Ricordare…

42l – Il radar italiano

Nella Seconda Guerra Mondiale le nuove armi furono invece impiegate in base ai nuovi concetti militari, che sostituirono la guerra di trincea con la guerra di movimento ed i bombardamenti strategici. In aggiunta l’efficienza delle nuove armi fu moltiplicata dai progressi nelle nuove tecnologie. Tra di esse l’elettronica rese disponibili dei dispositivi quali l’ecogoniometro (il sonar), il calcolatore elettronico ed il radar: lo strumento del quale trattiamo in questo capitolo.

IL RADAR ITALIANO.

Nessuno praticamente lo sa, ma noi italiani eravamo allo stesso livello degli altri anche nello sviluppo del radar negli anni precedenti la guerra. La prima intuizione sulle possibilità tecniche del mezzo venne naturalmente a Marconi, che già nel 1922 scriveva ‘…apparati con cui una nave potrebbe proiettare un fascio di questi raggi, i quali sarebbero riflessi incontrando un oggetto metallico…’.

Nel 1935 egli organizzò anche una dimostrazione per ufficiali dell’esercito sulla rivelazione di reparti in marcia (Stato Maggiore della Marina, Notiziario della Marina n. 10 Ottobre 1998).

Il successo tecnico fu evidente ma l’applicazione in sé non era molto interessante per l’Esercito e la cosa non ebbe seguito: si sa che Marconi condusse esperimenti anche da un noto albergo di Sestri Levante che si trova su uno sperone roccioso, ma niente di più. E’ probabile che la voce popolare sul raggio della morte derivi proprio da questi esperimenti.

Esistevano in Italia nel 1935 le capacità teoriche ed industriali richieste per la costruzione del radar, e questo si può affermare tenendo conto della costruzione di una ionosonda ad impulsi dall’Istituto di ricerca delle Regie Poste, e l’incarico dell’IMST (Istituto Militare Superiore delle Trasmissioni) al professor Tiberio per le ricerche sul Radio Detector Telemetro, o RDT la prima definizione italiana del radar.

Il lavoro fu affidato al professor Ugo Tiberio, in quanto lo stesso già lavorava sulla materia dal 1933 e fu il primo al mondo a pubblicare lo studio teorico sul funzionamento e l’equazione fondamentale del radar nel suo articolo ‘Misura di distanze per mezzo di onde ultracorte’ pubblicato sulla rivista Alta Frequenza del Maggio 1939 (Stato Maggiore della Marina, Notiziario della Marina n. 10 Ottobre 1998).

Il professor Tiberio era docente universitario di Elettrotecnica presso l’Università di Palermo ed insegnante presso la Accademia Navale di Livorno. Svolse le sue ricerche dal 1936 al 1943 presso il RIEC (Regio Istituto Elettrotecnico Comunicazioni) della Regia Marina lavorando allo sviluppo del rilevamento dei radiolocalizzatori.

Egli elaborò prima la teoria completa del funzionamento del radar, e procedette poi ad una campagna di prove con strumenti autocostruiti. Dal 1936 i prototipi passarono dall’EC- 1 all’EC- ter, che fu lo strumento dimostrato a quegli asini dei nostri Ammiragli nell’Aprile 1941, dopo che gli Inglesi ci avevano affondato due incrociatori della squadra navale in mare, sparandoci addosso nel buio da breve distanza, come a delle anatre.

Entro l’estate 1943 quasi tutte le nostre navi montavano il GUFO per scoperta navale (portata 12 km), avevamo pronto il FOLAGA per la difesa costiera ed un modello per la scoperta di aerei in avvicinamento l’ARGO con portata di 250 km!

Cosa era successo negli anni antecedenti la guerra, mentre gli Ammiragli dormivano sonni profondi e tranquilli?

Nel 1938 la Direzione Armi Navali richiese alla SAFAR di Milano lo studio e la realizzazione di prototipi del sistema di radiolocalizzatore navale, e lo richiese con tanta energia che non si combinò niente fino alla dichiarazione di guerra del Giugno 1940 quando fu deciso che la guerra sarebbe finita in pochi mesi… e si poteva lasciar perdere (Stato Maggiore della Marina, Notiziario della Marina n. 10 Ottobre 1998).

Il libro del Baroni è una vera miniera di informazioni, ed invito i lettori interessati all’argomento a procurarselo, e per gli scopi di questo scritto mi bastano due citazioni:

Nel 1942 il Ministero dell’Aeronautica non ritenne interessante il progetto rivoluzionario di un radar di bordo per aerei da caccia che funzionava scansionando su di un piano bidimensionale il raggio elettromagnetico di localizzazione, rendendo visibile addirittura la sagoma del bersaglio invece che la sua traccia generica. Anni di anticipo sugli americani, progettista l’ingegner Castellani della SAFAR.

Dopo la fine della guerra si venne a sapere che i nostri disturbatori radar prodotti dall’IMST avevano sempre accecato e reso inutilizzabili i radar inglesi a difesa di Malta.

Abbiamo perso il treno come al solito per la stessa miscela di incapacità, ignoranza e supponenza che sono difetti gravi nelle persone comuni, ma sostanziano il tradimento nei supremi capi militari di un paese che si avvia alla guerra. Chi non è all’altezza del suo compito abbia la decenza di andarsene prima di fare danno.

CONCLUSIONI.

Ancora una volta avevamo le idee, avevamo gli uomini, avevamo le capacità industriali ed avevamo il tempo necessario: che cosa non ha funzionato?

Franco Bandini, nel suo bel libro ‘Tecnica della sconfitta’, dice che in Italia il meccanismo della selezione funziona al contrario portando al comando invariabilmente i più incapaci, io non lo credo. Dico però che non riesco a credere che i nostri Ammiragli siano stati incapaci fino al punto di non capire quale vantaggio avrebbero avuto le nostre navi dall’avere un radar a bordo.

Oppure fino al punto di non capire quale pericolo fosse per le nostre navi se il radar l’avessero avuto gli Inglesi.

Dico che nessuno può essere così ottuso da rinunciare al radar come mezzo di ricerca dei sommergibili nemici che ci affondavano regolarmente i convogli di rifornimento per il Nord Africa.

Dico che questi Ammiragli sono gli stessi che, unici al mondo, hanno consegnato la flotta al nemico invece di affondarla quando il Re si è arreso.

Hanno macchiato per sempre l’onore della nostra Marina: solo alcuni comandanti isolati hanno affondato le loro navi, altri si sono fatti internare nei porti di paesi neutrali. Fecia di Cossato, l’eroico comandante di sommergibili, si suicidò per la vergogna.

Migliaia di Ufficiali e marinai, della Marina Militare e di quella Mercantile sono in fondo al mare nelle loro navi: morti facendo il loro dovere e lasciando le famiglie nella disperazione. Loro, gli Ammiragli del Re, sono rimasti a prendere stipendio, liquidazione e pensione.

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