Ricordare…

093 – Il dopoguerra

Da questo capitolo cominciamo a considerare gli avvenimenti del dopo guerra.
La situazione del PCI alla fine della guerra era di assoluto predominio rispetto a quella degli altri partiti. Le cause di questo sono moltplici. Vediamo di elencarne alcune:

  • il PCI era l’unico che poteva vantare una capillare organizzazione su tutto il territorio. Organizzazione che, sia pure di modeste dimensioni, era riuscito a tenere in piedi anche durante il Fascismo;
  • il PCI godeva di importanti risorse finanziarie: in parte derivanti dalle rapine effettuate durante e dopo la Resistenza, in parte frutto del massiccio aiuto economico che proveniva dall’URSS;
  • il PCI era riuscito ad avere praticamente il controllo del CNL e della sua organizzazione. e ciò in seguito al terrore degli ultimi anni;
  • il PCI era riuscito a far entrare nelle sue file un grossa fetta di ex-fascisti che avevano optato per tale scelta pur di salvare la vita;
  • il PCI poteva vantare un programma ben preciso e di lunghe vedute, già collaudato in Russia. Gli altri partiti avevano solo ideali e ben poco d’altro;
  • il PCI era maestro nella calunnia e nella menzogna, ‘qualità‘ che aveva affinato a lungo alla scuola sovietica e che unite alla mancanza di scrupoli e alla ferocia assassina ne facevano una forza molto temuta dagli avversari.

Per nostra fortuna si trovava in un territorio occupato dagli americani e, in base al trattato di Yalta, assegnato al loro controllo.

Contrapposti al PCI erano gli altri partiti, con in testa la DC che godeva dell’appoggio della Chiesa e degli Alleati.
Questi partiti, però, eran ricattabili dal PCI, come del resto gli stessi Alleati.
La legittimazione di tutti infatti si basava sulla Resistenza e sulla lotta al Nazismo ed al Fascismo. Ma la Resistenza era piena di episodi che facevano impallidire la violenza nazista ed i suoi stessi componenti, quelli che erano poi passati ai partiti democratici, provenivano in gran parte dal disciolto partito Fascista. Gli alletai stessi non avevano nessuna voglia che i loro crimini venissero ricordati.

Sia il Re che il governo dovevano far dimenticare l’improvviso ribaltamento dell’alleanza e dovevano radicare nell’immaginario collettivo che i tedeschi si trovavano in Italia non come alleati, ma come occupanti; mentre gli Alleati non erano gli occupanti, ma i nostri alleati.
E far dimenticare che la guerra civile e il ribaltamento di alleanza era servito a ben poco, per quel che riguarda le clausole del trattato di pace che trattava l’Italia tutta come un nemico vinto (vedi trattato di pace).

Questo insieme  di cose portò al patto scellerato, che avrebbe dovuto legittimare tutto ciò che era successo, di far identificare alle masse il Nazismo come il male assoluto e legare alle sue nefandezze anche il Fascismo. Ciò avrebbe impedito che si parlasse d’altro e avrebbe messo tutti al riparo da richieste di spiegazioni. Il primo passo fu l’istituzione del Tribunale di Norimberga, istituzione giuridicamente quanto meno discutibile. Fu strenuamente voluta dall’URSS e portò al famoso processo. Fu ovviamente un processo a metà. Si giudicò infatti solo sui crimini dei vinti, ma non si spese una sola parola sui crimini dei vincitori che erano anche i giudici del processo stesso.
Sarebbe come istituire un processo incaricando il ‘padrino’ della mafia di giudicare la ‘ndrangheta. Si otterrebbe sì la condanna della ‘ndrangheta, ma allo stesso tempo si darebbe una patente di onestà alla mafia. Un  bel risultato davvero.

Per quel che riguarda la correttezza del processo di Norimberga, riporto qunto scrive Wikipedia:
Anche durante lo svolgimento del processo si alzarono voci contrarie alla legittimità della corte. L’avvocato difensore di Göring, Otto Stahmer, invocò il principio del diritto romano Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali, il quale non ammette l’emanazione di leggi retroattive, contestando inoltre il diritto ai vincitori di processare i vinti.
Il principale giudice sovietico, Iola Nikitchenko, aveva preso parte ai processi spettacolo di Stalin, cosa che negli anni successivi avrebbe danneggiato la credibilità del processo di Norimberga. I processi vennero condotti in base a delle proprie regole di prova; gli atti d’accusa vennero creati ex post facto e non erano basati sulle leggi di nessuna nazione, la difesa tu quoque venne eliminata, e l’intero spirito dell’assemblea fu la “giustizia dei vincitori”, elementi che contribuirono a diminuire la credibilità dei processi.

Giusto o ingiusto che fosse il Processo di Norimberga raggiunse il suo scopo che consisteva non tanto nella condanna di criminali, ma nell’effetto propaganda che tale Processo avrebbe conseguito.

Per quel che riguarda l’Italia arriviamo al seguente paradosso:

Al PCI, nonostante la lunga catena di crimini e di sangue che lo contraddistingueva, la sua nota e tradizionale antidemocraticità e la sua totale, rigida dipendenza da una Nazione straniera, l’URSS, vengono date le patenti di combattente per la libertà e di difensore della democrazia, patenti che lui stesso aveva con forza richiesto.
Pur ottenendo la maggioranza assoluta alle prime elezioni, la DC non fece nulla per portare il Paese alla pacificazione e lasciò il PCI libero di assumersi quel ruolo di ‘protettore e giudice‘ della democrazia che tanti danni ha portato in seguito al nostro Paese.

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