Ricordare…

110 – E i comunisti, oggi, cosa ne pensano?

Ebbene, per quanto possa smbrare assurdo, anche oggi esistono comunisti.

Sono normalmente poveri esseri, ignoranti e privi di cultura, che si illudono ancora che il marxismo possa in qualche modo migliorare la loro situazione. Sono in attesa di un ‘miracolo’ e affidano ad altri, di cui hanno cieca fiducia, il loro destino.

Oltre a questi di cui non merita parlarne se non per compiangerli e per cercare di aprire loro gli occhi, ve ne sono però altri che li guidano e forniscono loro gli argomenti per far fronte alle notizie che pure li raggiungono.

In Italia abbiamo due partiti, Rifondazione Comunista di Bertinotti e Il Partito dei Comunisti Italiani di Diliberto. Mentre Bertinotti nel 2002 si accorge (in ritardo) dei crimini di Stalin e se ne distanzia, Diliberto non se ne è ancora accorto.Intorno diversi gruppuscoli, tra cui il Partito Marxista Leninista Italiano, che tutt’oggi, come Diliberto, considerano Stalin un eroe ‘positivo’.

Tutti costoro, affiancati dai soliti ‘utili idioti’ cercano di negare, minimizzare o giustificare le atrocità marxiste.

Le tecniche sono molteplici:

  • negazione dell’evidenza. I crimini non ci sono mai stati e tutto è una pura invenzione della ‘reazione’, dei ‘revisionisti’ e dei ‘fascisti’.;
  • Stalin ha effettivamente commesso alcuni ‘errori’. Ma questi sono ben poca cosa di fronte agli enormi risultati positive che ha raggiunto;
  • Stalin era un criminale, ma il marxismo è diverso. E non si può giudicare il marxismo prendendo come esempio un ‘deviazionista’. Falso! Intanto ovunque sia sorto uno stato comunista si sono visti gli stessi orrori, in secondo luogo quello che fece Stalin era stato teorizzato proprio da Marx e iniziato da Lenin (vedi capitolo 113).
  • Oltre agli ‘errori’ di Stalin occorre considerare i ‘crimini del capitalismo (schiavitù, eliminazione indiani d’america, morti della prima e seconda guerra mondiale, crociate, bombardamenti, guerra in Vietnam, eccetera). Se si mette insieme tutto ciò, i morti per colpa di Stalin appaiono una sciocchezza in relazione agli assassinati dagli altri. Da questo ragionamento ne segue che la contabilità del ‘Libro nero’ non ha alcun senso ed è soltanto una astuta mossa dei ‘fascisti’ e degli ‘imperialisti’ per offuscare gli ‘indiscutibili meriti’ d Stalin e del Marxismo.

Di queste tre tecniche la più articolata è l’ultima. Peccato che il ragionamento sia molto facilmente confutabile.

Scrive Furio Colombo (“Se il ‘libro nero diventa un alibi”): “Su quale tabella dovremo imputare la serie di eccidi e stragi dell’America centrale, dell’America latina, dal Guatemala al Brasile, da Peron a Stroessner, da Videla a Pinochet completa di stadi stipati di condannati a morte, di sparizioni di massa, di minoranze sterminate, di massacri notturni di bambini, di squadroni della morte, di vescovi assassinati dentro le proprie chiese?”

E ancora: “Se si calcola il numero di anni, di territori e di popoli dominati dai regimi nazisti e fascisti, si scopre che la produttività in termini di stragi è immensamente più alta”. Contabilità triste, ma non sterile sia sui piano della memoria che sul piano della comprensione storica. I fatti se estrapolati dal contesto diventano incomprensibili o ambigui; i contesti a loro volta se privi di giudizio critico sono muti. La storia dei partiti “comunisti” della terza internazionale giunti al potere prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale ha avuto i suoi errori e i suoi crimini, che vanno condannati senza appello in nome della ragione umana, ma vanno anche analizzati, studiati, compresi per intendere la complessità e la contraddittorietà della storia. Per comprendere davvero, per esempio, perchè nella conoscenza collettiva Stalingrado bruci ancora per la libertà del mondo così come Coventry o Iwo Jima. Per incominciare a ristabilire la verità, per opporsi alla contabilità faziosa del “libro nero” priva di contesti e di giudizi critici, non occorre scrivere il “libro nero” del capitalismo che è aperto di fronte ai nostri occhi (se vogliamo vedere), ma basta una riflessione autocritica sull’olocausto che si è consumato nel cuore dell’Europa coinvolgendo soprattutto tre paesi, Germania, Italia e Francia; le patrie di Kant, di Goethe, di Beethoven, di Dante, di Leopardi e di Cartesio. Non i Khmer rossi ma, come scrive Furio Colombo, “l’establishment d’Europa, la sua cultura, i suoi ufficiali, la sua borghesia, le sue buone famiglie hanno accettato, sostenuto, taciuto, sorretto un meticoloso progetto di genocidio dei propri cittadini ebrei, dai bambini più piccoli ai vecchi e ai malati”.

Col discorso accennato si mette nel calderone tutto: le guerre, la schiavitù del secolo scorso (peraltro abolita e riconosciuta per quello che era, un crimine) che oggi viene ancora applicata da alcuni regimi marxisti soprattutto africani, le crociate del medioevo, la sottomissione degli indiani d’America, le Crociate e l’Inquisizione del medio Evo, i morti in America Latina, l’Olocausto che viene attribuito a Germania, Italia e Francia, dimenticando (ma è solo una dimenticanza) che i primi due milioni di ebrei da eliminare furono consegnati a Hitler proprio da Stalin.

Il ragionamento, che ad una mente ingenua e impreparata potrebbe sembrare valido, in relatà è semplicemente inaccettabile. Per tre motivi:

  1. se l’accettassimo allora non si vede perchè condannare il Nazismo che in fin dei conti ha provocato molti meno morti di quelli che può vantare Stalin.
  2. Nel conto vengono messi insieme episodi avvenuti dal Medio Evo al XIX secolo, già ampiamente condannati da tutti con episodi del secolo scorso. Non solo. Si tenta di paragonare i crimini legati al Marxismo (cioè ad una ben precisa ideologia) ad altri crimini che in comune anno non una ideologia, ma semplicemente il fatto di aver provocato vittime.
  3. Anche prendendo per valida la tesi di un paragone assurdo, le cifre parlano comunque anche troppo chiaramente. Le riporto per chi non le avesse ancora ben in mente (anni 1900-1987):
Democidi nel mondo periodo storico cifra complessiva percentuale sul totale
Cina (Rep. Popolare) 1949 – 1987 76.702.000 29,42 %
URSS 1917 – 1987 61.911.000 23,75 %
Colonialismo 50.000.000 19,18 %
Germania (totale) 1933-1945 20.000.000 7,67 %
Cina (Kuomintang) 1928-1949 10.075.000 3,86 %
Giappone 1916-1945 5.954.000 2,28 %
Cina (Mao) 1923-1948 3.458.000 1,32 %
Cambogia 1975-1979 2.035.000 0,78 %
Turchia 1909-1918 1.683.000 0,64 %
Vietnam 1945-1987 1.670.000 0,64 %
Nord Corea 1948-1987 1.663.000 0,63 %
Polonia 1945-1948 1.585.000 0,60 %
Pakistan 1958-1987 1.503.000 0,57 %
Messico 1900-1920 1.417.000 0,54 %
Yugoslavia (Tito) 1944-1987 1.072.000 0,41 %
Russia 1900-1917 1.055.000 0,40 %
Cina (Signori Guerra) 1917-1949 910.000 0,34 %
Turchia (Ataturk) 1919-1923 878.000 0,33 %
Inghilterra 1900-1987 816.000 0,31 %
Portogallo (Dittatura) 1926-1982 741.000 0,28 %
Indonesia 1965-1987 729.000 0,27 %
Altri 1900-2000 13.636.000 5,23 %
Totale 260.669.000 100,00 %

(Da Democidi nel XX secolo)

Da cui si vede che la Russia e la Cina comunista, da soli, rapprentano il 54,5 % del totale.

Non male!

P.S.: I morti direttamente per il colonialismo sono in realtà 827.000. Ad essi però vanno aggiunte le vittime causate dai lavori forzati per estrarre le materie prime. Solo nel Congo circa 25 milioni causati dal colonialismo Belga e Francese agli inizi del secolo.

Con il termine ‘democidio’ si intendono le vittime del Governo (sono inclusi i genocidi e tutte le vittime uccise ‘volontariamente’ da parte di un Governo).

In questa parata dell’orrore, l’Italia ne esce più che bene: non compare, se non, forse, nella voce ‘altri’.

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