Ricordare…

073 – Il confino

Cos’è il confino?

Secondo i testi giuridici:

  • Provvedimento di pubblica sicurezza consistente nell’obbligo di dimorare in un comune della repubblica italiana diverso dalla residenza del confinato o in una colonia agricola, per un periodo da uno a cinque anni, con l’obbligo del lavoro e con l’osservanza  delle prescrizioni stabilite dalla legge e dall’autorità competente.

Nel codice penale Zanardelli, il confino era considerato una pena, mentre la legislazione vigente, abolendolo come tale, l’ha mutato in misura di prevenzione contro le persone socialmente pericolose, cioè, gli ammoniti che perseverino nella loro condotta contraria all’ordine pubblico,e le persone diffidate, ovvero quelle che siano tenute in particolare cattiva reputazione quali sospetti autori di azioni delittuose.

Durante il fascismo, il confino fu quasi esclusivamente applicato alle persone ritenute svolgenti attività contraria alla politica del regime.

L’istituto del confino è stato profondamente mutato, con la legge 27dicembre 1956, n. 1423, al fine di dargli una disciplina coerente con la Costituzione. In base a tale legge è lasciata al questore la facoltà di diffidare a cambiare condotta quelle persone il cui comportamento risulti socialmente e moralmente riprovevole. Qualora le persone suddette non abbiano cambiato condotta nonostante la diffida del questore, quando siano pericolose per la sicurezza pubblica o per la pubblica moralità, può essere applicata ad esse, nei modi stabiliti dalla legge citata, la misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza. Alla sorveglianza speciale può essere aggiunto, ove le circostanze del caso lo richiedano, il divieto di soggiorno in uno o più comuni o in una o più province. Nei casi di particolare pericolosità, può essere imposto l’obbligo del soggiorno in un  determinato comune. La misura di prevenzione è applicata con provvedimento del tribunale, che ne stabilisce altresi la durata.
La legge 22 maggio 1975, n. 152, che ha modificato un articolo della legge n. 1423, non ha abrogato le norme suddette.

Se si tiene conto che, già prima della istituzione del Tribunale speciale e fino al 25 luglio 1943, in ogni provincia funzionavano le Commissioni per l’invio al confino dei presunti “sovversivi“, e che si è calcolato che coloro che furono deportati o nelle isole o in piccoli comuni, soprattutto nel Mezzogiorno, dove erano sottoposti alla libertà vigilata, furono oltre 10.000, si può ritenere che le persone che la polizia politica considerò ostili al regime, pericolose per esso e, quindi, soggette a diverse misure di sicurezza e repressione, furono più di 16.000.
Naturalmente, diversi erano anche i livelli di attività o di organizzazione di costoro.
Fra essi la stragrande maggioranza era costituita da operai e contadini. Politicamente soverchiante [oltre l’80 per cento] fu la partecipazione comunista. (da Antifascismo)

Visto che la maggior parte dei condannati al soggiorno coatto erano comunisti, diamo un’occhiata a come se la passavano i compagni nel ‘paradiso sovietico’:

Lo storico inglese Robert Conquest stima che il numero delle vittime sia stato, in realtà, molto più elevato: cinque milioni, di cui tre milioni giustiziati e gli altri morti nei campi. Le ragioni addotte per giustificare cifre tanto elevate sono:
parecchi documenti possono essere stati distrutti;
la maggior parte dei fucilati erano stati condannati a “dieci anni di detenzione senza diritto di corrispondenza” e quindi, per le statistiche ufficiali, erano ancora vivi;
è molto strana la concentrazione dell’85% delle esecuzioni nel periodo 1937-1938;
molti condannati, inclusi nel numero dei morti in prigione, furono in realtà giustiziati.
(da Wikipedia)

Una parte dei condannati non era politicizzata (o almeno non sembra che quella fosse la ragione della condanna), ma omosessuale.
Sempre per par condico, vediamo la situazione negli altri Paesi:

  1. Nella ex Unione Sovietica, dopo la Rivoluzione d’Ottobre, l’omosessualità non venne più considerata un crimine, mentre a partire dal Settecento era punita anche con il rogo. La persecuzione moderna ebbe inizio pochi anni dopo l’ascesa al potere di Stalin, e continuò fino alla caduta del regime comunista. Considerata, sotto Stalin, un crimine controrivoluzionario e una manifestazione della decadenza borghese, l’omosessualità veniva punita con la reclusione fino a cinque anni e fino a otto anni in casi particolari; spesso la pena prevedeva i lavori forzati nei gulag. Dal 1934 ai primi anni ottanta pare siano stati condannati circa 50.000 omosessuali maschi. La cifra cominciò a calare gradualmente solo negli anni novanta. Ancora nel 1992 si ebbero le ultime 227 condanne. Dopo la caduta del regime sovietico, le prime repubbliche che hanno abolito l’omosessualità dal codice penale sono state la Lituania, la Lettonia, l’Estonia e l’Ucraina. In alcune nazioni sorte dal disfacimento dell’U.R.S.S. persistono tuttora persecuzioni che vanno dall’internamento in campi di lavoro forzato alla reclusione.
  2. Durante il fascismo italiano le persecuzioni non furono aspre come quelle naziste. Per tre anni il regime ricorse a provvedimenti rigidi ad imitazione di quelli tedeschi (meno di 90 condanne al confino politico per “difesa della razza” tra il 1936 e il 1939).
  3. Oggi si hanno notizie di giovani lapidati o sepolti vivi nei paesi dove vige la legge islamica (che piacciono tanto ai sinistri). Infatti nella gran parte dei Paesi islamici l’omosessualità è vietata e punita dalla legge. Secondo il rapporto 2000 dell’Ilga (International gay and lesbian association), in una novantina di Stati del mondo i gay e le lesbiche sono cittadini fuorilegge; è prevista la pena capitale in Iran, Afghanistan, Cecenia, Yemen, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Sudan e Mauritania.

Commenti

Precedente Successivo Indice

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: