Ricordare…

154 – Lotta Continua

Dall’Espresso del 5 settembre 1996 riprendiamo la cronologia dei “Sette anni di guai” (titolo dell’articolo) di Lotta Continua, dalla sua fondazione nel 1969 al suo scioglimento nel 1976. Ricordiamo che il Direttore dell’Espresso, Claudio Rinaldi, è stato autorevole rappresentante del movimento, per cui è da ritenersi testimone senz’altro attendibile.

Mancano però dalla cronologia alcune “azioni” compiute da militanti di Lotta Continua, che, data lo loro gravità, ci sembra avrebbero dovuto essere menzionate. Per ovviare a queste “dimenticanze”, abbiamo inserito di nostra iniziativa gli episodi più significativi (paragrafi in corsivo).

27 maggio 1969 La sigla Lotta Continua compare per la prima volta come intestazione di un volantino alla Fiat Mirafiori.

3 luglio 1969 Corteo operai-studenti a Torino. Scontri con la polizia.

27 luglio 1969 Sempre a Torino, primo convegno nazionale dei comitati e delle avanguardie operaie.

Autunno 1969 Si forma il gruppo di Lotta Continua, principalmente per iniziativa del Potere Operaio di Pisa (Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Carla Melazzini, Franco Bolis, Cesare Moreno), del Potere Proletario di Pavia (Sergio Saviori), del Movimento Studentesco di Torino (Guido Viale, Luigi Bobbio), Milano (Luciano Pero, Franca Fossati, Luigi Manconi), Trento (Mauro Rostagno, Marco Boato). Lotta Continua si inserisce nelle manifestazioni operaie dell’autunno caldo con la parola d’ordine “Rompere la gabbia del contratto”.

1 novembre 1969 Esce il settimanale “Lotta Continua”. È stampato a Milano. Se ne occupano Bobbio, Manconi, Vicky Reichmann e Claudio Rinaldi.

19 novembre 1969 In scontri fra dimostranti e polizia muore a Milano l’agente Antonio Annarumma.

22 novembre 1969 “Lotta Continua”, con l’articolo “La violenza operaia dalle fabbriche alle strade”, invita a “rivendicare la risposta di massa e violenta”.

20 dicembre 1969 Il settimanale denuncia la strage di Piazza Fontana come strage di Stato. È l’inizio della cosiddetta controinformazione militante.

Inverno 1969-70 Ogni sabato assemblea nazionale: Pisa, Venezia, Firenze, Roma, Trento, Genova, Pavia, Bologna.

Primavera 1970 Alle Regionali Lotta Continua è per la non partecipazione. Slogan: “È la lotta, non il voto, è la lotta che decide”.

Luglio 1970 A Reggio Calabria Lotta Continua cerca di farsi spazio nella rivolta populista dei Boia chi molla.

25-26 luglio 1970 Torino: Primo convegno nazionale di Lotta Continua.

Ottobre 1970 “Lotta Continua” lancia l’inserto “Proletari in divisa”, destinato ai militari di leva.

Novembre 1970 Lotta Continua passa dalle semplici lotte nelle fabbriche alla mobilitazione sul territorio (“Prendiamoci la città”).

Gennaio 1971 Una sentenza della magistratura definisce legittima l’occupazione delle case di Via Mac Mahon, a Milano, promossa da Lotta Continua. Altre case verranno occupate nel giugno successivo in Viale Tibaldi.

Giugno 1971 Il settimanale inaugura la rubrica “I dannati della terra”, con l’obiettivo di promuovere lotte nelle carceri. Allo stesso scopo è incisa su disco la canzone “Liberare tutti”. Sulla copertina è scritto: “Parole e musica del proletariato”.

5 ottobre 1971 In vista dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, Lotta Continua apre la campagna “No al fanfascismo”.

Novembre 1971 Sofri si trasferisce a Napoli e fonda “Mo’ che il tempo s’avvicina”, foglio di agitazione per il Sud.

3 marzo 1972 A Milano le Brigate Rosse compiono il primo rapimento, quello del dirigente Siemens Hidalgo Macchiarini (“Colpiscine uno per educarne cento”).

4 marzo 1972 L’esecutivo milanese di Lotta Continua dà del sequestro un giudizio positivo. Un’ala del movimento, facente capo a Luciano Pero, comincia a dissentire.

22 marzo 1972 Un militante di L.C., Maurizio Pedrazzini, già autore di numerose rapine in banca finalizzate a finanziare il movimento, fallisce un attentato alla vita dell’onorevole missino Franco Servello. Così descrive l’episodio Leonardo Marino nel libro “La verità di piombo”: “In quei giorni era andata buca la prima operazione di giustizia rivoluzionaria della nostra organizzazione: l’assassinio dell’on. missino Franco Servello, capo dei fascisti milanesi. Il compagno Maurizio Pedrazzini, che avrebbe dovuto giustiziarlo, si era fatto beccare con l’arma in mano sul pianerottolo dell’abitazione di Servello. Pedrazzini si era appostato al piano di sopra, in attesa che Servello uscisse di casa e chiamasse l’ascensore. Avrebbe dovuto piombargli alle spalle e sparargli mentre l’on. missino entrava in cabina. Ma il nervosismo lo aveva tradito e, mentre aspettava, gli era partito un colpo che aveva fatto uscire tutta la gente dalle loro abitazioni. Pedrazzini, subito catturato, disse che voleva soltanto minacciarlo con la pistola per impedirgli di andare a tenere un comizio.” Nel dicembre 1988 Pedrazzini è stato ucciso dalla polizia austriaca ad Innsbruck mentre cercava di mettere a segno una rapina in banca.

1-3 aprile 1972 Si precisa la tendenza che Bobbio, nella sua storia di Lotta Continua, chiamerà “svolta militarista di Rimini”: Al terzo convegno nazionale di Lotta Continua viene approvata la linea del cosiddetto “scontro generale” con la borghesia e lo Stato.

11 aprile 1972 “Lotta Continua” diventa quotidiano. Per le imminenti elezioni politiche viene coniato lo slogan “I fascisti non devono parlare”, in nome del quale alcune sezioni del MSI vengono assalite.

17 maggio 1972 Viene ucciso in un agguato a Milano il commissario di polizia Luigi Calabresi.

18 maggio 1972 “Lotta Continua” definisce l’assassinio “un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia”. Il dissenso a Milano si estende. In tutti i nuclei di Lotta Continua la linea viene discussa. Ma alla fine, in un’assemblea cittadina, le colombe di Pero si ritrovano in netta minoranza. Luglio 1972 Sui “Quaderni Piacentini” Pero pubblica, con lo pseudonimo di Giancarlo Abbiati, sotto il titolo “Contro il terrorismo”, una dura requisitoria contro la linea vincente di Lotta Continua.

14-15 ottobre 1972 Il Comitato nazionale di Lotta Continua comincia una cauta autocritica delle posizioni assunte nei mesi precedenti.

1973 Lotta Continua cambia linea e auspica l’ingresso del PCI nel governo. Nei cortei gli altri gruppi scandiscono:”Ellecì / non è qui / fa la corte al PCI…

Fine 1973 Lotta Continua tenta di superare il movimentismo e punta ad “agire da partito”.

1974 Militanti di Lotta Continua, delusi dalla svolta moderata, lasciano il gruppo ed aderiscono all’Autonomia.

29 ottobre 1974 Due ex di Lotta Continua, Luca Mantini e Giuseppe Romeo, muoiono nel corso di una rapina a Firenze. Stavolta “Lotta Continua” condanna la violenza.

7-12 gennaio 1975 Primo congresso nazionale di Lotta Continua. Per la prima volta il Comitato nazionale è eletto a scrutinio segreto. Alle regionali si decide di votare PCI.

19-20 luglio 1975 Con una maxi-festa a Licola, in Campania, si consuma il passaggio dal movimento studentesco al cosiddetto proletariato giovanile. Da questo momento, nella galassia gruppettara, le tematiche del personale tendono a prendere il sopravvento su quelle politiche. Per i Circoli Ottobre, organismi di Lotta Continua per i ragazzi, comincia una rapida decadenza.

6 dicembre 1975 A Roma i militanti di Lotta Continua della sezione Cinecittà tentano di boicottare una grande manifestazione femminista irrompendo nel corteo al grido di “E ora / e ora / la fica a chi lavora”. L’assalto viene respinto. Per Lotta Continua è l’inizio della fine.

20 giugno 1976 Lotta Continua si presenta alle politiche facendo liste comuni con il Partito di Unità proletaria, Avanguardia Operaia e Movimento lavoratori per il socialismo. Il risultato è modestissimo.

31 ottobre – 5 novembre 1976 A Rimini il secondo Congresso nazionale di Lotta Continua vede un duro scontro fra il quadro dirigente e le donne. Il movimento, pur senza dichiarazioni formali di scioglimento, si dissolve. Sopravvive il quotidiano, diretto da Enrico Deaglio, che sempre più diventa una specie di palestra per ex militanti disorientati e giovani dell’ultrasinistra in crisi.

Quello che Rinaldi non dice con sufficiente energia è che Lotta Continua ha rappresentato il “contenitore” di transito per centinaia di giovani che tra il 1976 e il 1980 sono passati dalla militanza politica alla prassi del terrorismo in varie organizzazioni criminali, Prima Linea in modo particolare.(da da Osservatorio sui delitti del comunismo in Italia – Lotta continua)

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