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118 – Etiopia

Dopo aver deposto il negus etiope Hailè Selassiè nel 1974 e averlo fatto uccidere l’anno successivo, prese il potere il colonnello e capo del Partito Rivoluzionario del Popolo Etiope, Hailè Mariam Menghistu, che alleatosi con l’Unione Sovietica accentrò su di se tutti i poteri principali e si pose al governo del paese, deteriorando definitivamente i già difficili rapporti diplomatici con gli Stati Uniti e quindi con gli stati del cosiddetto blocco occidentale. Dal 1977, anno in cui prese il potere, al 1991, anno in cui fu costretto a fuggire in Zimbabwe, quest’uomo si macchiò di orribili crimini contro i capi dei partiti d’opposizione o semplicemente contro studenti che manifestavano contro la dittatura marxista.

Queste persone dopo essere stati uccise venivano lasciate a marcire in mezzo alla strada, rendendo molto concreto il rischio che si diffondessero delle malattie per via dei numerosi cadaveri (circa 30 mila in meno di 15 anni).

Nel 1988 l’Etiopia ricevette ingenti aiuti finanziari e umanitari a causa di una tremenda carestia, provocata dalla siccità e dalla modalità di gestione agricola tramite la nazionalizzazione di essa che mise in atto il dittatore, che causò milioni di morti.

Nel 1989 l’URSS lo esortò a porre fine il lungo conflitto con il confinante stato dell’Eritrea con quello della Somalia, e avviare con esse dei rapporti diplomatici, tuttavia quando la Somalia nel 1988 proclama la sua indipendenza dal paese scoppiò un violento conflitto volto a stabilire la nuova conformazione geopolitica del territorio.

Nel 1991, dopo quasi 15 anni di regime marxista, il Fronte Democratico del Popolo Etiope, spodesta Menghistu, che è costretto a scappare in Zimbabwe dove recentemente è stato raggiunto, arrestato e dopo un equo processo è stato condannato all’ergastolo in contumacia per genocidio contro il popolo etiope, e stabilisce un suo governo, eletto tuttavia con regolari elezioni democratiche.

Oggi in questo povero stato africano vi è una situazione sociale e umanitaria molto disastrosa a causa del governo democratico, che dovette ereditare la situazione lasciatagli in eredità dal regime marxista, ovvero odio sociale tra le varie etnie, carestie che decimano la popolazione di giorno in giorno, epidemie di malattie mortali come l’AIDS che fa strage soprattutto di bambini, analfabetismo di massa, mancanza totale di fondi, a causa di 25 anni circa di malgoverno e incapacità di gestire i soldi pubblici, compresi quelli derivanti dai vari sussidi esterni.

Inoltre la situazione è gravemente inasprita dal lunghissimo conflitto territoriale con gli stati dell’Eritrea e della Somalia, che dopo gli accordi presi con il regime e non sottoscritti hanno dichiarato guerra all’Etiopia, tutto ciò è reso ancora più grave dalla guerra civile scoppiata all’interno del paese tra le etnie di religione cattolica, supportati da ONU e governo centrale, e quelle di religione islamica ma di stampo politico marxista, come per esempio quella Orodomo, a cui apparteneva anche il presidente Menghistu, semplici guerriglieri nascosti nei deserti, supportati da Sudan e Somalia, che si limitano a compiere sanguinosi attacchi terroristici contro ambasciate, hotel, piazze e altri luoghi molto frequentati.

Il governo centrale e l’ONU stanno fronteggiando come possono l’ondata di violenza perpetuata dai gruppi terroristici islamici di stampo marxista, e nel giro di due o tre anni la polizia ha effettuato decine di migliaia di arresti uccidendo parecchi terroristi negli scontri svoltisi nel territorio.(Crimini Comunisti Etiopia)

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