. 62: sezione trasversale nord-sud del crematorio II; al centro, accanto al camino, l’impianto di tiraggio indotto.

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