Ricordare…

003 – Il 25 Aprile, un giorno di lutto

Inizio con questo post a parlare della Resistenza e a sfatarne alcuni miti che purtroppo sono la causa delle disgrazie in cui oggi si trova L’Italia.
Il titolo è quello della lettera qui riportata e non indica affatto un giudizio negativo sulla riconqustata democrazia e sulla fine del Nazismo e del Fascismo, ma indica indubbiamente un giudizio negativo sulla successiva retorica.

Come detto pubblico una lettera agghiacciante e la risposta a tale lettera di un partigiano di allora.
In post successivi approfondiremo l’argomento e vedremo le mistificazioni su cui si basa la retorica della Resistenza che tanti danni ha causato al nostro Paese.
Avverto subito che non parlerò delle violenze Fasciste.
E questo per due ragioni precise:

  • Sono arcinote, visto che per oltre 60 anni si è parlato sempre e solo di quelle
  • Il Fascismo non c’è più, mentre restano e sono ben annidiati in tutti i settori pubblici persone che hanno cercato e cercano di nascondere la verità per fini di parte che tendono alla sostituzione della democrazia riconquistata con un regime illiberale e di oppressione.

Ecco la lettera:

Il 25 aprile, giorno di lutto (di Ercolina Milanesi)

Rimarrà stupito, qualcuno, del titolo che ho dato a questo mio scritto, ma per me è veramente un giorno indimenticabile, di terrore, perché a Milano ho assistito a delle atrocità spaventose, anche in famiglia.

I partigiani garibaldini comunisti sono entrati in casa mia, hanno preso la mia mamma e con il mitra mi hanno sbattuto contro il muro.
Mia madre, lo seppi molto tempo dopo, fu portata nelle carceri di San Vittore, in una cella, stipata all’inverosimile, uomini e donne, con un bugliolo per tutti e per due giorni senza acqua e un pezzo di pane, inoltre sempre in piedi data l’angusta cella.

Dopo la portarono nelle famigerate scuole di via Palmieri, famose per le torture perpetrate ai fascisti.
Mia madre fu torturata, stuprata e tutti i giorni portati per le vie di Milano su un camion e i milanesi buttarono loro addosso escrementi umani, vasi da notte, oggetti contundenti.
Gli stessi cittadini che pochi giorni prima al Lirico, nell’ultimo discorso del Duce lo osannavano a non finire.

Tutto ciò perché mia madre era di famiglia fascista e non aveva fatto nulla di male. Mai. Solo vendette personali ci furono in quel periodo, anche la morte di mio zio Ernesto, fratello di mia madre, 30 anni, seviziato, rotto gli arti e seppellito vivo.

Oggi Ciampi ha osannato i partigiani come degli eroi, ma i nostri ragazzi di Salò che sono andati a combattere sapendo che andavano incontro alla morte, cosa sono?

Ero una ragazzina, ma non potrò mai dimenticare e perdonare le efferatezze compiute dai partigiani comunisti.
Perché non si parla di questo?
Perché non si racconta, come visto con i miei occhi, andare nelle case, prendere della povera gente, che aveva solo la colpa di avere un ideale e portarli sulla via e sparare diversi colpi di fucile sia su donne, uomini e bambini?

Non racconto storie, non sono bugiarda ma è la pura verità e penso chi mi legga possa capire il mio odio viscerale verso i partigiani e ripeto questo, per noi, sporchi fascisti, è un giorno di grave lutto.

Piazzale Loreto rimarrà in eterno la vergogna di un popolo criticato da tutti i Capi di Stato per le aberrazioni compiute e il linciaggio su dei poveri cadaveri.

Ecco chi sono gli italiani sinistroidi: assassini, vigliacchi che non hanno ragione di vivere, perché la crudeltà vista a Milano è impossibile descriverla e quelle vie lorde di sangue, corpicini di bimbi straziati da una pallottola, vecchi e giovani riversi nel sangue e donne stuprate sulla strada sono ricordi incancellabili.

Ed io non potrò mai perdonare, perché non si può, ne si deve.

ERCOLINA MILANESI

Il mio 25 Aprile (commento all’articolo di Ercolina Milanesi)

Gentile signora Ercolina, sono stato anch’io un partigiano ma so bene di cosa sta parlando e confermo la veridicità dei fatti che ha raccontato.

Le scrivo per dirLe che comprendo il Suo dolore e spero accetterà la mia testimonianza di uomo che ha vissuto quei giorni sull'”altra sponda”.

Il 25 aprile per me è da sempre un’occasione sia di gioia sia di dolore.
Gioia per la fine di un regime oppressivo, violento e totalitario.
Dolore per le nefandezze di cui troppi “nuovi vincitori” si sono macchiati.

Fatti come quelli che Lei ha raccontato non vengono purtroppo quasi mai ricordati, specie da parte dell’attuale sinistra che, a partire già da quei tempi, continua a monopolizzare la Resistenza attribuendosi tutti i meriti e nascondendo abilmente le porcate di cui si è macchiata.

Comprendo bene il suo “odio viscerale” proprio perché è lo stesso che anch’io ho provato essendo stato testimone di atti del tutto simili compiuti da parte di persone militanti nel fascio.

Mi sono arruolato come partigiano quando ero poco più che un ragazzo per combattere un fascismo di cui avevo conosciuto la violenza, i soprusi e il clima di terrore che aveva instaurato.
Ricordo ancora come nel mio piccolo paese si consumarono grandi tragedie a causa del regime.

La caserma dei carabinieri era stata adibita a luogo di interrogatorio e tortura per le persone sospettate di essere contro il fascismo.
Da questo luogo si diffondevano, a tutte le ore del giorno e della notte, le grida strazianti di individui picchiati selvaggiamente e a cui si arrivava anche a strappare i denti dalla bocca (solo per fare un piccolo esempio).

Le persone che abitavano nelle case circostanti, per evitare di impazzire nell’ascoltare quello strazio, appena poterono fuggirono dalle loro case cercando ospitalità da parenti.

I tempi successivi alla liberazione furono un vero e proprio “periodo oscuro“. La gente, specie chi aveva subito violenze sulla propria persona o in famiglia, era letteralmente accecata da un odio feroce contro tutti quelli che avevano fatto parte del regime.

In tanti, partigiani e non, si fecero giustizia da soli.
A volte ci rimisero anche coloro che, pur aderendo al fascismo, non si erano macchiati direttamente di certi fatti e che anzi avevano addirittura aiutato, salvandolo da una brutta fine, chi si opponeva al regime.

Per quello che ho avuto modo di conoscere, furono atti di pura e cieca vendetta dove spesso l’ideologia non c’entrava nulla.
Fu purtroppo applicata la legge “occhio per occhio, dente per dente“. Furono commesse ingiustizie per vendicarsi di altrettante ingiustizie subìte. E a queste vendette si unirono purtroppo i soliti voltagabbana: persone camaleontiche, sempre pronte a saltare sul carro del vincitore.

Con tutto ciò non intendo giustificare nessuna delle due parti ma solo esprimere la mia personale interpretazione delle ragioni che spinsero a questo grande odio non ancora sopito.

Un odio tenuto vivo ancora oggi proprio tramite il sistematico insabbiamento dei crimini commessi dai “vincitori”. Un odio che ha fatto vittime soprattutto tra innocenti di entrambe le parti.

Per tutti questi motivi mi piacerebbe che il 25 aprile fosse vissuto soprattutto come una giornata della memoria, senza omissione alcuna, per ricordare tutto il male che noi italiani ci siamo fatti e per evitare che si possa ripetere.

Un caro saluto.

Partigiano William

(Entrambe le lettere sono state pubblicate in un Forum di “Legno Storto” il 25 Aprile 2005)

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