Ricordare…

192 – La “camera a gas”

Riguardo alla «camera a gas» il principale strumento di «sterminio» della Risiera (p. 26) il Fölkel è sorprendentemente laconico. Ecco tutto ciò che si può apprendere al riguardo dal suo libro:

«Proprio lì era stato utilizzato un vano piuttosto ampio, chiamato convenzionalmente “garage”. Da questo garage si passava nel crematorio attraverso una porta mascherata da un vecchio mobile. La camera a gas funzionava in modo rudimentale. Come vi veniva immesso il gas venefico ? È difficile rispondere, ma i tedeschi avevano prelevato anche un grande furgone postale e avevano fatto venire dalla Germania un furgone particolare. Vi era addetto il famoso Lorenz Hackenholt, quello che a Belzec, come sottufficiale delle SS, aveva lavorato nella stessa direzione. I grossi automezzi-mobili della morte venivano chiamati a Belzec “Fondazione Hackenholt”. Pare che fosse stato Hackenholt a far impiantare e a impiegare grossi tubi di scarico attraverso i quali il gas veniva immesso nel garage» (p. 26).

Osservazioni

Nel 1945 crematorio, garage e ciminiera furono distrutti con l’esplosivo, per cui non esiste più traccia della «camera a gas»:

«Il forno crematorio, il famoso garage e la ciminiera, sono stati fatti saltare in aria dai tedeschi la notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, poco prima di lasciare il campo di San Sabba» (p. 31; cfr. p. 143).

Nessuno dei testimoni citati dal Fölkel menziona la «camera a gas», ad eccezione di Paolo Sereni, che accenna fuggevolmente e per sentito dire ai «gas» (vedi al riguardo p. 21).

Il testimone Schiffner dichiara anzi esplicitamente che alla Risiera non esisteva alcuna «camera a gas»:

«Prima del forno crematorio c’era una grande stanza, nella quale venivano condotti gli ebrei. Non ho sentito spari. Per quanto mi ricordi, nella stanza in cui venivano rinchiusi gli ebrei non c’era un impianto a gas. Suppongo che gli ebrei venissero impiccati, perché si potevano sentire talvolta durante la notte le grida» (p. 29-30).

In nota il Fölkel commenta: «Questa grande stanza, come già detto, veniva chiamata “garage” e lì sembra sia stata gassata la maggior parte dei partigiani e delle loro famiglie condannati a morte» (p. 29, nota 3).

Dunque tale stanza, anche se priva di un «impianto a gas», era ugualmente una «camera a gas» in cui «sembra» che siano state effettuate delle «gasazioni» !

A pagina 33 il Fölkel riferisce la seguente testimonianza:

«Mi diceva Wachsberger che nei giorni in cui si doveva procedere agli stermini, la porta del garage rimaneva aperta per l’intero pomeriggio».

Di conseguenza la «camera a gas» della Risiera operava con la porta aperta!

L’affermazione (arbitraria e infondata) del Fölkel secondo cui la «camera a gas» si trovava nel cosiddetto «garage» è contraddetta inoltre dal testimone Paolo Sereni, il quale dichiara: «Il forno era istallato nel luogo adibito a garage» (p. 168).

Incertezza e contraddizione anche riguardo alla data in cui sarebbero iniziate le «gasazioni»:

«È invece universalmente riconosciuto che la data ufficiale dell’inizio dell’attività della (o delle) camera a gas mobile, del «garage» e del crematorio risale al 4 aprile 1944 anche se fonti diverse parlano del 17 o addirittura del 21 giugno». (p. 33).

Il Fölkel asserisce che «quasi tutta la documentazione compromettente» della Risiera è stata bruciata nel crematorio il 28 aprile 1945 (p. 35), per cui tutti i documenti nazisti relativi alla Risiera sono scomparsi, e infatti egli non ne cita neppure uno. Considerato inoltre che i testimoni menzionati dal Fölkel nulla sanno della «camera a gas» della Risiera, come può egli affermare seriamente che «è invece universalmente riconosciuto» che le «gasazioni» iniziarono il 4 Aprile 1944? E come può parlare di «fonti diverse»? Da chi e su quali basi è «universalmente riconosciuto» ? E quali sono queste pretese «fonti diverse»? Mistero impenetrabile.

Un altro mistero impenetrabile è quello relativo alla tecnica di «gasazione». Come funzionava la «camera a gas»?

Esaminiamo la descrizione del Fölkel:

«La camera a gas funzionava in modo rudimentale. Come vi veniva immesso il gas venefico ? È difficile rispondere, ma (!) i tedeschi avevano prelevato anche un grande furgone postale e avevano fatto venire dalla Germania un furgone particolare» (p. 26).

Dunque il Fölkel ignora completamente la tecnica di «gasazione», ma nonostante ciò dichiara che la «camera a gas» funzionava in modo rudimentale!

Qualche riga dopo egli aggiunge:

«I grossi automezzi-mobili della morte venivano chiamati a Belzec “Fondazione Hackenholt”. Pare che fosse stato Hackenholt a far impiantare e a impiegare grossi tubi di scarico attraverso i quali il gas veniva immesso nel garage» (p. 26).

Ecco inaspettatamente la risposta alla inquietante domanda cui «è difficile rispondere»: la «camera a gas» funzionava col gas di scarico dei «grossi automezzi-mobili della morte», o del «furgone postale», o del «furgone particolare», o di un normale autocarro, affermazione arbitraria e infondata non suffragata dalla minima prova.

Per quanto concerne le «camere a gas mobili», il Fölkel manifesta la stessa incertezza e confusione. Egli parla una volta di «camera a gas mobile», al singolare (p. 22), un’altra volta di «autofurgoni mobili», al plurale (p. 24) e infine «della (o delle) camera a gas mobile» (p. 33).

Quante erano queste pretese «camere a gas mobili»? Altro mistero impenetrabile.

Ma quali prove ci sono che alla Risiera siano effettivamente state impiegate le «camere a gas mobili» ? Al riguardo in tutto il libro del Fölkel compare soltanto un riferimento ad una lettera del 6.4.1945 proveniente dal carcere del Coroneo che accennerebbe «all’arrivo del “famigerato autotreno a gasogeno”, dove venivano fatti salire “i sorteggiati”» (p. 30).

Tale lettera è menzionata nella «prima parte del punto 6 del dispositivo della sentenza della corte di assise presieduta da Domenico Maltese» (p. 28): non è citato né il testo, né l’autore, né il destinatario. Ciò significa che il documento in questione è assolutamente irrilevante. Infatti la storiografia ufficiale nulla sa dell’impiego di «camere a gas mobili» i cosiddetti «Gaswagen» a San Sabba (1). La «Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen» di Ludwigsburg, da noi interpellata in proposito, non ha alcuna conoscenza al riguardo (2) e la più importante ed autorevole opera sterminazionista degli ultimi anni, Nazionalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, non ne fa menzione (3).

Del resto non si comprende per quale ragione il fantomatico ‘autotreno (!) a gasogeno’ sarebbe stato inviato alla Risiera dove pretesamente esisteva già una «camera a gas» e per di più il 6 Aprile 1945, tre settimane prima che il campo fosse evacuato!

Conclusione

Non c’è la minima prova che alla Risiera sia mai esistita una «camera a gas», di cui si ignora dove si trovasse, come funzionasse, da chi e quando sia stata costruita, quando sia entrata in funzione (4).

……..
(1) Sui pretesi «Gaswagen» vedi: F. P. Berg, “The Diesel Gas Chambers: Myth Within A Myth”. The Journal of Historical Review, Spring 1980, pp. 38-40 (The Gaswagons); Udo Walendy, “NS-Bewältigung”, Historische Tatsache Nr. 5, Historical Review Press, 1979, pp. 29-31.
(2) Comunicazione della «Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen» all’Autore. 1· Febbraio 1985.
(3) Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas. herausgegeben von Eugen Kogon, Hermann Langbein, Adalbert Rückerl u.a., Frankfurt am Main 1983, cap. IV, “Tötung in Gaswagen hinter der Front”, pp. 81-109.
(4) Nationalsozialistische Massentötungen durch Gifgas, op. cit., cap. V: «In Kulmhof Stationierte Gaswagen», pp. 110- 145.

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