Ricordare…

146 – La strage della banca dell’Agricoltura

Cronologia:

12 dicembre 1969 nel centro di Milano, quando, alle 16:37, una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto. Per

12 dicembre l’anarchico Giuseppe Pinelli viene fermato e interrogato a lungo in Questura ed il 15 dicembre, dopo tre giorni di interrogatori, Pinelli precipita dal quarto piano della questura milanese e muore. Le cause della morte di Pinelli non verranno mai del tutto chiarite.

Il 16 dicembre
viene arrestato anche un altro anarchico, Pietro Valpreda, indicato dal tassista Rolandi come l’uomo che era sceso quel pomeriggio dal suo taxi in piazza Fontana recando con sé una grossa valigia: il giorno dopo il Corriere della Sera titolò che “il mostro” era stato catturato, ed il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat indirizzò un assai discusso messaggio di congratulazioni al questore di Milano Guida avvalorando implicitamente la pista da lui seguita (N.d.R.: Rolandi morirà poco tempo dopo di crepacuore per essere stato oggetto di una forte campagna denigratoria da parte dei compagni del suo stesso partito).

16 dicembre viene fermato un altro anarchico, Piero Valpreda, indicato durante il telegiornale della sera quale responsabile della strage: appartenente al circolo 22 marzo, dapprima frequentando il Circolo della Ghisolfa, era stato riconosciuto da Cornalio Rolandi, un tassista milanese che lo ha portato la mattina del 12 dicembre alla Banca.

Lo stesso PCI pare fosse convinto che l’attentato fosse stato opera degli anarchici; lo ricorderà Bettino Craxi nel 1993, sostenendo che il principale teste d’accusa contro Valpreda, il tassista Rolandi, era iscritto al partito e questo avvalorò la sua deposizione tra molti esponenti del PCI. Sul punto, in realtà, c’è scarsa chiarezza. Sergio Camillo Segre riferisce che in data 19 dicembre 1969, ad una riunione del PCI, presente Berlinguer, Guido Calvi – allora avvocato d’ufficio di Valpreda ed iscritto allo Psiup, oggi senatore PDS – aveva svolto una sua indagine tra gli anarchici; Segre riporta quanto dettogli da Calvi: L’impressione è che Valpreda può averlo fatto benissimo. Gli amici hanno detto: dal nostro gruppo sono stati fatti attentati precedenti. Ci sono contatti internazionali. Valpreda ha fatto viaggi in Francia, Inghilterra, Germania occidentale. Altri hanno fatto viaggi in Grecia. Alle spalle cosa c’è? L’esplosivo costa 800 mila lire e c’è uno che fornisce i quattrini. I nomi vengono fatti circolare.

Sulla strage anche le Brigate Rosse svolgeranno una loro inchiesta, che venne rinvenuta, insieme ad altri materiali riguardanti gli avvenimenti politici e terroristici relativi agli anni ’60 e ’70, il 15 ottobre 1974 in un loro covo a Robbiano di Mediglia.

La parte del materiale sequestrato che riguardava Piazza Fontana fu solo minimamente messo a disposizione dei magistrati che si occupavano dei fatti interessati, indebolendo così le indagini sulla Strage, e scomparve, e di questo parte fu forse distrutto nel 1992. Per quello che riguardava la strage di piazza Fontana l’indagine delle BR (che originariamente comprendeva, tra le altre cose, un’intervista a Liliano Paolucci, colui che aveva raccolto la testimonianza di Cornelio Rolandi e l’aveva convinto a parlare ai carabinieri e delle interviste di alcuni dirigenti del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa), ricostruita in base alle relazioni sul materiale stilate al tempo dai carabinieri, da parte del materiale recuperato e le testimonianze di un brigatista pentito, arrivò a conclusioni in parte differenti dalle ricostruzioni che si faranno nella lunga storia dei processi: secondo questa indagine l’attentato era stato organizzato materialmente dagli anarchici (che avevano in mente un atto dimostrativo, solo per un errore nella valutazione dell’orario di chiusura della banca divenuto una strage), impiegando esplosivo, timer e inneschi fornitogli da un gruppo di estrema destra. Pinelli, sempre secondo questa ricostruzione, si sarebbe realmente suicidato perché sarebbe rimasto coinvolto involontariamente nel traffico di esplosivo poi utilizzato per la strage.

La magistratura a scopre nel corso delle indagini la pista nera, che portò ai neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura, editori veneti che pubblicavano libri di ideologia neonazista.

23 febbraio 1979 si conclude il processo a Catanzaro: Freda, Ventura e Giannettini vengono condannati all’ergastolo, vengono assolti Valpreda e Merlino, condannati a due anni di reclusione il capitano Labruna del SID per favoreggiamento.

In agosto vengono individuati all’estero Freda e Ventura, estradati in Italia.

20 marzo 1981 a Catanzaro vengono assolti per insufficienza di prove Franco Freda e Giovanni Ventura, ma condannati comunque a 15 anni per gli attentati a Padova (13 aprile 1969) e Milano (25 aprile 1969).

13 dicembre 1984 a Catanzaro inizia il quinto processo. Tutti gli imputati (Valpreda, Merlino, Freda e Ventura), vengono assolti.

1 agosto 1985 a Bari la Corte d’Assise d’appello assolve per insufficienza di prove Freda, Ventura, Merlino e Valpreda, ma condanna gli ex ufficiali del SID Maletti (espatriato in Sud Africa) e Labruna ad un anno e a dieci mesi di reclusione.

27 gennaio 1987 la Corte di Cassazione dichiara definitiva la sentenza del 1985 e respinge ogni ricorso.

A marzo viene arrestato a Caracas in Venezuela Stefano Delle Chiaie dagli agenti della Disip (Direccion de servicios de inteligencia y prevencion).

26 ottobre 1987 – Sesto processo, sempre a Catanzaro, gli imputati sono i neofascisti Massimiliano Fachini e Stefano Delle Chiaie. Verranno assolti il 20 febbraio 1989 per non aver commesso il fatto. Delle Chiaie verrà scarcerato.

nel 1990 il giudice Guido Salvini riaprì le indagini che condussero all’incriminazione di Delfo Zorzi, capo della cellula veneta di Ordine nuovo e accusato di essere l’esecutore materiale della strage.

Zorzi era però da tempo riparato in Giappone, ove era diventato un importante imprenditore e aveva acquisito cittadinanza giapponese, e aveva cambiato nome.

Nell’ottobre 1992 viene arrestato ed estradato in Italia da Santo Domingo Carlo Digilio, ex membro di Ordine Nuovo, esperto di armi e esplosivi. Ammetterà la sua partecipazione nella strage

11 aprile 1995 il giudice Salvini rinviò a giudizio i neofascisti Rognoni, Azzi, Signorelli, Calore, Digilio e Malcangi e trasmise a Roma gli atti riguardanti Gelli per il reato di cospirazione politica.

17 aprile fu arrestato l’ex agente della CIA Sergio Minetto.

14 giugno 1997 furono emessi due ordini di custodia cautelare per Carlo Maria Maggi, dirigente di Ordine nuovo, e Delfo Zorzi..

Febbraio 2000 si tenne l’ottavo processo : Zorzi, Maggi, Rognoni (legato a Ordine nuovo) negarono le imputazioni di esser i responsabili della strage.

primo gennaio 2001, la Corte d’Assise condannò all’ergastolo Zorzi, Maggi, Rognoni .

12 marzo 2004 furono assolti in appello. Per la corte d’appello la matrice della strage fu di estrema destra, e attribuita a Ordine nuovo . Freda e Ventura sono responsabili della strage di piazza Fontana, ma essendo stati assolti, non possono essere più processati.

3 maggio 2005. Viene confermato l’assoluzione degli imputati, e la condanna al pagamento delle spese processuali le parti civili, tra cui anche i parenti delle vittime. Dopo questo giorno nessun atto giudiziario è più in corso.

Il teorema della strage ‘fascista’ termina qui.Ma da quanto è successo si possono fare alcune considerazioni.

La prima riguarda il riconoscimento di Valpreda e la foto ‘falsa’ che fu fatta e viene tutt’ora fatta circolare per dimostrare che tale riconoscimento fu in realtà una farsa predisposta dagli inquirenti. Ricordo che il commissario Luigi Calabresi pagò con la vita colpe che non aveva mai commesso.

La seconda riguarda l’ultimo processo che mostra, se ce ne fosse bisogno, quanto sia delirante la giustizia italiana.

Di tutta la vicenda restano comunque i morti ammazzati e le figure, non certo adamantine, dei protagonisti dei vari processi (Freda e gli altri).

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1 commento

  1. […] Schon 1969, nach dem Anschlag auf eine Mailänder Bank, hatten sich Italiens Intellektuelle wie der spätere Nobelpreisträger Dario Fo nicht damit abgefunden, dass die „humanen Anarchisten“ für ein Massaker verantwortlich sein sollten (obwohl die Anarchisten blutige Anschläge zuvor in ihren eigenen Pamphleten gefordert hatten – und wichtige PCI-Politiker den Anarchisten die Anschläge damals durchaus zutrauten). […]

    Pingback di Zwei banale Erpressungsversuche « Aron Sperber's Weblog | ottobre 2, 2010


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