Ricordare…

184 – Il Revisionismo

«Il termine Revisionismo indica l’atteggiamento di chi sostiene la necessità di correggere opinioni o tesi ritenute correnti o dominanti.

Diversi sono gli esempi di revisionismo:

  • nell’ambito della prassi marxista sono qualificati con questo nome i movimenti riformisti della fine del XIX secolo o, nel secondo dopoguerra, chi non si conformava alla leadership dell’URSS
  • In politica estera, è la tendenza a rivedere trattati internazionali come per
  • la Germania nei confronti dei trattati di pace e delle clausole dei risarcimenti del 1919-’20.
  • nell’ambito della storiografia coloro che reinterpretano eventi opponendosi a teorie consolidate
  • In Italia, sono casi di Revisionismo storiografico il dibattito circa la rivoluzione napoletana del 1799, sulle interpretazioni del Risorgimento, sul Brigantaggio e soprattutto sul fascismo.

impropriamente, e soprattutto a scopo denigratorio, si tende a confondere come tesi naziste o neonaziste quello che è una ricerca storica, secondo la quale lo sterminio premeditato e volontario degli ebrei non sarebbe avvenuto e sarebbe un’invenzione delle potenze alleate per giustificare la debellatio della Germania nel 1945 e la nascita dello Stato di Israele nel 1947. Queste tesi sono contigue (e spesso si sovrappongono) con altre che discutono i problemi della genesi della seconda guerra mondiale e sulle dimensioni, modalità e sull’intenzionalità dell’Olocausto, causando non pochi problemi di ordine etico, legale, politico e metodologico al dibattito nella comunità scientifica.»

Questa è la definizione che trovate su Wikipedia.

Esaminiamo un po’ più dettagliatamente cosa sia il revisionismo.

Il revisionismo è a tutti gli effetti sinonimo di Storia, quella con la esse maiuscola.

Infatti la Storia, come descrizione e interpretazione dei fatti accaduti, è sempre in movimento. Ad ogni nuova scoperta, ma anche a ogni nuova ricerca, vengono aggiunti o tolti alcuni tasselli nella ricerca di avvicinarsi sempre più ad una descrizione neutrale degli avvenimenti.Ciò diventa ovviamente difficile nella descrizione di avvenimenti recenti. Come si usa dire, la storia la scrivono i vincitori. Così è sempre stato e sempre sarà.

Compito dello storico è quindi con pazienza e applicazione distinguere il vero dal falso e arrivare gradatamente ad una descrizione che sia il più possibile vicina a ciò che realmente è accaduto. Vale a dire una continua e pervicace opera di revisionismo.

Agli occhi di un marxista, invece, la revisione storica è un peccato mortale. Essa infatti potrebbe, e il più delle volte lo fa, intaccare i dogmi che la dottrina ha imposto come verità rivelate e assolute. Da qui il significato, assolutamente negativo, che i marxisti danno ai revisionismo. É un significato del tutto simile a quello di eresia che la Chiesa usa contro chi si discosta dai suoi dogmi.

Mentre la Chiesa a suo tempo per difendere i propri dogmi usava la Santa Inquisizione, i marxisti oggi, non essendo fortunatamente al potere, utilizzano i mezzi più svariati: la potenza mediatica da loro controllata, l’ANPI, il sindacato rosso (CGIL), i vari gruppi terroristici marxisti, Autonomia e i Collettivi e, quando possibile, il Parlamento.

In particolare cito qui il cosiddetto ‘Revisionismo dell’Olocausto’.
A scanso di equivoci, premetto subito che l’Olocausto, a prescindere dai numeri e dalle ragioni che lo ispirarono, fu semplicemente un ‘Crimine contro l’Umanità’, né più, né meno come il genocidio degli Ucraini e gli altri genocidi avvenuti nel mondo.
Come tale non ha né attenuanti, né giustificazioni e resta una macchia indelebile sul Nazismo, così come i crimini dei vari regimi comunisti restano una macchia indelebile sul Marxismo.

Detto questo però il voler ‘blindare’ la storia sull’Olocausto è quanto meno infantile.

Riporto da Wikipedia:

«In alcune nazioni europee, quali Belgio, Austria, Francia, Repubblica Ceca, Polonia, Germania, Romania, Lituania e Slovacchia, il negazionismo è considerato reato, e come tale viene punito con la reclusione, che in taluni casi può arrivare fino a dieci anni. Nel 2006 inoltre, gli Stati Uniti hanno presentato una mozione presso le Nazioni Unite, perché tutti gli Stati membri rifiutino senza riserve, tramite norme apposite, ogni negazione, totale o parziale, dell’Olocausto come evento storico e ogni attività volta a tal fine. I negazionisti al contrario considerano tali leggi come un mezzo di limitare il diritto di parola.»

É inutile osservare che leggi simili, oltre ad essere liberticide, sono in assoluta antitesi con la Storia, che invece richiede una continua ed assidua opera di revisione.Il fatto poi che gli Stati Uniti siano in testa alla richiesta di leggi che neghino la possibilità di revisione, la dice lunga. Infatti, partendo dall’Olocausto, è molto facile che si arrivi anche a considerare gli altri eventi, e magari la situazione dei campi di concentramento alleati. Cosa che per molti è meglio evitare.

Ma dico di più.

L’esistenza stessa di simili leggi mette di per sé in dubbio quello che si vuol proteggere legalmente. La verità infatti, a mio modesto parere, non è un dogma e non può che esaltarsi quanto maggiore è la ricerca su di essa. Impedire qualsiasi ricerca storica critica significa solo minare in maniera mortale la credibilità di ciò che si vuol difendere ed è un chiarissimo tentativo di trasformare la Storia in una sorta di Religione rivelata.
Veramente assurdo.

«Uno di questo storici (negazionisti dell’olocausto) è David John Cawdell Irving (Essex, 24 marzo 1938), uno scrittore britannico, specializzato nella storia militare della seconda guerra mondiale. È l’autore di una trentina di libri, tra cui ‘Apocalisse a Dresda (1963)’, ‘La guerra di Hitler (1977)’, ‘La guerra di Churchill (1987)’ (libri di cui ho riportato alcune citazioni).

La reputazione di Irving come storico è stata ampiamente screditata dopo lo scoppio di un caso con la storica statunitense Deborah Lipstadt e l’editore Penguin Books nel 1998. Durante il processo, la corte osservò che Irving era un “attivo negatore dell’Olocausto”, antisemita e razzista, e che egli “è associato con degli estremisti di destra che promuovono il neonazismo”. Il giudice affermò anche che Irving aveva “per le sue ragioni ideologiche continuativamente e deliberatamente manipolato e alterato l’evidenza storica”.

David Irving fu arrestato in Austria l’11 novembre 2005; il 20 febbraio 2006 fu riconosciuto colpevole da un tribunale per “aver glorificato ed essersi identificato con il partito nazista tedesco”, cosa che in Austria è punita, secondo la legge della Verbotsgesetz e in base a tale sentenza fu condannato a tre anni di reclusione. Tuttavia, dopo essere rimasto in carcere per 400 giorni (fino al 21 dicembre 2006), lo storico britannico fu scarcerato in seguito alla sentenza della Corte d’Appello.» (Wikipedia)

Non entro ovviamente nel merito di quanto da lui sostenuto nei riguardi dell’Olocausto (il crimine comunque lo si quantifichi c’è, e c’è tutto), ma mi permetto solo di osservare che non è certamente vietandogli di esporre le sue tesi che si fa un servizio alla Storia.

Purtroppo, per quel che riguarda i fatti del secolo scorso siamo di fronte ad una strenua difesa della cortina di silenzio che circonda i crimini dell’altra metà.

E questa difesa ad oltranza vede schierati insieme gli Alleati di sessant’anni fa.

Ma il mondo gira e verità a lungo nascoste vengono un po’ alla volta alla luce permettendo finalmente di avere una visione più completa del secolo dell’orrore.

E viene spontaneo chiedersi (anche se le risposte si possono facilmente trovare nei capitoli precedenti) perché tali crimini non vengono finalmente ricordati al pubblico in tutta la loro gravità e perché si continua ad additare in Hitler (accoppiato in Italia a Mussolini) l’unico colpevole e si permette ancora che in tutto il mondo sventoli la bandiera principe dell’orrore, la bandiera rossa con la falce e martello, che sono i simboli della più incredibile carneficina che la Storia ricordi.

Carneficina che, al contrario di quella nazista, continua impunemente ancora oggi.

Commenti

Precedente Successivo Indice

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: