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185 – L’Olocausto: 36 domande e risposte

(il seguente testo è tratto da Olocausto: 36 domande e risposte)

  1. Quando si parla dell’Olocausto, a quale periodo della storia si fa riferimento?Il termine “Olocausto” si riferisce al periodo dal 30 Gennaio 1933, quando Hitler divenne Cancelliere della Germania, all’ 8 Maggio 1945 quando finì la guerra in Europa.
  2. Quanto ebrei furono assassinati durante l’Olocausto?Pur essendo impossibile accertare l’esatto numero di vittime ebree, le statistiche indicano che il totale fu di oltre 5.860.000 persone. La maggior parte degli storici generalmente accettano la cifra approssimativa di sei milioni.
  3. Quanti civili non-ebrei furono assassinati durante la Seconda Guerra Mondiale?
    E’ impossibile stabilire il numero esatto: tuttavia la cifra generalmente riconosciuta si aggira sui 5.000.000. Tra i gruppi assassinati e perseguitati dai nazisti e dai loro collaboratori, vi erano: zingari, serbi, membri dell’intellighenzia polacca, oppositori della resistenza di tutte le nazionalità, tedeschi oppositori del nazismo, omosessuali, testimoni di Geova, delinquenti abituali, slavi, malati di mente, disabili e “asociali”, come, ad esempio, mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti.
  4. Quali furono le comunità ebraiche che subirono perdite durante l’Olocausto?
    Tutte le comunità ebraiche dell’Europa occupata subirono perdite durante l’Olocausto. Le comunità ebraiche del Nord Africa furono perseguitate, però gli ebrei di questi paesi non furono deportati nei campi di sterminio, né assassinati sistematicamente.
  5. Quanti ebrei furono assassinati in ciascun paese e che percentuale della popolazione ebraica rappresentavano prima della guerra?
    Austria 50.000 — 27,0%
    Italia 7.680 — 17,3%
    Belgio 28.900 — 44.0%
    Lettonia 71.500 — 78,1%
    Boemia, Moravia 78.150 — 66,1%
    Lituania 143.000 — 85,1%
    Bulgaria 0 — 0.00%
    Lussemburgo 1.950 — 55,7%
    Danimarca 60 — 0.7%
    Paesi Bassi 100.000 — 71,4%
    Estonia 2.000 – 44,4%
    Finlandia 7 — 0,3%
    Polonia 3.000.000 — 90,9%
    Francia 77.320 – 22,1%
    Romania 287.000 — 47.1%
    Germania 141.500 — 25,0%
    Slovacchia 71.000 — 79,8%
    Grecia 67.000 — 86,6%
    Unione Sovietica 1.100.000 — 36,4%
    Ungheria 569.000 — 69,0%
    Jugoslavia 63.300 — 81,2%
    (Fonte: Enciclopedia dell’Olocausto)
  6. Che cos’è un campo di sterminio? Quanti ne esistevano? Dove erano ubicati?
    Un campo di sterminio (o di strage di massa) è un campo di concentramento con attrezzature speciali progettate per uccidere in forma sistematica. Esistevano sei campi di questo genere: Auschwitz-Birkenau, Belzec, Chelmno, Majdanek, Sobibor, Treblinka. Erano tutti situati in Polonia.
  7. Qual è il significato del termine “Soluzione Finale” e qual è la sua origine?
    Il termine “Soluzione Finale” (Endlösung) si riferisce al piano nazista di sterminare tutti gli ebrei d’Europa. Il termine fu usato alla Conferenza di Wannsee (Berlino, 20 Gennaio 1942) dove gli ufficiali tedeschi ne discussero la realizzazione.
  8. Quando ebbe inizio la “Soluzione Finale”?
    Mentre migliaia di Ebrei venivano uccisi dai Nazisti o morirono a causa delle misure discriminatorie adottate contro di loro durante i primi anni del Terzo Reich, lo sterminio sistematico degli Ebrei non ebbe inizio fino all’invasione, da parte della Germania, dell’Unione Sovietica nel Giugno 1941.
  9. Come definivano i Tedeschi un Ebreo?
    Il 14 Novembre 1935 i nazisti così definirono un “Ebreo”:

    • chiunque, con due nonni ebrei, appartenesse alla Comunità Ebraica al 15 Settembre 1935, o vi si fosse iscritto successivamente;
    • chiunque fosse sposato con un Ebreo o un’Ebrea al 15 settembre 1935 o successivamente a questa data;
    • chiunque discendesse da un matrimonio o da una relazione extraconiugale con un Ebreo al o dopo il 15 settembre 1935.
  10. Come trattavano i tedeschi coloro che avevano una parte di sangue ebreo ma non venivano classificati come ebrei?
    Coloro che non venivano classificati come Ebrei ma che avevano una parte di sangue Ebreo venivano classificati come Mischlinge (ibridi) ed erano divisi in due gruppi:

    1. Ibridi di primo grado — coloro che avevano due nonni Ebrei;
    2. Ibridi di secondo grado – coloro che avevano un nonno Ebreo.
    3. I Mischlinge venivano ufficialmente esclusi dal Partito Nazista e da tutte le organizzazioni del Partito (per esempio SA, SS, etc.). Benché venissero arruolati nell’esercito tedesco, non potevano conseguire il grado di ufficiali.. Era inoltre proibito loro di far parte dell’Amministrazione Pubblica e svolgere determinate professioni (In determinate circostanze questi divieti venivano annullati per singoli ibridi). Gli ufficiali nazisti presero in considerazione la possibilità di sterilizzare i Mischlinge, ma ciò non fu mai attuato. Durante la Seconda Guerra Mondiale, i Mischlinge di primo grado rinchiusi nei campi di concentramento furono deportati nei campi di sterminio.
  11. Quali furono le prime misure adottate dai nazisti contro gli ebrei?
    Le prime misure adottate contro gli Ebrei includevano:

    • 1 Aprile 1933: Il boicottaggio da parte dei nazisti dei negozi e delle imprese degli ebrei.
    • 7 Aprile 1933: La legge per la Riforma dell’Amministrazione Pubblica escluse da impieghi statali e universitari tutti i non-ariani (secondo la definizione dell’11 Aprile 1933, erano considerati tali tutti coloro che avevano un genitore o un nonno ebreo). Inizialmente, vennero fatte delle eccezioni: per chi già vi lavorava dall’Agosto del 1914, per i veterani tedeschi della Prima Guerra Mondiale e per coloro che avevano perso un padre o un figlio combattendo per la Germania o per i suoi alleati durante la Prima Guerra Mondiale.
    • 7 aprile 1933: La legge che regolamentava il permesso per l’esercizio della professione legale, proibiva l’ammissione alla professione forense degli avvocati discendenti da non-ariani. (Vi furono però alcune eccezioni nei casi sopra menzionati).
    • 22 Aprile 1933: Il decreto sui servizi sanitari riguardante il piano della salute pubblica negava il rimborso delle spese a quei pazienti che consultavano medici non-Ariani. Erano esclusi i medici Ebrei che erano veterani di guerra o che avevano sofferto a causa della guerra, erano esclusi.
    • 25 Aprile 1933: La legge stabilì che il numero degli ebrei iscritti alle scuole tedesche non poteva superare l’1,5% del corpo studentesco. Nelle comunità nelle quali gli ebrei costituivano più del 5% della popolazione, tale percentuale poteva raggiungere il 5%. Inizialmente vennero fatte eccezioni per i figli degli ebrei che erano veterani di guerra, non considerati come facenti parte del contingente ebreo. Nell’ambito dell’applicazione di questa legge, venivano considerati ebrei gli alunni non aventi ambedue i genitori ariani.
  12. I Nazisti pianificarono l’eccidio degli ebrei sin dall’inizio del loro regime?
    La risposta a questa domanda è estremamente difficile. Mentre Hitler faceva spesso riferimento allo sterminio degli ebrei, sia nei suoi primi scritti (Mein Kampf) sia nei vari discorsi pronunciati durante gli anni ’30, è quasi sicuro che i nazisti non avessero alcun piano operativo per l’annientamento sistematico degli Ebrei prima del 1941. La decisione dell’annientamento sistematico degli Ebrei fu presa, apparentemente, nella primavera del 1941 insieme alla decisione di invadere l’Unione Sovietica.
  13. Quando fu costruito il primo campo di concentramento e chi furono i primi detenuti?
    Il primo campo di concentramento, Dachau, fu aperto il 22 Marzo 1933. I primi reclusi del campo furono, fondamentalmente, prigionieri politici (per esempio Comunisti o socialdemocratici); criminali abituali; omosessuali; testimoni di Geova; e “asociali” (mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti). Vi erano inclusi anche scrittori, giornalisti, avvocati, industriali impopolari, e funzionari politici ebrei, considerati dai nazisti come “un problema”.
  14. Quali gruppi furono perseguitati dai nazisti in Germania per essere considerati nemici dello stato?
    Il Terzo Reich considerava nemici e quindi perseguitava Ebrei, Sinti e Rom, socialdemocratici, comunisti, dissidenti politici, oppositori del nazismo, testimoni di Geova, criminali abituali, e “asociali” (ad esempio mendicanti, vagabondi e venditori ambulanti), malati di mente e disabili. Ogni individuo che poteva essere considerato una minaccia per il nazismo correva il rischio di essere perseguitato.
  15. Quale fu la differenza tra la persecuzione degli ebrei e degli altri gruppi classificati dai nazisti come nemici del Terzo Reich?
    Gli Ebrei erano l’unico gruppo destinato ad un totale e sistematico annientamento. Per sottrarsi alla sentenza di morte imposta dai nazisti, gli ebrei potevano solamente abbandonare i territori europei controllati dai nazisti. Secondo il piano nazista, ogni singolo ebreo doveva essere ucciso. Nel caso di altri criminali o nemici del Terzo Reich, le loro famiglie non venivano coinvolte. Di conseguenza, se una persona veniva eliminata o inviata in un campo di concentramento, non necessariamente tutti i membri della sua famiglia subivano la stessa sorte. Inoltre, nella maggior parte delle situazioni, i nemici dei nazisti erano classificati come tali a causa delle loro attività o appartenenza politica (attività e/o opinioni modificabili). Gli ebrei, al contrario, venivano perseguitati in virtù della loro origine, indelebile.
  16. Perché gli ebrei furono scelti per essere sterminati?
    La spiegazione all’odio implacabile dei nazisti contro gli Ebrei consiste nella loro distorta visione del mondo che considerava la storia come una lotta razziale. Essi consideravano gli Ebrei una razza che aveva lo scopo di dominare il mondo e, quindi, rappresentava un ostacolo per il dominio Ariano. Secondo la loro opinione, la storia consisteva in uno scontro tra razze che sarebbe culminato con il trionfo della razza Ariana. Essi consideravano un loro preciso obbligo morale eliminare gli Ebrei, dai quali si sentivano minacciati. Inoltre, ai loro occhi, l’origine razziale degli Ebrei li identificava come i delinquenti abituali, irrimediabilmente corrotti e considerati inferiori, la cui riabilitazione era ritenuta impossibile.
    Non ci sono dubbi che ci furono altri fattori che contribuirono all’odio nazista contro gli ebrei e alla creazione di un’immagine distorta del popolo ebraico. Uno di questi fattori era la centenaria tradizione dell’antisemitismo cristiano che propagandava uno stereotipo negativo degli Ebrei ritenuti gli “assassini di Cristo”, inviati del diavolo, e praticanti di arti magiche. Altri fattori furono l’antisemitismo politico e razziale della seconda metà del XIX secolo e della prima parte del XX secolo, che considerava gli ebrei come una minaccia per la stabilità sociale. La combinazione di questi fattori scatenò la persecuzione e lo sterminio degli Ebrei da parte dei nazisti.
  17. Che cosa sapeva il popolo tedesco sulla persecuzione degli ebrei e degli altri nemici dei nazisti?
    Alcuni aspetti della persecuzione nazista degli ebrei e di altri oppositori erano di dominio pubblico in Germania: ad esempio, tutti sapevano del boicottaggio del 1° Aprile 1933 e conoscevano le Leggi di Aprile e le Leggi di Norimberga, poiché ad esse fu dato ampio risalto. Inoltre, i trasgressori venivano di norma puniti ed umiliati pubblicamente. Lo stesso accadde per i provvedimenti antiebraici successivi. Kristallnacht (La notte dei cristalli) fu un pogrom svoltosi davanti agli occhi dell’intera popolazione: le notizie sui campi di concentramento non venivano rese note, ma il popolo Tedesco era a conoscenza di molti fatti riguardanti il trattamento riservato ai detenuti, anche se era molto difficile ottenere informazioni dettagliate.Riguardo al perfezionamento della “Soluzione Finale” e alla eliminazione di altri elementi indesiderabili, la situazione era differente. I nazisti tentarono di tenere nascosti i loro crimini e, a questo scopo, adottarono delle misure preventive perché i loro piani non fossero divulgati; questo tentativo, comunque, riuscì loro solo in parte: ad esempio, le proteste ufficiali di vari ecclesiastici bloccarono il programma dell’eutanasia nell’agosto del 1941. Queste proteste furono ovviamente il risultato della conoscenza dell’uccisione di malati di mente e di disabili all’interno di apposite strutture.
    Per quanto concerne gli ebrei, era noto in tutta la Germania che essi erano spariti dopo essere stati deportati a est, sebbene gran parte della popolazione tedesca non sapesse con certezza che cosa fosse capitato agli ebrei. D’altra parte, c’erano migliaia e migliaia di Tedeschi che erano testimoni della “Soluzione Finale” e partecipavano al suo perfezionamento: ricordiamo, ad esempio, i membri delle SS, la Einsatzgruppen (unità assassine mobili speciali), le guardie dei campi di sterminio o dei campi di concentramento, la polizia dell’Europa occupata, o la Wehrmacht (esercito tedesco).
  18. Tutti i Tedeschi appoggiavano il piano di Hitler sulla persecuzione degli ebrei?
    Sebbene non tutta l’intera popolazione tedesca condividesse la persecuzione degli ebrei, non vi sono prove di contestazione su grande scala riguardo al trattamento loro riservato. Certamente ci furono tedeschi, comunque in minima percentuale, che si opposero al boicottaggio del 1° aprile 1933 acquistando di proposito nei negozi degli ebrei o aiutando gli stessi a fuggire e a nascondersi. Perfino alcuni fra gli oppositori di Hitler appoggiavano la politica antiebraica. Per quanto riguarda il clero, il preposto del capitolo Bernhard Lichtenberg di Berlino pregava ogni giorno per gli ebrei in pubblico e, per questo, fu internato in un campo di concentramento: altri preti furono deportati per essersi rifiutati di collaborare con i nazisti, ma la maggior parte del clero aderiva alle leggi contro gli Ebrei Tedeschi e non protestava apertamente.
  19. Gli abitanti dell’Europa occupata conoscevano i piani dei nazisti sugli ebrei? Come si ponevano di fronte a questo problema? Cooperavano con i nazisti e contro gli ebrei?
    Le posizioni della popolazione locale rispetto alla persecuzione e all’annientamento degli ebrei variavano dall’entusiasta collaborazione con i nazisti fino all’aiuto attivo offerto agli Ebrei. E’ per questo motivo che non si può generalizzare. Inoltre, la situazione era diversa per ogni paese. Nell’Europa Orientale, specialmente in Polonia, Russia e negli Stati Baltici (Estonia, Lettonia e Lituania) si sapeva molto di più sulla “Soluzione Finale” poiché veniva attuata in queste zone. In altri posti, la popolazione locale conosceva meno dettagli della “Soluzione Finale”.

    In tutti i paesi occupati dai nazisti, ad eccezione della Danimarca e della Bulgaria, molti volevano cooperare allo sterminio degli ebrei. Questo accadeva in modo particolare nell’Europa Orientale, dove esisteva una grande tradizione di acceso antisemitismo, e dove molti gruppi etnici, che erano sotto il dominio sovietico (lettoni, lituani e ucraini), nutrivano la speranza che i tedeschi avrebbero loro restituito l’indipendenza. In diversi paesi europei esistevano movimenti fascisti locali che si allearono con i nazisti e parteciparono alle azioni antiebraiche: ad esempio, la “Guardia di Ferro” in Romania e La “Guardia Hlinka” in Slovacchia. Per contro, in tutti i paesi europei vi furono persone coraggiose che rischiarono la propria vita per salvare gli ebrei. In vari paesi ci furono gruppi che aiutarono gli ebrei, per esempio, il gruppo Joop Westerweel in Olanda, il Zegota in Polonia e il movimento clandestino Assisi in Italia.

  20. Gli Alleati e gli abitanti del Mondo Libero erano a conoscenza di quello che stava succedendo in Europa?
    I vari provvedimenti adottati dai nazisti prima della “Soluzione Finale” vennero resi pubblici attraverso la stampa. I corrispondenti stranieri scrivevano sulle più importanti azioni naziste antiebraiche svoltesi in Germania, Austria e Cecoslovacchia prima della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’inizio della guerra, divenne più difficile ottenere informazioni; ciò nonostante, vennero pubblicati alcuni rapporti sulla destinazione degli ebrei. In questo modo, anche se i nazisti non divulgarono dati riguardanti la “Soluzione Finale”, iniziarono a filtrare informazioni anche in occidente a meno di un anno dall’inizio dello sterminio sistematico degli ebrei. La prima notizia sul piano programmato per lo sterminio di massa degli ebrei trapelò dalla Polonia da parte della Bund (una organizzazione politica socialista ebraica) e giunse in Inghilterra nella primavera del 1942. I dettagli su tale informazione furono forniti agli Alleati da fonti vaticane e attraverso informatori svizzeri e del movimento clandestino polacco (Jan Karski, emissario di questo movimento, si incontrò personalmente con Franklin Roosevelt e con il Ministro degli Esteri della Gran Bretagna Anthony Eden). In seguito, verso la fine di novembre del 1942, il governo degli Stati Uniti inviò alle personalità ebraiche la conferma delle informazioni. Dette informazioni furono pubblicate immediatamente. Malgrado l’incompletezza e l’imprecisione dei dettagli, gli Alleati vennero quasi in breve tempo a conoscenza delle azioni perpetrate dai nazisti contro gli ebrei.
  21. Quale fu la risposta degli Alleati alla persecuzione degli ebrei? Avrebbero potuto fare qualcosa per aiutarli?
    La reazione degli Alleati alla persecuzione e allo sterminio degli ebrei in Europa non fu quella auspicata. Solo all’inizio di gennaio del 1944 venne creata un’agenzia – il Comitato per i Rifugiati di Guerra – allo scopo di salvare le vittime della persecuzione nazista. Prima di questa data poco fu fatto al riguardo. Il 17 dicembre del 1942, gli alleati pubblicarono una dichiarazione nella quale condannavano le atrocità commesse dai nazisti contro gli ebrei e che rimase l’unica formulata prima del 1944.Va detto anche che non fu effettuato alcun tentativo di invitare la popolazione locale europea ad astenersi dal collaborare con i nazisti nello sterminio sistematico degli ebrei. Inoltre, dopo l’istituzione del Comitato per i rifugiati di guerra e varie azioni di liberazione, gli Alleati, perfettamente al corrente della sua esistenza e scopo, si rifiutarono di bombardare il campo di sterminio di Auschwitz e/o le linee ferroviarie che vi arrivavano malgrado, all’epoca, i loro bombardieri distruggessero le fabbriche attigue al campo.
    Non fu neanche adottato alcun provvedimento in merito al problema dei rifugiati. Decine di migliaia di ebrei cercarono di entrare negli Stati Uniti, ma inutilmente, data la severa politica di immigrazione Statunitense. Benché di numero esiguo, i visti spesso non venivano concessi nonostante la richiesta fosse di gran lunga superiore al numero dei posti disponibili. Le conferenze che ebbero luogo ad Evian in Francia (1938) e alle Bermuda (1943) per risolvere il problema dei rifugiati non contribuirono certo a trovare una soluzione al problema. Alla prima conferenza, ai paesi invitati da Stati Uniti e Gran Bretagna fu riferito che a nessun paese si sarebbe potuto chiedere di cambiare le proprie leggi sull’immigrazione. Inoltre, i britannici accettarono di partecipare solo se l’argomento Palestina non fosse stato all’ordine del giorno. Nelle Bermuda i delegati non parlarono del destino di coloro che erano rimasti nelle mani dei Nazisti, ma piuttosto di coloro che erano riusciti a fuggire in paesi neutrali. Misure pratiche che avrebbero potuto aiutare a liberare gli ebrei sarebbero state:

    1. Permesso per la temporanea ammissione dei rifugiati.
    2. Flessibilità dei severi requisiti d’ingresso.
    3. Reiterati ed inequivocabili avvertimenti alla Germania e alle popolazioni di tutta l’Europa sulla responsabilità – senza alcuna eccezione – che avrebbero avuto tutti coloro i quali avessero partecipato allo sterminio degli ebrei.
    4. Bombardamento del campo di sterminio di Auschwitz.
  22. Chi furono i “Giusti delle Nazioni”?
    I “Giusti delle Nazioni” o i “Giusti Gentili” sono persone non ebree che aiutarono gli Ebrei durante l’Olocausto. Ci furono “Giusti delle Nazioni” in tutti i paesi occupati dai nazisti o ad essi alleati, e le loro azioni spesso condussero alla salvezza di vite ebree. Yad Vashem, l’Ente Nazionale Israeliano per la memoria dell’Olocausto, conferisce onorificenze speciali a queste persone. Ad oggi, dopo un attento esame di ogni singolo caso, Yad Vashem ha riconosciuto circa 10.000 “Giusti Gentili” classificandoli in tre diverse categorie. Il paese con il più alto numero di “Giusti Gentili” è la Polonia. Il paese con la più alta percentuale (pro-capite) è l’Olanda. La cifra di 10.000 è molto distante dal reale numero di soccorritori, perché molti casi restarono sconosciuti, essendo morti coloro i quali ricevettero un aiuto. Inoltre, questa cifra comprende solamente coloro che realmente rischiarono le loro vite per salvare gli ebrei e non coloro i quali offrirono un semplice aiuto.
  23. Gli ebrei del “Mondo Libero” erano al corrente che gli ebrei d’Europa erano perseguitati e sterminati? Se sì, quale fu la loro reazione?
    Le notizie sulla persecuzione e sullo sterminio degli ebrei d’Europa vennero date in due fasi distinte. Le misure prese dai nazisti prima della “Soluzione Finale” vennero prese agli occhi di tutti e pubblicate su tutti i giornali. I corrispondenti stranieri riferirono sulle azioni antiebraiche condotte dai nazisti in Germania, Austria e Cecoslovacchia prima della Seconda Guerra Mondiale. Dopo l’inizio della guerra, ottenere informazioni diventò sempre più difficile, malgrado ciò, vennero pubblicate delle notizie riguardanti il destino degli ebrei.La “Soluzione Finale” non fu pubblicizzata apertamente dai nazisti, e questo impedì che l’informazione raggiungesse rapidamente il “Mondo Libero”. Nondimeno, fino al dicembre 1942, le notizie degli stermini di massa e del piano di annientamento degli ebrei d’Europa furono pubblicate sulla stampa ebraica.
    Anche la reazione degli ebrei del “Mondo Libero” deve essere divisa in due periodi, prima e dopo la pubblicazione dell’informazione relativa alla “Soluzione Finale”. Gli sforzi compiuti durante i primi anni del regime nazista si concentrano sul come facilitare l’emigrazione dalla Germania (anche se all’inizio ci fu chi si oppose all’emigrazione come possibile soluzione) e sul come combattere l’antisemitismo tedesco. Sfortunatamente, la discordanza dei pareri e la conseguente mancanza di unanimità penalizzò e ostacolò la realizzazione di tali obiettivi. Inoltre, pochissime personalità ebraiche si resero effettivamente conto dell’enormità del pericolo. Dopo la pubblicazione delle notizie sulla “Soluzione Finale” furono effettuati alcuni tentativi per intraprendere azioni di liberazione, con la mediazione di stati neutrali, allo scopo di portare aiuto agli ebrei che si trovavano sotto il dominio nazista. Questi tentativi, certamente inadeguati, furono ulteriormente ostacolati dalla mancanza di assistenza e dall’ostruzionismo dei canali governativi. Ulteriori tentativi per ottenere l’unità interna, durante questo periodo, fallirono.
  24. Gli ebrei d’Europa avevano capito ciò che sarebbe accaduto loro?
    Per quanto riguarda la conoscenza della “Soluzione Finale” da parte delle vittime potenziali, bisogna fare alcune considerazioni. In primo luogo, i nazisti tentarono di occultare la “Soluzione Finale”. Fu fatto ogni tentativo per ingannare le vittime, e quindi, prevenire o minimizzare qualsiasi resistenza. Ai deportati veniva detto che sarebbero stati “trasferiti” e questa notizia li portava a ritenere che le condizioni “nell’est” (dove venivano inviati) sarebbero state migliori di quelle dei ghetti. All’arrivo in alcuni campi di concentramento, i deportati erano costretti a scrivere alle loro famiglie descrivendo le meravigliose condizioni che avevano trovato nelle loro nuove residenze. I tedeschi fecero il possibile per mantenere la segretezza. Inoltre, il fatto che esseri umani – e ancor meno tedeschi civilizzati – potessero costruire campi con attrezzature speciali per mettere in atto uno sterminio di massa risultava inconcepibile in quei tempi. Poiché le truppe tedesche liberarono gli ebrei dallo Zar durante la Prima Guerra Mondiale, i tedeschi venivano considerati da molti ebrei come un popolo civile e liberale. Coloro che erano riusciti a sfuggire e che fecero ritorno ai ghetti, spesso non furono creduti quando raccontarono le loro esperienze. Persino gli ebrei che avevano sentito parlare dei campi ebbero difficoltà a credere ai reati che i tedeschi stavano commettendo in quei luoghi. Ogni comunità ebraica in Europa era quasi completamente isolata e i luoghi in cui poter ottenere notizie erano perciò rari. Quindi non c’è dubbio che molti ebrei europei non fossero a conoscenza della “Soluzione Finale”, fatto questo corroborato dalla documentazione tedesca e dalle testimonianze dei sopravvissuti.
  25. Quanti ebrei furono in grado di fuggire dall’Europa prima dell’Olocausto?
    E’ difficile determinare con esattezza il numero di ebrei che riuscirono a fuggire dall’Europa prima della Seconda Guerra Mondiale, poiché le statistiche a disposizione sono incomplete. Dal 1933 al 1939, 355.278 ebrei tedeschi e austriaci abbandonarono le loro case (alcuni emigrarono verso i paesi che successivamente furono occupati dai tedeschi). Nello stesso periodo, 80.860 ebrei polacchi emigrarono in Palestina e 51.747 ebrei europei si rifugiarono in Argentina, Brasile e Uruguay. Negli anni 1938-1939, circa 35.000 ebrei emigrarono dalla Boemia e Moravia (Cecoslovacchia). Shanghai, l’unico posto al mondo dove non era necessario il visto di ingresso accolse circa 20.000 ebrei europei (la maggior parte di origine tedesca) i quali abbandonarono la loro patria. Le cifre dell’immigrazione relative ai paesi dove si rifugiarono durante questo periodo non sono disponibili: inoltre, molti paesi non hanno provveduto alla compilazione delle statistiche di immigrazione per gruppi etnici. Per questo motivo, risulta impossibile stabilire il numero esatto dei rifugiati ebrei.
  26. Quali furono gli sforzi fatti per salvare gli ebrei che volevano fuggire dalla Germania prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale?
    Varie organizzazioni cercarono di facilitare l’immigrazione degli ebrei (e dei non-ebrei ma perseguitati come tali) dalla Germania: le più attive furono: la Jewish Agency for Palestine, l’American Jewish Joint Distribution Committee, il HICEM, il Central British Fund for German Jewry, il Reichsvertretung der Deutschen Juden ed altri gruppi non ebraici, come l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati – ebrei e non ebrei – provenienti dalla Germania, e l’American Friends Service Committee. Tra i programmi elaborati c’era il “Accordo di Trasferimento” stipulato fra l’Agenzia Ebraica ed il Governo Tedesco in base al quale agli immigranti in Palestina era permesso trasferirvi i propri fondi ed importarvi la merce Tedesca. Altri sforzi furono indirizzati alla riqualificazione di possibili emigranti, al fine di aumentare il numero delle persone che potevano ottenere i visti, dal momento che alcuni paesi negavano l’ingresso di membri appartenenti a determinate categorie professionali. Altri gruppi tentarono di aiutare gli ebrei negli iter riguardanti la selezione dei candidati per l’immigrazione, il trasporto dei rifugiati, l’aiuto nell’integrazione dell’immigrante, ecc.
    Alcuni gruppi cercarono di incrementare l’immigrazione avvalendosi dell’aiuto di governi e organizzazioni internazionali per l’ottenimento di asilo politico. La Lega delle Nazioni costituì un organizzazione per l’aiuto ai rifugiati, ma il risultato fu alquanto limitato a causa di mancanza di potere politico e fondi adeguati.Nel 1938, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna convocarono una conferenza ad Evian, Francia, per cercare una soluzione adatta al problema dei rifugiati. Ad eccezione della Repubblica Dominicana, le nazioni riunite rifiutarono di cambiare le loro severe regole sull’immigrazione che contribuivano ad impedire un’immigrazione di massa.
    Nel 1939, il Comitato Intergovernativo dei Rifugiati, costituito durante la Conferenza di Evian, dette inizio ai negoziati con gli ufficiali tedeschi al fine di stabilire un accordo per lo spostamento di un’ingente quantità di ebrei tedeschi. Questi negoziati però naufragarono. Nel Luglio del 1934 vennero realizzate operazioni per l’ingresso illegale di immigranti ebrei in Palestina; in seguito vennero sospese fino al luglio del 1938. Gli sforzi furono compiuti su grande scala dal Mosad le-Aliya Bet, da Revisionisti Sionisti e da gruppi privati. Si cercò anche, ottenendo peraltro alcuni risultati positivi, di facilitare l’ingresso illegale di rifugiati in vari paesi dell’America Latina.
  27. Perché furono così pochi gli esuli che poterono fuggire dall’Europa prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale?
    La ragione principale del numero relativamente basso dei rifugiati che abbandonarono l’Europa prima della Seconda Guerra Mondiale consisteva nelle severe politiche sull’immigrazione adottate dai possibili paesi ospiti. Negli Stati Uniti, per esempio, il numero di immigranti era limitato a 153.744 per anno, diviso secondo il paese di origine. Tuttavia i requisiti di ingresso erano così severi da far sì che i posti disponibili spesso non fossero assegnati. Gli schemi per facilitare l’immigrazione, oltre al numero di posti disponibili, non si concretizzavano mai, poiché la maggior parte del popolo americano si opponeva fermamente all’ingresso di ulteriore rifugiati. Altri paesi, in particolare quelli Latino Americani, adottarono politiche sull’immigrazione simili o persino più restrittive, impedendo così l’accesso a possibili immigranti provenienti dal Terzo Reich.La Gran Bretagna, in certo qual modo più liberale degli Stati Uniti rispetto al problema dell’ingresso degli immigranti, adottò misure restrittive al fine di limitare l’immigrazione degli ebrei in Palestina. Nel Maggio 1939, i britannici, pubblicarono il “Foglio Bianco”, consentendo a soli 75.000 immigranti ebrei di ottenere il visto di ingresso in Palestina per i cinque anni successivi (10.000 all’anno e altri 25.000). Questa decisione impedì a centinaia di migliaia di ebrei di fuggire dall’Europa.I paesi con maggiori possibilità di accoglienza di rifugiati ne rifiutarono sistematicamente l’ingresso. Malgrado una soluzione al problema dei rifugiati fosse all’ordine del giorno della Conferenza di Evian, solamente la Repubblica Dominicana approvò l’immigrazione su grande scala. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna proposero di scegliere delle località di accoglienza nelle aree sottosviluppate (per esempio: Guyana, già Guyana Inglese e le Filippine) che, tuttavia, non si rivelarono alternative adeguate.Bisognava considerare i seguenti fattori importanti: durante il periodo prebellico – durante il quale non esistevano ancora programmi di sterminio degli ebrei – i tedeschi appoggiarono perfino l’emigrazione ebraica. L’obiettivo era di indurli ad andarsene, all’occorrenza con l’uso della forza. E’ importante riconoscere l’attitudine degli ebrei tedeschi. Mentre molti ebrei tedeschi inizialmente erano contrari all’emigrazione, dopo la Kristallnacht (La notte dei cristalli, 9-10 Novembre 1938), la maggior parte tentò di farlo. Se ci fossero stati più luoghi a disposizione, certamente sarebbe emigrato un maggior numero di ebrei..
  28. Quale fu l’obiettivo finale di Hitler nello scatenare la Seconda Guerra Mondiale?
    Lo scopo finale di Hitler era di creare un impero ariano dalla Germania agli Urali. Egli considerava quest’area il territorio naturale del popolo tedesco, un’area alla quale credeva di avere diritto per legge, il Lebensraum (spazio vitale) di cui la Germania aveva necessariamente bisogno per ampliare le aree agricole che Hitler riteneva essenziali per la razza ariana, al fine di preservarla ed assicurarne il dominio. Certamente Hitler sapeva che, scatenando la guerra nell’Est, i nazisti avrebbero affrontato gravi problemi razziali in vista della composizione della popolazione esistente nelle aree Orientali.I nazisti avevano quindi elaborato dei piani per soggiogare gli slavi, i quali sarebbero stati ridotti allo stato di schiavitù e avrebbero costituito mano d’opera a buon mercato per i contadini ariani: gli appartenenti ad un ceto sociale più elevato sarebbero, invece, stati condotti in Germania e allevati come ariani.
    Nella mente di Hitler, la “soluzione al problema ebraico” era legata alla conquista dei territori orientali. In queste aree c’era una cospicua presenza ebraica che richiedeva, quindi, un “trattamento” specifico. Ancora non era operativo alcun piano di sterminio di massa, ma a Hitler sembrava già chiara la necessità di trovare una soluzione adeguata: si parlava anche di creare una riserva ebraica o in Madagascar o vicino a Lublino in Polonia. Quando prese la decisione finale di invadere l’Unione Sovietica, Hitler dette anche istruzioni per dare inizio alla “Soluzione Finale”, lo sterminio sistematico degli ebrei europei.
  29. In Germania, esisteva una qualsiasi opposizione al nazismo?
    Durante tutto il Terzo Reich, ci furono vari gruppi di opposizione al regime e a certe politiche naziste che si organizzarono in diversi periodi e con vari obiettivi e metodi.
    Fin dall’inizio, gruppi politici di sinistra e un numero imprecisato di conservatori delusi si posero all’opposizione; in seguito si unirono ad essi gruppi ecclesiastici, funzionari del governo, studenti e impresari. Quando le sorti della guerra si capovolsero, anche i militari ebbero un ruolo attivo nell’opposizione a Hitler: tuttavia, in Germania, non vi fu mai un movimento di resistenza unificato.
  30. Gli ebrei cercarono di lottare contro i nazisti? In che misura questi sforzi ebbero successo?
    Malgrado le difficili condizioni di vita degli ebrei nell’Europa occupata dai nazisti, molti di essi presero parte alla resistenza armata. Le attività connesse alla resistenza possono dividersi in tre gruppi principali: · rivolta nei ghetti, · resistenza nei campi di concentramento e di stermini, Lotte partigiane.A parte la rivolta del ghetto di Varsavia, che durò circa cinque settimane a partire dal 19 Aprile del 1943 e che rappresenta indubbiamente l’esempio più conosciuto della resistenza armata ebraica, vi furono molte altre rivolte nei ghetti. Anche se le condizioni nei campi di sterminio, concentramento e lavoro erano terribili, i deportati ebrei continuarono a lottare: Treblinka (2 agosto 1943), Babi Yar (29 settembre 1943), Sobibor (14 ottobre 1943), Janowska (19 novembre 1943) e Auschwitz (7 ottobre 1944).
    I gruppi partigiani ebraici operarono in varie zone fra cui Baranovichi, Minsk, il bosco di Naliboki e Vilna: le operazioni della resistenza armata ebraica non furono molteplici e sicuramente non determinanti ai fini della sconfitta della Germania nazista; pur tuttavia, tramite questi atti di resistenza, si riuscì a liberare un gran numero di ebrei e vittime del nazismo, causando un danno incalcolabile alla proprietà e all’orgoglio tedesco.
  31. Che cos’era la Judenrat?
    La Judenrat era il Consiglio degli ebrei, nominato dai nazisti in ogni comunità ebraica o ghetto. In conformità con i principi espressi da Reinhard Heydrich delle SS il 21 settembre del 1939 si sarebbe dovuto istituire una Judenrat in tutte le zone di concentramento di ebrei nelle regioni occupate della Polonia. Le Judenrat, presiedute da importanti capi della comunità ebraica, si occupavano dell’applicazione dei decreti nazisti diretti contro gli ebrei e della amministrazione degli affari riguardanti la stessa comunità. Queste funzioni la collocavano in una posizione di grande responsabilità ma fortemente polemica e molta parte del suo operato continua ad essere tema di discussione fra gli storici. Benché non esistano obiezioni contro gli scopi dei Dirigenti dei Consigli, se ne mettono in discussione i metodi e le strategie adottati per raggiungerli. Fra i più controversi citiamo Mordechai Rumkowski a Lodz e Jacob Gens a Vilna; ambedue giustificarono il sacrificio di alcuni ebrei che salvò la vita di altri. Il più delle volte i capi e i membri della Judenrat erano guidati da un senso di responsabilità civica ma mancavano del potere e dei mezzi necessari per opporsi ai piani nazisti di sterminio degli ebrei.
  32. Le organizzazioni internazionali, come la Croce Rossa, aiutarono le vittime della persecuzione nazista?
    Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Croce Rossa Internazionale (C.R.I.) fece ben poco per aiutare le vittime ebraiche della persecuzione nazista. Le sue attività possono essere divise in tre periodi:

    • Settembre 1939 – giugno 1941:
      la Croce Rossa si limitò ad inviare scatole di alimenti a indigenti nell’Europa occupata. Le scatole venivano distribuite secondo le regole della Croce Rossa Tedesca. Durante questo periodo, la Croce Rossa Internazionale accettò l’argomentazione tedesca secondo la quale gli abitanti dei ghetti e dei campi rappresentavano una minaccia per il Reich, per cui non era permesso loro ricevere aiuto dalla Croce Rossa Internazionale.
    • giugno 1941 – estate del 1944:
      malgrado le numerose richieste da parte delle organizzazioni ebraiche, la Croce Rossa Internazionale rifiutò di protestare pubblicamente contro lo sterminio di massa di ebrei e non ebrei nei campi e di intervenire in loro difesa. Sosteneva che qualsiasi azione pubblica che difendesse coloro che si trovavano sotto il dominio nazista, con il tempo avrebbe penalizzato il suo benessere. Nello stesso tempo la Croce Rossa Internazionale cercava di inviare scatole di alimenti alle persone di cui conosceva il domicilio.
    • Estate 1944 – maggio 1945:
      dopo proteste di eminenti personalità, quali il Presidente Franklin Roosevelt ed il re di Svezia, la Croce Rossa Internazionale si rivolse a Miklos Horthy, reggente d’Ungheria, perché fermasse la deportazione degli ebrei ungheresi.

    La CRI insistette affinché le permettessero di visitare i campi di concentramento e una delegazione fu autorizzata a visitare il “ghetto modello” di Terezin (Theresienstadt). La richiesta della CRI era la conseguenza delle informazioni ricevute sulle terribili condizioni di vita nei campi.

    La CRI chiese il permesso di investigare sulla situazione, ma i tedeschi le consentirono la visita nei campi solo nove mesi dopo la presentazione della richiesta. Questo ritardo diede ai nazisti il tempo necessario per completare un programma di “abbellimento”, elaborato allo scopo di ingannare la delegazione e farle credere che le condizioni a Terezin erano abbastanza buone e che consentivano ai deportati di vivere la loro vita con relativa tranquillità.
    Alla visita che ebbe luogo il 23 luglio 1944, fece seguito una relazione favorevole su Terezin diretta ai membri della CRI. Le organizzazioni ebraiche protestarono vigorosamente, esigendo che altre delegazioni visitassero i campi. Il permesso per effettuare questa visita non fu accordato che poco prima della fine della guerra. In realtà, successivamente, la maggior parte dei prigionieri fu deportata ad Auschwitz e lì uccisa.

  33. Come venivano trattati gli ebrei dai giapponesi e dagli italiani, alleati dei tedeschi, nelle terre da loro occupate?
    Né gli italiani né i giapponesi, ambedue alleati della Germania durante al Seconda Guerra Mondiale, cooperarono alla “Soluzione Finale”. Anche se gli italiani, di fronte alle richieste tedesche, emisero leggi discriminatorie contro la comunità ebraica italiana, il governo di Mussolini negò la partecipazione alla “Soluzione Finale” e mantenne ferma la sua posizione, contraria alla deportazione dei residenti ebrei. Inoltre, nelle zone da loro occupate in Francia, Grecia e nella ex Jugoslavia, gli italiani proteggevano gli ebrei e non permisero la loro deportazione. Tuttavia, quando i tedeschi rovesciarono il governo di Badoglio nel 1943, gli ebrei in Italia, così come quelli che si trovavano sotto la protezione italiana nelle zone occupate, furono sottoposti alla “Soluzione Finale”.Anche i giapponesi furono relativamente tolleranti con gli ebrei nel loro paese e nelle zone da loro occupate. Contro la pressione esercitata dagli alleati tedeschi affinché adottassero misure severe contro la comunità ebraica, i giapponesi opposero un rifiuto. Fino alla primavera del 1941 permisero ai rifugiati di entrare in Giappone, e gli ebrei della Cina occupata dai giapponesi ricevettero un buon trattamento: nell’estate e nell’autunno del 1941, i rifugiati dal Giappone furono trasferiti a Shanghai, ma furono prese misure contro di loro solo all’inizio del 1943, quando furono trasferiti nel Ghetto di Hongkew. Le condizioni di vita erano lungi dall’essere soddisfacenti, ma sicuramente migliori rispetto ai ghetti posti sotto l’occupazione nazista.
  34. Qual era la posizione delle chiese rispetto alla persecuzione degli Ebrei? Il Papa parlò mai contro i nazisti?
    Quando i nazisti salirono al governo, il capo della Chiesa Cattolica era il Papa Pio XI. Anche se dichiarò che i miti di “razza” e “sangue” erano contrari all’educazione cristiana (in un’enciclica del marzo 1937), non menzionò e tanto meno criticò l’antisemitismo. Il suo successore, Pio XII (il Cardinale Pacelli) era un filo-tedesco che si mantenne neutrale durante il corso della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene il Vaticano fosse a conoscenza, già nel 1942, dello sterminio degli ebrei nei campi di concentramento, le uniche dichiarazioni pubbliche del Papa non andavano al di là delle condoglianze per le vittime dell’ingiustizia e richiamavano ad una condotta di guerra più umana.Sebbene non ci fossero risposte da parte del Papa Pio XII, vari nunzi apostolici svolsero importanti ruoli nelle operazioni di liberazione, specialmente i nunzi dell’Ungheria, Romania, Cecoslovacchia e Turchia. Non era molto chiaro in quale modo operassero dietro istruzioni del Vaticano. In Germania la Chiesa Cattolica non si oppose alla campagna antisemita nazista. La Chiesa fornì alle autorità naziste i registri che consentirono di rintracciare persone di origine ebraica, e si limitò ad aiutare i cattolici non-Ariani. Sebbene i sacerdoti cattolici protestassero contro il programma nazista dell’eutanasia, pochi, fra cui Bernard Lichtenberg, si pronunciarono contro lo sterminio degli ebrei.

    Nell’Europa Occidentale, il clero cattolico si pronunciò pubblicamente contro la persecuzione degli ebrei e collaborò attivamente alla loro liberazione. In Europa Orientale, invece, la gran parte del clero cattolico si mostrò meno disponibile ad offrire il proprio aiuto. Il Dr. Jozef Tiso, capo dello stato della Slovacchia e sacerdote cattolico, cooperò attivamente con i tedeschi alla pari di molti altri sacerdoti cattolici.

    La Chiesta Protestante e quella Ortodossa Orientale reagirono in maniera differente. In Germania, per esempio, nella chiesa protestante c’erano coloro che appoggiavano i nazisti e rispettavano la legislazione antiebraica e inoltre proibivano ai cristiani di origine ebraica di esserne membri. La Chiesa Confessori del pastore Martin Niemoller difese i diritti dei suoi cristiani di origine ebraica ma non protestò pubblicamente contro le sue persecuzioni né condannò le misure prese contro gli ebrei, tranne che in un memorandum inviato a Hitler nel maggio del 1936.
    Nei vari paesi dell’Europa occupata la posizione delle chiese protestanti era differente. In Danimarca, Francia, Olanda e Norvegia le chiese locali e/o gli ecclesiastici più eminenti protestarono pubblicamente contro la deportazione degli ebrei. In altri paesi (Bulgaria, Grecia e la ex-Jugoslavia), i capi delle chiese ortodosse intervennero, in favore della comunità ebraica, intraprendendo azioni che, in alcuni casi, condussero alla liberazione di un gran numero di ebrei.

  35. Quanti criminali nazisti ci furono? Quanti furono processati?
    Non si conosce il numero esatto dei criminali nazisti, perché la documentazione disponibile è incompleta. Gli stessi nazisti distrussero una grande quantità di documenti compromettenti che avrebbero consentito di accusare e processare molti criminali. Tra i colpevoli di crimini di guerra erano inclusi non solo coloro che iniziarono, progettarono e diressero le operazioni di sterminio, ma anche quelli che furono a conoscenza dello sterminio degli ebrei europei, che lo approvarono o che vi parteciparono in forma passiva.Tra quelli che realmente adottarono la “Soluzione Finale” ci sono i capi della Germania nazista, i capi del partito nazista e l’Ufficio Principale della Sicurezza del Reich. Sono inclusi inoltre centinaia di migliaia di membri della Gestapo, le SS, le Einsatzgruppen, la polizia e le forze armate, nonché tutti i burocrati coinvolti nella persecuzione e nello sterminio della comunità ebraica europea. Ci furono migliaia di persone in tutta l’Europa occupata che cooperarono con i nazisti nell’uccisione di ebrei e di altri civili innocenti.Non ci sono statistiche complete che possano quantificare il numero dei criminali portati in giudizio, tuttavia il loro numero è molto minore rispetto a quello delle persone coinvolte nella “Soluzione Finale”. I capi del Terzo Reich catturati dagli Alleati furono processati dal Tribunale Militare Internazionale di Norimberga tra il 20 novembre del 1945 e il 1° ottobre del 1946. Successivamente, le forze di occupazione alleate continuarono a processare i nazisti; i processi più importanti si svolsero nella zona statunitense (i Processi del dopo Norimberga). In totale tra il 1945 e il 1949 nelle zone statunitensi, britanniche e francesi, furono condannati 5.025 criminali nazisti oltre ad un numero indeterminato di persone che furono processate nella ex-zona sovietica. La stessa Commissione dei Crimini di Guerra delle Nazioni Unite stilò una lista di criminali di guerra che in seguito furono processati dai tribunali dei paesi alleati e dai paesi che durante la guerra si trovavano sotto l’occupazione nazista. Questi ultimi effettuarono innumerevoli processi in relazione ai crimini commessi nel proprio territorio. I tribunali, come ad esempio quello polacco, processarono circa 40.000 persone. In totale, furono circa 80.000 i tedeschi condannati per aver commesso crimini contro l’umanità, mentre il numero dei collaboratori supera varie decine di migliaia. Molta importanza assume anche l’opera e la partecipazione di Simon Wiesenthal, la cui attività condusse alla cattura di più di mille criminali nazisti.
    I tribunali della Germania iniziarono a lavorare, in alcuni casi, già nel 1945. Fino al 1969, quasi 80.000 tedeschi furono interrogati e per oltre 6.000 furono emesse condanne. Nel 1958, l’ex-Repubblica Federale di Germania (RFG, ex Germania Occidentale) costituì un’agenzia speciale a Ludwigsburg per collaborare alle indagini dei crimini commessi dai tedeschi fuori dalla Germania. Questa agenzia, sin dalla sua creazione, partecipò a cento indagini importanti. Una considerazione importante sui giudizi dei criminali di guerra nella RFG (come in Austria) riguarda l’eccessiva clemenza, non commisurata all’entità dei crimini commessi. Vennero inoltre svolti dei processi nella ex-Repubblica Democratica di Germania (RDT; ex Germania Orientale), dei quali non esistono statistiche dalle quali si possa evincere il numero di condanne o l’emissione delle sentenze.
  36. Che cosa erano i Processi di Norimberga?
    Il termine “Processi di Norimberga” si riferisce all’insieme dei processi dei criminali di guerra nazisti che si svolsero alla fine della guerra. I primi processi si svolsero tra il 20 novembre 1945 e il 1° ottobre 1946, di fronte al Tribunale Militare Internazionale (TMI), composto da rappresentanti della Francia, Gran Bretagna, ex-Unione Sovietica e Stati Uniti. In essi venivano processati i capi politici, militari e amministrativi del Terzo Reich catturati dagli Alleati. Tra gli imputati c’erano: Goring, Rosenberg, Streicher, Kaltenbrunner, Seyss-Inquart, Speer, Ribbentrop e Hess (molti dei più importanti nazisti, come Hitler, Himmler e Gobbels, si suicidarono dopo la sconfitta). La seconda fase dei processi, conosciuta come i “Processi del dopo Norimberga”, si svolse dinanzi al Tribunale Militare di Norimberga (TMN), decisa dall’Ufficio del Governo degli Stati Uniti per la Germania (OGEUA). Sebbene i giudici del TMN fossero cittadini statunitensi, il tribunale si autoconsiderava internazionale. Durante questi processi furono incriminati ufficiali di alto rango, tra i quali membri di gabinetto, diplomatici, dottori coinvolti in esperimenti di medicina e ufficiali delle SS che parteciparono ai crimini perpetrati nei campi di concentramento o durante il genocidio delle zone occupate dai nazisti.

Copyright © 1995, The Simon Wiesenthal Center

9760 West Pico Boulevard, Los Angeles, California 90035

Download, correzione, parziale traduzione e ri-formattazione: Diego Vanini dvanini@tin.it – 1997 Per ulteriori informazioni: dvanini@tin.it – Diego Vanini

Pubblicazione realizzata senza alcun scopo di lucro. Pubblicata con il consenso del traduttore.

Ulteriore traduzione e correzione fornita da un collaboratore di Triangolo Viola.

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