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165 – Maritalia

SECONDO LE ” IZVESTIA ” MESSO A PUNTO A MOSCA L’ ACCORDO SUI CONTI SEGRETI CHE FUNZIONÒ PER UNA DECINA D’ ANNI

DAL 1977 al PCI duemila miliardi ” frodati ” allo Stato un piano per fare avere a Botteghe Oscure i profitti della ” Maritalia ” sottratti al fisco con false penali. come venivano attuate le frodi fiscali attraverso la società di Ravenna

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Secondo le “Izvestia” messo a punto a Mosca l’ accordo sui conti segreti che funzionò per una decina d’ anni dal ‘ 77 TITOLO: Al PCI duemila miliardi “frodati” allo Stato Un piano per fare avere a Botteghe Oscure i profitti della “Maritalia” sottratti al fisco con false penali

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA . Le frodi fiscali compiute attraverso la società ravennate Maritalia avrebbero permesso al PCI di realizzare profitti pari a un miliardo e mezzo di dollari (circa duemila miliardi di lire) nell’arco di una decina d’ anni. Alla vigilia della pubblicazione del primo lotto di documenti declassificati degli archivi del Pcus, le “Izvestia” confermano con ulteriori dettagli le anticipazioni dei giorni scorsi.

In un lungo articolo dedicato ai conti segreti dei comunisti italiani in URSS, il quotidiano moscovita scrive che analoghe operazioni sarebbero state condotte da “più di una decina” di aziende italiane legate a Botteghe Oscure. I documenti che confermano gli illeciti sarebbero già nelle mani dei magistrati di Roma che conducono l’ indagine sui finanziamenti all’ ex Partito comunista.

Secondo le “Izvestia”, la storia della Maritalia comincia nell’ estate del 1977. Un membro del Comitato centrale del PCI, Gianni Giadresco, accompagnato da Mario Cassani, uno degli amministratori di Botteghe Oscure, e da Giovanni Beletti, direttore amministrativo della compagnia di Ravenna, giungono nella capitale sovietica per un incontro supersegreto ai piani alti della Piazza Vecchia.

Il problema posto dai compagni italiani e’ semplice: la Maritalia, che fra l’altro assicura i suoi servizi alla compagnia di navigazione sovietica “Mar d’Azov” a condizioni molto vantaggiose, vede ogni anno i suoi profitti decurtati fino al 40 per cento dalle imposte italiane. L’ eterno dilemma leninista del “che fare?” viene subito sciolto con la messa a punto di un piano semplice ma abile. Gli emissari del PCI propongono al ministero della Marina mercantile dell’URSS di ordinare alla compagnia sovietica di concludere con Maritalia un contratto nel quale la società italiana si impegna a pagare alla “Mar d’Azov” penali sui tempi morti delle navi in riparazione, il danneggiamento dei container, i ritardi nelle operazioni di carico e scarico.Le penali sarebbero ritornate poi in Italia attraverso la Vnesheconombank, la Banca del Commercio Internazionale. Lo Stato italiano sarebbe rimasto con un pugno di lire e Botteghe Oscure avrebbe potuto salvare gran parte dei profitti della Maritalia sottratti al fisco.

Gli interlocutori moscoviti accolgono con comprensione la richiesta della missione italiana. A Vadim Zagladin, numero due del Dipartimento internazionale, arriva una nota firmata dal ministro in persona e dal presidente della Vneshtorgubank: “Benché l’operazione non corrisponda né alla legislazione italiana, né a quella sovietica, la sua realizzazione è possibile”. Il via politico viene concesso. Nel maggio del 1978 la Banca del Commercio Internazionale apre un conto intestato a Cassani e Beletti dove cominciano ad affluire le penali “pagate” da Maritalia. Di conti nella Vnesheconombank, scrivono le “Izvestia”, ne vengono aperti diversi nel corso degli anni. L’ultimo, secondo il giornale, viene aperto da un italiano senza volto che però ha una firma molto simile a quella di Beletti. “Probabilmente – scrive il quotidiano – quella volta ha viaggiato con documenti falsi”.

Per dieci anni tutte le direzioni succedutesi al vertice della Marina mercantile sovietica avallano e fanno proseguire l’accordo truffaldino. “I soldi erano prelevati da Cassani e Beletti nei loro frequenti viaggi a Mosca e la maggior parte veniva trasferita all’estero attraverso banche svizzere e inglesi”. “Trasferita a chi?”, si chiedono le “Izvestia”. L’idillio finisce nel 1989. Due anni dopo il viceprocuratore dell’Ucraina apre un’inchiesta e ordina di chiudere i conti. Quando sembra sul punto di riuscire, all’ improvviso fa chiudere l’inchiesta e revoca perfino l’apertura dei procedimenti penali.

La storia di Maritalia fa il paio con quella di Interexpo, un’altra società legata al PCI, che acquistava petrolio sovietico a prezzi “dumping” per poi versare gli extraprofitti della rivendita al PCI: il vice-premier russo Michail Poltoranin ha parlato di benefici supplementari per quattro miliardi di dollari.

[Paolo Valentino – Pagina 3 (16 giugno 1992) – Corriere della Sera]

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