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060 – Una storia poco conosciuta: il ratto degli innocenti

Durante la guerra civile dal 1946 al 1948 i comunisti greci censirono in tutte le zone sotto il loro controllo i bambini di entrambi i sessi di età compresa fra i 3 e i 14 anni.

Nel marzo 1948 essi furono radunati nelle zone di frontiera e parecchie migliaia di loro furono portati in Albania, in Iugoslavia e in Bulgaria. La gente dei paesi cercava di salvare i figli nascondendoli nei boschi.

Tra mille difficoltà la Croce rossa ne contò 28.296.

Nell’estate del 1948, dopo la rottura tra Tito e il Cominform, una parte (11 mila) dei bambini trattenuti in Iugoslavia furono trasferiti, nonostante le proteste del governo greco, in Cecoslovacchia, Ungheria, Romania e Polonia.

Il 17 novembre 1948 la Terza Assemblea dell’ONU approvò una risoluzione di condanna del rapimento dei bambini greci. Nel novembre 1949 fu l’Assemblea generale dell’ONU a chiedere il loro ritorno in patria.
Come queste, anche tutte le decisioni successive dell’ONU rimasero senza risposta: i regimi comunisti confinanti insistevano a dire che presso di loro questi bambini si trovavano in condizioni di vita migliori che in Grecia; in poche parole, volevano far credere che questa deportazione fosse un gesto umanitario.
Eppure l’esilio forzato dei bambini greci era caratterizzato da una miseria, da una malnutrizione e da epidemie tali che molti morirono.
Riuniti in «villaggi per bambini», erano costretti a seguire corsi di istruzione politica oltre che quelli di cultura generale.
A partire dai 13 anni erano obbligati a svolgere lavori pesanti come dissodare i campi nelle regioni paludose dello Hartchag, in Ungheria. Lo scopo recondito dei dirigenti comunisti era quello di formare una nuova generazione di militanti di assoluta devozione.

Il fallimento fu totale. Nel 1956 un greco di nome Constantinides sarebbe caduto combattendo contro i russi a fianco degli ungheresi. Altri riuscirono a fuggire dalla Germania Est.

Tra il 1950 e il 1952 furono restituiti alla Grecia solo 684 bambini. Nel 1963 ne erano stati rimpatriati circa 4 mila (di cui alcuni nati nei paesi comunisti). In Polonia la comunità greca era composta da varie migliaia di individui all’inizio degli anni Ottanta; alcuni aderirono al sindacato Solidarnosc e finirono in prigione dopo il colpo di Stato del generale Jaruzelski.
Dopo il 1989, con il processo di democratizzazione, parecchie migliaia di greci polacchi tornarono in Grecia.

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