Ricordare…

178 – Gli assassini sono tra noi

Abbiamo sin qui parlato di crimini e criminali per così dire storici. Cioè di sadici delinquenti che hanno operato durante la Resistenza e nel primo ventennio del dopoguerra in Italia e prima, durante e dopo la guerra nel mondo.

Ora il PCI non c’è più. É in gran parte confluito nel PDS e poi nel PD di Veltroni. A sentir loro e i loro estimatori la situazione è radicalmente cambiata. A parte i partiti di Bertinotti e Diliberto e qualche frangia estrema, sembrerebbe che il comunismo, almeno in Italia non esista più.

Che senso ha quindi rinvangare storie passate e ormai prive di senso?

Come sempre la realtà purtroppo è molto diversa da come la dipinge la sinistra. Innanzitutto i crimini del passato derivano da due ideologie, il nazismo (pressoché scomparso) e il marxismo (vivo e vegeto come e più di prima), molto simili tra loro.

Molti oggi si vedono rimproverare se parlano del comunismo come di qualcosa di attuale. “Non esiste più”, gli dicono. “Smettete di parlarne”. “Vedete comunisti dappertutto”. “Ma è una mania da curare, la vostra!” Ovviamente in questi casi uno avrebbe la tentazione di rispondere semplicemente citando l’esistenza di quelle centinaia di migliaia di italiani che si proclamano comunisti e che votano per due partiti che comunisti si definiscono anche col loro nome. Ma forse è solo un vezzo. Magari con “comunisti” intendono socialdemocratici. O fascisti. Chissà.

La realtà è che si può facilmente cambiare un nome, ma è molto più difficile cambiare la propria mentalità.

Assassino non è soltanto colui che materialmente uccide, ma anche chi lo aiuta, chi lo nasconde, chi lo incoraggia, chi gli indica la vittima, chi lo scusa e chi nega addirittura che ci sia stato un omicidio.

Esempi ne abbiamo purtroppo ogni giorno.Si va da chi orgogliosamente se definisce marxista (leggi il capitolo ‘Le ragioni ideologiche’ per vedere cosa predicavano Marx e Lenin), ma anche a chi continua, sotto un nuovo nome, a negare, giustificare i crimini passati e a predicare in continuazione odio.

Il marxista, avendo ricevuto per grazia di Marx, la verità rivelata è per sua natura assolutamente intollerante. Non ammette che possano esistere altri che la pensino diversamente e, seguendo alla lettera il verbo del profeta, se per disgrazia se ne trova uno davanti, cerca di eliminarlo, se possibile fisicamente, altrimenti si sforza di distruggerlo moralmente.É accaduto spessissimo in passato, sta accedendo oggi e accadrà domani.

Gente di questo tipo ne trovate ovunque. Nei giornali, nelle televisioni, nelle scuole, nelle università, nel lavoro, nel sindacato. Ovunque.

E li riconoscete per l’intolleranza, l’odio, la mancanza di senso dell’umorismo,il rifiuto di parlare e ammettere i crimini commessi in passato dai loro compagni, la terminologia isterica che usano e il loro bisogno di inventarsi sempre un nemico da abbattere. Stanno con le loro azioni torturando e massacrando ancora una volta quelle decine e decine di milioni di persone che il marxismo ha già colpito. E stanno incitando i più sprovveduti a compiere ancora assassini in nome di talee ideologia.

Il professor Biagi, prima di essere assassinato dalle Brigate Rosse, aveva subito un lungo, infamante linciaggio, quasi un invito all’omicidio, in particolare da parte del sindacato guidato da Sergio Cofferati. Cofferati ovviamente, dal punto di vista legale non ha niente a che vedere con l’omicidio, ma dal punto di vista morale la sua responsabilità è maggiore di quella di colui che materialmente ha usato la pistola.

Stessa cosa anni prima per i 101 che firmarono il manifesto contro il commissario Calabresi, assassinato poco dopo.

Ebbene tutti costoro continuano imperterriti a seminare odio e violenza. E da molti sono ritenuti maestri di vita (sarebbe meglio chiamarli maestri di morte).

Rifletteteci.

Questi sono i marxisti, i successori delle SS, dei torturatori comunisti di tutto il mondo, degli aguzzini dei campi di sterminio e dei Gulag, delle guardie rosse di Mao e di Pol Pot.E sono osannati, manovrati, protetti e istruiti da personaggi che scrivono sull’Unità, sul Manifesto, sull’Espresso, su Repubblica e su molti altri giornali. Costoro, che non hanno niente da invidiare a Hitler, Stalin, Mao e compagni, sono venerati, considerati personaggi di grande prestigio e invitati un giorno sì e l’altro pure a pontificare su qualche canale televisivo.

Imparate a conoscerli e ad evitarli. Sono la peste del XXI secolo.

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