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124 – Madagascar

Gli ultimi 25 anni della scena politica (fino al 2001) di questa grande isola centrafricana sono stati dominati dal regime marxista di Didier Ratsiraka, che fondò il Partito Rivoluzionario Socialista del Popolo Malgascio, e si autoproclamò dittatore a vita del paese.

Questo regime fu all’insegna delle violenze sociali, della soppressione sistematica di tutte le personalità avverse al presidente, e della repressione di tutte le libertà che ogni singolo individuo potesse aspirare di avere.

Ratsiraka nazionalizzò l’economia del paese secondo i principi della rivoluzione socialista, propugnati nel ‘’Libretto Rosso’’ maoista, e in poco più di 10 anni mandò allo sfascio completo l’economia del paese.

Durante il suo regime ci furono enormi tensioni sociali dovute al crollo della valuta che determinò un drastico abbassamento dei prezzi delle esportazioni principali del paese, fatto che spinse il presidente a diversificare l’economia per tentare di dare più valore al lavoro della popolazione, questi fatti portarono a delle manifestazioni di protesta guidate dal principale oppositore della dittatura, Albert Zafy.

La prima manifestazione di piazza dell’opposizione politica fu repressa nel sangue, con una ventina di morti e circa 200 feriti, causati dall’esercito malgascio che dietro all’ordine del presidente sparò indiscriminatamente sulla folla uccidendo i dimostranti disarmati.

Successivamente furono introdotte dall’ormai malridotto regime di Ratsiraka le prime elezioni a regime multipartitico che videro la vittoria di Zafy con 45mila voti di differenza rispetto al presidente uscente, questi risultati furono denunciati come ingiusti dagli altri partiti d’opposizione democratica, dato che dal ’93 al 2001, i due candidati si contesero il potere nel paese.

Il presidente Zafy ricostituì le libertà di espressione e di opposizione instaurando un governo democratico ma non fu capace di risanare tutti gli apparati politici del precedente governo, abbassando il Prodotto Interno Lordo del 30%, facendo salire l’inflazione quasi del 55% e facendo salire il debito pubblico a più di 4 miliardi di dollari pro capite.

Nel 2001 le elezioni furono contese tra Ratsiraka e il ricco, ma capace imprenditore del settore alimentare Ravalomanana, attuale presidente malgascio, che vinse le elezioni e costrinse l’avversario comunista all’esilio in Francia.

Durante la presidenza di Ravalomanana l’economia fu liberalizzata e subì un netto miglioramento rispetto al passato comunista, e il vecchio apparato burocratico e amministrativo, ma anche quello giudiziario, fu risanato dalla corruzione che vi regnava in passato, tutte queste misure riformatrici e soprattutto competenti hanno fatto sì che la situazione sociale ed economica del paese potesse migliorare nettamente rispetto al passato, per far sì che il potere possa essere quantomeno rilanciato a livello continentale africano.
(da Crimini Comunisti Madagascar)

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