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195 – Errori e falsificazioni

Il libro ‘La Risiera di San Sabba’ rivela inoltre la grossolana ignoranza del Fölkel riguardo alla storiografia ufficiale relativa ai «campi di sterminio» nazisti.

Riferiamo anzitutto gli errori più significativi.

Treblinka viene definito «il tristemente famoso campo di sterminio del distretto di Lublino» (p. 17), il che è errato, perché tale campo si trovava nel distretto di Varsavia (1).

A pagina 99 il Fölkel scrive:

«Secondo i risultati delle commissioni d’inchiesta del governo polacco, a Treblinka persero invece la vita 731.000 persone. Contrariamente ad Auschwitz, le camere a gas erano soltanto due e funzionavano a ossido di carbonio. Furono poi costruite altre dieci camere che funzionavano con cianuro d’idrogeno».

Anche ciò è errato. Secondo la storiografia ufficiale, il vecchio impianto di «gasazione» comprendeva tre «camere a gas», non due, mentre nel nuovo impianto non fu mai usato «cianuro di idrogeno», ma sempre ossido di carbonio (2).

«I grossi automezzi-mobili della morte venivano chiamati a Belzec “Fondazione Hackenholt”» (p. 26).

«Come già detto, l’autotreno a gasogeno era uno dei marchingegni della Fondazione Hackenholt”» (p. 30, nota).

Il Fölkel si riferisce ai cosiddetti «Gaswagen», che però non hanno nulla a che vedere né con Belzec né con Hackenholt.

Egli confonde Belzec con Chelmno, in cui sarebbero stati usati i suddetti «Gaswagen»  (3).

L’espressione «Fondazione Hackenholt» deriva dal documento PS-1553 (4) dove designa un impianto di «gasazione» fisso:

«Davanti a noi una casa come uno stabilimento balneare, a destra e a sinistra grandi vasi di cemento con gerani o altri fiori. Dopo aver salito una scaletta, a destra e a sinistra, tre e tre camere come garages, di metri 4 x 5, 1,90 d’altezza. Nella parte posteriore, non visibili, uscite di legno. Sul tetto, la stella di David in rame. Davanti all’edificio la scritta: Fondazione Heckenholt» (5)

Nel documento T-1310 appare la definizione «Heckenholt-Stiftung» (6).

Il Fölkel aggiunge che «le ‘Stiftingen’ (7), cioè le “fondazioni”, derivavano il nome dalle “fondazioni di pubblica utilità”. Per esempio, in Polonia, Wirth e il suo gruppo si fregiavano del nome “Fondazione Wirth “» (p. 139, nota 1).

In realtà non è mai esistita una «Fondazione Wirth». Il Fölkel fraintende il seguente passo di Gerald Reitlinger:

«Il nome di Wirth non ricorre in alcuno dei documenti ufficiali riguardanti l’eutanasia salvatisi dalla distruzione, ma ciò dipende dal fatto che l’ultima fase dell’operazione fu sottratta a Tiergartenstrasse 4 e affidata invece a un ente fittizio, la «Gemeinnützige Stiftung für Anstaltspflege», o «fondazione di utilità pubblica per le cure sanatoriali» È impressionante il fatto, notato da Kurt Gerstein, che, quando in Polonia erano in piena attività i campi di sterminio, Wirth e compagni si fregiavano ancora del nome di «fondazione (Stiftung) (8)».

Reitlinger si riferisce alla «Fondazione Heckenholt» del PS-1553, come risulta dal richiamo a Kurt Gerstein.

Il Fölkel, nella sua sorprendente ignoranza, sdoppia questo Kurt Gerstein in un «ingegner Gersten» (p. 96) e in una fantomatica «ditta Gestein» (9):

«A parte gli esperimenti “medici “, ad Auschwitz fu impiegato con grande successo il Zyklon-B (K.C.N.), cioè il cianuro di potassio. La ditta fornitrice era la Kurt Gestein» (p. 99).

Kurt Gerstein era un SS-Obersturmführer pretesamente antinazista che nell’Agosto 1942 avrebbe assistito ad una «gasazione» nel «campo di sterminio» di Belzec. Di tale pretesa esperienza egli ha lasciato otto relazioni pullulanti di contraddizioni interne ed esterne, assurdità, falsificazioni storiche ed errori che rendono la «testimonianza oculare» di questo personaggio assolutamente inattendibile, come abbiamo dimostrato nella nostra opera ‘Il rapporto Gerstein. Anatomia di un falso’ (10).

Kurt Gerstein ricopriva la carica di capo del servizio tecnico di disinfezione presso l’SS-Führungshauptamt, Amtsgruppe D, Sanitätswesen der Waffen-SS, e in tale qualità nel 1944 ordinò alla ditta DEGESCH (11) 2.370 Kg di Zyklon-B a fine di disinfezione per i campi di concentramento di Oranienburg (1.185 kg) e di Auschwitz (1.185 kg).

Egli allegò al summenzionato rapporto del 26 Aprile 1945 (PS-1553) le 12 fatture della DEGESCH relative alle ordinazioni in questione. Da queste fatture indirizzate all’Obersturmführer Kurt Gerstein risulta la spedizione da parte della DEGESCH delle suddette quantità di Zyklon-B alla «Abt. Entweseung und Entseuchung» (sezione disinfestazione e disinfezione) dei «Konzentrationslager» di Oranienburg e di Auschwitz (12).

Quanto allo Zyklon-B, esso non era «cianuro di potassio» (KCN), come crede il Fölkel, ma «acido cianidrico, liquido (HCN) assorbito in un coibente poroso, ad es. in farina fossile bruciata (Diagries) o in una sostanza sintetica gessosa (Erco) o in dischi di cellulosa» (13).

A pagina 00 il Fölkel dichiara:

«Appunto in base a queste nuove direttive, e con l’alta supervisione di Eichmann, si operò nel gruppo dei campi di sterminio in Polonia comandati da Globocnik: Sobibor, Belzec, Treblinka, Chemno, Majdanek».

Secondo la storiografia ufficiale, i campi dell’«Aktion Reinhard» comandati da Globocnik erano Belzec, Sobibor e Treblinka (14). Il campo di Chelmno, di cui il Fölkel non conosce neppure la grafia esatta (15), era sotto la giurisdizione dello Höhere SS-und Polizeiführer Wilhelm Koppe (16), mentre il campo di Majdanek dipendeva dal WVHA  (Wirtschafts-und Verwaltungshauptamt: ufficio centrale economico e amministrativo delle SS) (17). Inoltre i «campi di sterminio» polacchi non erano sotto «l’alta supervisione di Eichmann», perchè Globocnik riceveva gli ordini relativi direttamente dalla Cancelleria del Führer e dal Reichsführer-SS (18).

A pagina 33 il Fölkel parla dei «grandi campi di sterminio nazisti di Germania e di Polonia» e a pagina 79 attribuisce la qualifica di «campo di sterminio» a Buchenwald.

Ma secondo, la storiografia ufficiale in Germania non è esistito alcun «campo di sterminio».

In una lettera inviata al giornale tedesco Die Zeit il 19 Agosto 1960, il dott. Martin Broszat, allora membro e attualmente direttore dell’Institut für Zeitgeschichte München (Istituto di Storia Contemporanea di Monaco), dichiarò:

«Né a Dachau, né a Bergen-Belsen, né a Buchenwald sono stati gasati Ebrei o altri detenuti».

E ancora:

«Lo sterminio in massa degli Ebrei mediante gasazione iniziò nel 1941-1942 ed ebbe luogo esclusivamente (ausschliesslich) in pochi luoghi appositamente scelti e forniti di adeguate istallazioni tecniche, soprattutto nel territorio polacco occupato (ma in nessun modo nel Vecchio Reich): ad Auschwitz-Birkenau, a Sobibor, a Treblinka, a Chelmno e a Belzec» (19).

* * *

Le citazioni di documenti nazisti riportate dal Fölkel quasi sempre prive di riferimento alla fonte sono spesso interpolate o falsificate.

Anche a questo riguardo segnaliamo gli esempi più importanti.

«Comunque a Ludwigsburg è conservato un documento significativo. In esso (si tratta di una lettera inviata a Trieste) il capo supremo delle SS Himmler si rivolge al  generale Globocnik: “Lieber Globus”, così incomincia la breve missiva, “Caro Globus, lei si è comportato mirabilmente nel litorale Adriatico, lei che guida l’Aktion Reinhard ha fatto un ottimo lavoro e la ringrazio.” Prosegua senz’altro nella sua azione di sterminio, Heil Hitler» (pp. 121-122).

Il dott. Adalbert Rückerl, dal 1966 direttore della «Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltunge» di Ludwigsburg, nei cui archivi sarebbe conservata la lettera di Himmler citata dal Fölkel, dedica la prima parte del libro «NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse» ai «Campi di sterminio dell’Aktion Reinhard» (pp. 37-242). In essa tuttavia non compare il minimo accenno alla lettera in questione. Infatti tale documento, come è riportato dal Fölkel, non esiste negli archivi della «Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen» di Ludwigsburg (20) né altrove, perché è la falsificazione del documento NO-058. Si tratta di una lettera del 20 Novembre 1943 inviata a Globocnik da Himmler. Ecco il testo:

«Caro Globus,

Confermo la ricevuta della Sua lettera del 4/ 11/ 1943 e della Sua comunicazione relativa alla conclusione dell’Azione Reinhard.

La ringrazio per la cartella che mi ha inviato.

Le esprimo il mio ringraziamento e la mia riconoscenza per i Suoi grandi ed eccezionali meriti che Lei si è acquisiti per tutto il popolo tedesco nell’esecuzione dell’Azione Reinhard.

Heil Hitler» (21).

Questo documento è incluso anche nella serie di  documenti relativi all’azione Reinhard classificata PS-4024 e con tale riferimento è citato da Rückerl (22).

Alle pagine 93-94 il Fölkel menziona un altro documento fantasma:

«Cito Orianenburg perché al processo di Norimberga contro i nazisti fu esibito un documento ufficiale che, appunto, proveniva da questo lager; in esso si calcolava il reddito medio ricavabile da ogni detenuto. La tariffa media di noleggio del detenuto alle industrie era di marchi 6 giornalieri. Detrazioni per vitto, marchi 0,60; durata media della vita «attiva» di ciascun detenuto, mesi 9. Ne risultava un reddito medio di circa 1.400 marchi ricavati dall’«utilizzazione razionale dei cadaveri». E in particolare da:
a) oro dentario;
b) vestiario;
c) oggetti di valore;
d) denaro, specialmente valuta svizzera, inglese e statunitense;
e) utilizzazione delle ossa e delle ceneri».

In realtà non si tratta affatto di un «documento ufficiale» proveniente dal campo di concentramento di Oranienburg, bensì di una semplice nota pubblicata nel 1946 da Eugen Kogon senza alcun riferimento, il che rende fortemente dubbia la sua autenticità.

Infatti essa è priva di intestazione dell’ufficio di provenienza, di indicazione di luogo d’origine, di destinatario, di data e di firma! (23).

Contrariamente a quanto asserisce il Fölkel, questo preteso documento naturalmente non è mai stato esibito al processo di Norimberga (24).

Un’altra dimostrazione della crassa ignoranza storica del Fölkel appare a pagina 128:

«Al processo Eichmann è stato riportato il brano di una allocuzione ufficiale di Globus: “Se in Germania crescerà  una generazione incapace di comprendere il nostro lavoro, allora il nazional-socialismo sara’ stato vano. Credo che i .centri di sterminio dovrebbero essere immortalati con targhe di bronzo, su cui dovrebbe apparire la scritta: ‘Noi SS abbiamo avuto il coraggio di compiere questa grande opera’ “. “Parole anche profetiche”».

In realtà questa citazione non è tratta da una «allocuzione ufficiale» di Globocnik, ma dai rapporti Gerstein del 26 Aprile 1945 (PS-1553) e del 4 Maggio 1945, i quali furono presentati al processo Eichmann di Gerusalemme come documenti d’accusa T-1309 e T-1310. Ecco i testi originali:

«Alors Globocnek: Mais messieurs, si jamais, après nous, il y aurait une génération si lâche, si carieuse, qu’elle ne comprenne pas notre oeuvre si bon, si nécessaire, alors messieurs tout le Nationalsocialisme était pour rien. Mais, au contraire, il faudrait enterrer des tables de bronce, aux quels il est inscrit, que c’étions nous, nous, qui avons eu le courage de réalizer cet oeuvre gigantique! (25).

«Allora Globocnek: “Ma signori, se dopo di noi, vi sarà mai una generazione così fiacca e smidollata da non comprendere la nostra opera così buona, così necessaria, allora signori tutto il nazionalsocialismo sarà esistito invano. Ma, al contrario, bisognerebbe seppellire delle tavole di bronzo nelle quali fosse scritto che fummo noi, noi ad avere avuto il coraggio di realizzare quest’opera gigantesca!».

«Darauf Glb.: Meine Herren, wenn je nach uns eine Generation kommen sollte, die so schlapp und so knochenweich ist, dass sie unsere grosse Aufgabe nicht versteht, dann allerdings ist der ganze Nationalsozialismus umsonst gewesen. Ich bin im Gegenteil der Ansicht, daß man Bronzetafeln versenken sollte, auf denen festgehalten ist, daß wir, wir den Mut gehabt haben, dieses grosse und so notwendige Werk durchzuführen» (26).

“Allora Globocnik: “Signori, se dopo di noi dovesse mai venire una generazione che fosse così fiacca e così smidollata da non comprendere il nostro grande compito, allora certamente tutto il nazionalsocialismo sarebbe stato vano. Io sono al contrario del parere che bisognerebbe sotterrare delle tavole di bronzo sulle quali fosse fissato per iscritto che noi, noi abbiamo avuto il coraggio di realizzare questa grande e così necessaria opera”».

Pertanto il Fölkel non solo ha fornito il falso riferimento della «allocuzione ufficiale» di Globocnik, ma ha anche storpiato la citazione. Ma non è tutto. Nei due documenti summenzionati Kurt Gerstein racconta che Globocnik gli riferì il 17 Agosto 1942 che due giorni prima il 15 Agosto Hitler e Himmler gli avevano reso visita a Lublino. In tale occasione Globocnik aveva fatto il discorso citato, ricevendo, l’approvazione del Führer (27). In realtà il 15 Agosto 1943 Hitler non era a Lublino (28) per cui il discorso di Globocnik è pura invenzione, come riconosce Gerald Reitlinger:

«Fu detto loro che si trattava di un ordine di Hitler, il quale poco tempo prima aveva visitato Lublino e aveva pranzato con Globocnik. A tavola il dott. Herbert Linden aveva richiamato l’attenzione di Hitler sul pericolo che in avvenire si scoprissero le fosse comuni e in proposito Globocnik aveva deliziato Hitler dicendo che gli sarebbe piaciuto “seppellire (in quelle fosse) delle targhe di bronzo, che lo proclamassero autore dell’impresa”. Tutto questo era pura invenzione di Globocnik, perché Hitler non aveva affatto lasciato il suo quartier generale.» (29)

Altre citazioni interpolate e deformate appaiono a pagina 59 e 16:

«A questi pseudoproblemi, grosse tare della psiche, poteva far cenno solo un ragioniere frustrato e disgustoso come Himmler; nell’ottobre 1943 in un discorso tenuto a Poznan ai gerarchi delle SS costui disse: “… che le nazioni vivano in prosperità o muoiano di fame come bestie, a me importa solo nella misura in cui avremo bisogno degli appartenenti ad esse come schiavi per la nostra KULTUR, altrimenti per me sono prive di ogni interesse “» (p. 59).

La fonte, non indicata dal Fölkel, è il documento PS-1919. Questa volta il Fölkel si è limitato a interpolare l’espressione «come bestie». Ecco il testo originale del passo:

«Ob die anderen Völker in Wohlstand leben oder ob sie verrecken vor Hunger, das interessiert mich nur soweit, als wir sie als Sklaven für unsere Kultur brauchen, anders interessiert mich das nicht.» (30)

«Se gli altri popoli vivono nella prosperità o crepano di fame, ciò mi interessa solo nella misura in cui ne abbiamo bisogno come schiavi per la nostra civiltà, altrimenti non mi interessa».

E ancora:

«Poi, nell’ottobre 1943 fra il 16 e il 29 , sbarcarono a Trieste i primi novantadue «specialisti» dell’Einsatzkommando Reinhard, come testimoniò a Norimberga Konrad Georg Morgen, Obersturmbannführer delle SS Morgen aggiunse: “Il Kommando Reinhard dovette porre termine alla sua attività nell’autunno del 1943 e distruggere sino alle fondamenta i campi di sterminio orientali. Esso fu impiegato quindi compattamente per garantire la sicurezza delle strade nel territorio partigiano sul Carso e in Istria» (p. 16).

Il primo riferimento è inventato, mentre la citazione è deformata. Infatti Morgen dichiarò che, quando fece la sua seconda visita a Lublino, Wirth non c’era più: «Accertai che Wirth nel frattempo aveva inaspettatamente ricevuto l’ordine di distruggere dalle fondamenta i suoi campi di sterminio. Egli era stato richiamato con tutto il suo Kommando in Istria, dove garantiva la sicurezza delle strade ed è morto nel Maggio 1944» (31).

Conclusione generale

Il libro La Risiera di San Sabba, di Ferruccio Fölkel è un semplice libello pseudostorico e pseudoscientifico.

………

(1) Central Commission for the investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland, Warsaw 1947, vol. I, The Treblinka Extermination. Camp p. 95.

(2) Adalbert Rückerl, NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, München 1979, pp. 203-204; Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas, op. cit., p. 163 e 184; German Crimes in Poland, op. cit., vol. I, p. 98.

(3) Nationalsozialistische Massentötungen durch Gifgas, op. cit., cap. V: «In Kulmhof Stationierte Gaswagen», pp. 110- 145.

(4) Si tratta del cosiddetto rapporto-Gestein del 26 Aprile 1945.

(5) S-1553, p. 5. Il documento è redatto in un francese alquanto scorretto. Riportiamo il passo citato come appare nell’originale: «Avant nous une maison comme institut de bain, A droite et à gauche grand pot de beton avec geranium ou autre fleurs. Aprês avoir monté un petit escalier, à droite et à gauche, trois et trois chambres comme de garages, 4 x 5 mètres, 1,90 mètre d’altitude. Au retour, pas visibles, sorties de bois. Au toît, l’étoile David en cuivre. Avant le Bâtiment, inscription: Fondation Heckenholt».

(6) T-1T-1310, p. II. Si tratta del cosiddetto rapporto-Gerstein del 4 Maggio 1945 già pubblicato con alcune espunzioni da Hans Rothfels nel 1953 sulla rivista Vierteljahreshefte für Zeitgeschichte. 310, p. II.

(7) Leggi «Stiftungen».

(8) Gerald Reitlinger, La soluzione finale, Milano 1965, pp. 161-162.

(9) Anche nell’Indice Analitico compaiono i nomi «Gerstein, Kurt, ditta» e «Gesten, ingegnere» (p. 191).

(10) In pubblicazione presso la casa editrice Sentinella d’Italia.

(11) Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung, Società tedesca per la lotta antiparassitaria.

(12) PS-1553, pp. 15-26.

(13) NI-9098, p. 35.

(14) NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 13.

(15) Nell’Indice Analitico appare la grafia «Chemmo» (p. 190). La località in questione si chiama Chelmno in polacco e Kulmhof in tedesco.

(16) NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 245; R. Hilberg, The Destruction of the European Jews, Chicago 1961, p. 572.

(17) The Destruction of the European Jews, op. cit., p. 572.

(18) NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 349.

(19) Die Zeit, Nr. 34, Freitag, den. 19. August 1960, p. 16.

(20) Comunicazione della «Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen» all’Autore. 1·Febbraio 1985 .

(21) «Lieber Globus! Ich bestätige Ihren Brief vom 4.11.43 und Ihre Meldung über den Abschluß der Aktion Reinhardt. Ebenso danke ich Ihnen für die mir übersandte Mappe. Ich spreche Ihnen für Ihre grossen und einmaligen Verduebste, die Sie sich bei der Durchführung der Aktion Reinhardt für das ganze deutsche Volk erworben haben, meinen Dank und meine Anerkennung aus. Heil Hider». NO-058 .

(22) NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 131 .

(23) NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse, op. cit., p. 131. 32, Eugen Kogon, Der SS-Staat, Verlag Karl Alber, München 1946, pp. 296-297.Circa la fonte del pretesto documento, l’Autore si limita a scrivere che esso «è stato redatto dalle SS» (p. 297), ma di ciò non fornisce alcuna prova.

(24) Der Prozeß gegen die Haiptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, Nürnberg 14. November 1945 – I. Oktober 1946, Veröffentlicht in Nünrnberg, Deitschland, 1949, vol. XXIII (Indice), p. 62. (utilizzazione dei cadaveri).

(25) T-1309 = PS-1553, p. 5 .36 L’aggettivo “carieuse” non esiste in francese; lo traduciarno secondo il senso dd’aggettivo tedesco corrispondente nel docurnento T-1310 knochenweich .

(26) T-1310, p. 9.

(27) T-1309 = PS-1553, p. 5; T-1310, p. 9 .

(28) Vierteljahreshefte für Zeitgechichte, 1953, p. 189, nota 3 9 a .

(29) La soluzione finale, op. cit., p. 184 .

(30) Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, Nürnberg 14. November 1945-1. Oktober 1946. Veröffentlicht in Nürnberg, Deutschland, 1948. Vol. XXIX, p. 123 .

(31) La fonte, non indicata dal Fölkel, è: Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor dem internationalen Militärgerichtshof, op. cit., Vol. XX, p. 555 .

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