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063 – Crimini Nazisti: le stragi

Tra i ‘crimini‘ nazisti, soprattutto in Italia, vengono smpre ricordate le stragi, vale a dire l’uccisione di civili spesso in numero impressionante e a volte accompagnate da torture e atrocità.

A parte le esagerazioni, è indubbio che vi furono numerose ‘rappresaglie‘ sia da parte nazista che, in misura inferiore, da parte fascista.
Davanti alle vittime, quasi sempre innocenti, è difficile non provare pietà.
Da un punto di vista storico vanno però fatte almeno due considerazioni.

  1. Su entrambi i fronti si ebbero episodi criminosi. Dal mero punto di vista numerico, anzi,  gli episodi criminosi alleati provocarono un numero maggiore di vittime;
  2. gli episodi addebitabili ai nazisti traevano origine dal, ed erano la diretta conseguenza del, terrorismo partigiano, circostanza non presente nei crimini Alleati.

E’ quindi del tutto pretestuoso demonizzare il comportamento tedesco ed assolvere quello alleato.
Ed invece è quello che si è coscientemente imposto dal dopoguerra ad oggi.

“Ma esiste anche una cortina di retorica con la quale – sia per il Nord, sia per il Sud – le verità scomode vengono immolate al politicamente corretto. E così le stragi di fascisti o presunti tali dopo la Liberazione hanno il rilievo d’un fait divers, e la voluttà di servilismo di troppa gente nei confronti dei vincitori viene gabellata per anelito di libertà. Ha scritto il giornalista inglese Alan Moorehead: «Stavamo assistendo al crollo morale di un popolo. Non avevano più nessun orgoglio, né dignità». I reparti che avrebbero dovuto difendere la Sicilia battendosi per ogni metro del «bagnasciuga» diedero – fatte salve le consuete e ammirevoli eccezioni – pessima prova.

Facciamo indigestione – nella tv, nei libri, nei quotidiani – di efferatezze tedesche. È bene che le ricordiamo. Ma senza sorvolare sulle efferatezze dei liberatori. I tedeschi davano prova della massima ferocia nelle loro rappresaglie antipartigiane. Ma la truppa, disciplinata, non infieriva gratuitamente sulla popolazione civile come invece fecero i marocchini del generale francese Alphonse Juin. Il 14 maggio 1944 questi aveva rivolto ai suoi goumiers nordafricani, selvaggi e coraggiosi, un proclama che ignobilmente recitava: «Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è il vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete… Per cinquanta ore sarete padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete». La pugnalata che Mussolini aveva vibrato alla schiena della Francia agonizzante fu ripagata da innumerevoli stupri, omicidi, furti violenze. Un inferno, un’orgia di terrore, debitamente autorizzata.

In questo sfacelo i politici riaffacciatisi alla ribalta e l’intellighenzia duttile e furba cercavano di porre le basi del nuovo potere. Fu annunciato un lavacro del Paese, i cittadini compromessi sarebbero stati epurati. Ma Benedetto Croce, uomo di cervello ma anche uomo di mondo, avvertì: «Avendo molta parte degli italiani, per necessità di vita, per timore, per vanità o indolenza, accettato il fascismo, era impossibile ridurre l’Italia a un campo in cui pochi puri o pretesi puri accusino e condannino la maggioranza dei propri concittadini». Le epurazioni colpirono i soliti stracci e favorirono un gigantesco processo di trasformismo. I fascistoni più svelti e spregiudicati si posero sotto la protezione del Pci, venne coniata una strofetta: «L’Epurazione che non falla/ si fa boa e resta a galla»” (da ‘Il lato oscuro della Liberazione’, Mario Cervi, giugno 2008).

Mettiamo a confronto due episodi famosi. La strage di Marzabotto e il bombardamento di Dresda.

Strage di Marzabotto:  secondo i partigiani 1.883 vittime (dal 29 al 18 ottobre 1944), circa 800 (dal 29 al 5 ottobre 1944) secondo wikipedia, 770 (dal 29 settembre al 5 ottobre) secondo le ricerche del 1997 del Comitato Onoranze.
Il totale delle vittime civili della Wehrmacht e delle SS in Italia varia tra le 6.000 e le 10.000 unità, anche se si è spesso parlato di oltre 50.000 morti.
Vediamo ora cosa mosse i tedeschi ad effettuare il massacro.

“A Monte Sole si inizia a costituire la Brigata Stella Rossa che, oltre ai giovani del luogo, può contare su alcuni soldati inglesi fuggiti da un campo di concentramento. La banda cresce rapidamente, grazie anche alla fama ottenuta del comportamento di Lupo e di Sammarchi: la prima azione risulta il deragliamento, tramite uso di esplosivo, di un un treno in località Grizzana sulla direttrice Bologna-Firenze, con la distruzione di cisterne di benzina ed automezzi.
La Brigata è profondamente legata ancora alla popolazione dei paesi di provenienza di molti dei suoi aderenti e si forma su una base di persone residenti a Monzuno e Marzabotto.
Poco tempo dopo una divisione tedesca attacca la zona comprendente Sasso, Grizzana, Marzabotto, La Quercia, Vado; dopo quindici ore di durissimi scontri i nazifascisti lasciano sul campo circa 550 morti e un numero ancor maggiore di feriti.
La loro audacia è dimostrata dall’attacco alla caserma dei carabinieri di Marzabotto: Lupo ed alcuni suoi uomini, travestiti da miliziani fascisti, fingono di aver catturato tre inglesi fuggiti da un campo di concentramento (in realtà loro compagni), abbattono a scariche di mitra il maresciallo dei carabinieri e miliziani fascisti presenti provocando tre morti ed alcuni feriti fra i fascisti.” (da Wikipedia)

La strage fu quindi una reazione agli attacchi partigiani ed un atto, per quanto brutale, di rappresaglia verso una popolazione che aveva attivamente aiutato i terroristi.

Bombardamento di Dresda: avvenuto tra il 13 e il 15 febbraio 1945, causò tra 35.000 a oltre 135.000. La cifra esatta non si saprà mai, visto che la città non avendo obiettivi militari era considerata sicura e, oltre ai suoi abitanti aveva almeno 200.000 profughi. Su 28.410 case del centro, ne furono distrutte 24.866. Sino al 1966 sono stati ritrovati cadaveri.

La potenza di fuoco scaricata sulla città superò quella delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
Il bombardamento creò una tempesta di fuoco, con temperature che raggiunsero i 1500 °C.
Lo spostamento di aria calda verso l’alto, e il conseguente movimento di aria fredda a livello del suolo, creavano un fortissimo vento che spingeva le persone dentro le fiamme.

Migliaia di civili bruciarono nei rifugi, altri colpiti da bombe al fosforo si spegnevano in acqua per poi riaccendersi all’aperto, tanto da costringere le SS a finirli con un colpo di pistola.
Gli unici a salvarsi furono i primi che fuggirono dalla città. Poi col passare delle ore, il vento caldo sempre più forte e l’altissima temperatura, non permisero più alcuno spostamento.

La città non rappresentava alcun obiettivo, anche minimo, militare. L’obiettivo era di uccidere il maggior numero di civili in modo da demoralizzare la popolazione. Non fu la risposta ad atti di terrorismo. Fu soltanto una barbarie.

«La distruzione di Dresda ha un sapore epico e tragico. Era una città meravigliosa, simbolo dell’umanesimo barocco e di tutto ciò che c’era di più bello in Germania. Allo stesso tempo, conteneva anche il peggio della Germania del periodo nazista. In un certo senso, la tragedia fu un perfetto esempio degli orrori del modo di concepire la guerra nel XX secolo» (Frederick Taylor, storico) (da Wikipedia)

Di questi due crimini, uno è diventato un simbolo dell’orrore (con processi e condanne), dell’altro non se ne è fatto niente (niete processi, niente condanne, niente orrore).

Lascio a voi scoprire quale sia stato elevato a ‘crimine di guerra‘ e quale sia stato invece considerato come una ‘spiacevole‘ conseguenza della guerra stessa.

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