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061 – Breve storia dell’antisemitismo

Contrariamente al Fascismo, il Nazismo aveva nelle sue radici ben radicata la teoria del razzismo. E, come si può leggere nel ‘Mein Kampf‘ di Hitler, sin dal principio gli ebrei erano considerati una razza inferiore, indegna di esistere. Come si sa, dopo le iniziale persecuzioni, allo scoppio della guerra si decise di passare alla ‘soluzione finale‘, quella che nelle intenzioni di Hitler avrebbe dovuto ‘risolvere‘ il ‘problema ebraico‘ una volta per tutte.

Prima però di parlarne è forse utile dare una rapidissima occhiata al fenomeno dell’antisemitismo nel corso dei secoli.

Antisemitismo prima del XIX secolo
Pur essendo attestato già nel mondo greco e romano, l’antisemitismo si diffuse con il cristianesimo. Dal IV secolo la discriminazione nei confronti degli ebrei, considerati dai cristiani responsabili della morte di Cristo, divenne universale e sistematica. Ai tempi delle Crociate (1096-1270) gli ebrei furono massacrati a migliaia, segregati in ghetti, obbligati a portare segni di riconoscimento e furono loro vietate numerose attività commerciali. Nel XVIII e XIX secolo, in seguito alla Rivoluzione francese e all’Illuminismo, con la progressiva separazione fra Chiesa e stato e con la nascita dei moderni stati nazionali, la persecuzione religiosa ed economica diminuì sensibilmente: gli ebrei infatti vennero gradualmente integrati nel sistema politico ed economico.

Antiesmitismo europeo nell’ottocento
In Europa verso la fine dell’Ottocento si verificò un ritorno dei pregiudizi antisemiti, in conseguenza del profondo disagio sociale indotto dalle crisi economiche e politiche: l’uso strumentale dell’antisemitismo fornì un capro espiatorio sul quale indirizzare i risentimenti e le frustrazioni collettive. In Germania le teorie razziste fornirono la legittimazione ai nuovi partiti antisemiti che si formarono allo scoppio della guerra franco-prussiana e dopo la crisi economica del 1873. Da allora sulla scena politica tedesca vi fu sempre almeno un partito apertamente antisemita fino al 1933, anno in cui l’antisemitismo divenne addirittura politica ufficiale del governo nazionalsocialista (nazista).

Ideologie antisemite ebbero seguito anche in altre nazioni dell’Europa occidentale e centrale. In Austria il partito socialista cristiano difese a lungo i programmi antisemiti. In Francia l’antisemitismo presente nei settori cattolici e moderati che non accettavano la politica della Terza Repubblica ebbe la sua manifestazione culminante con l’affare Dreyfus fra il 1894 e il 1906, quando un ufficiale ebreo dell’esercito francese venne imprigionato ingiustamente con l’accusa di tradimento. Molti intellettuali francesi ed europei si mobilitarono in sua difesa e infine ottennero la sua liberazione, che segnò in Francia la fine, dopo anni di drammatica tensione fra i democratici e la destra nazionalista, dell’antisemitismo come argomento di propaganda politica.

La persecuzione nell’Europa orientale: i pogrom
A differenza di quanto avvenne nell’Europa occidentale, in quella orientale il processo di emancipazione degli ebrei non ebbe mai luogo. In Russia, ad esempio, ancora nel XIX secolo furono adottate misure restrittive volte a impedire loro l’acquisizione di proprietà terriere e a limitare il loro accesso all’istruzione superiore. La persecuzione culminò in una serie di massacri collettivi, noti come pogrom, che iniziarono nel 1881 e che coinvolsero circa 600 villaggi e città. Il più feroce di tali massacri si verificò nel 1906 in seguito al fallimento della prima Rivoluzione russa (1905). Gli storici convengono sul fatto che i pogrom furono il risultato di una deliberata politica del governo, che preferì volgere al fanatismo religioso il malcontento degli operai e dei contadini russi. A tal fine si ricorse persino a un nuovo tipo di propaganda di massa, che consisteva nella pubblicazione di documenti falsi: i Protocolli degli Anziani di Sion, ad esempio, avevano la pretesa di rivelare i particolari di una presunta cospirazione internazionale degli ebrei per dominare il mondo. Queste pubblicazioni, che risalgono al 1905 e che contenevano informazioni del tutto false e fantasiose, furono usate anche durante il pogrom successivo alla rivoluzione del 1917, in cui vi furono centinaia di migliaia di vittime.

L’antisemitismo organizzato come strumento di azione politica
L’antisemitismo, che nel periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale aveva continuato a essere in Europa un sentimento diffuso, ancorché non organizzato, esplose nella Germania degli anni Trenta sotto il regime nazista guidato da Adolf Hitler. L’antisemitismo nazista culminò nello sterminio degli ebrei che vivevano nei territori occupati dai tedeschi tra il 1939 e il 1944 (la “soluzione finale” che gli ebrei chiamarono Shoah, sterminio, e per la quale è invalso anche il termine Olocausto). Alla fine della guerra circa sei milioni di ebrei (i due terzi dell’intera popolazione ebraica residente in Europa) erano stati uccisi nei campi di concentramento e nei campi di sterminio.

L’orrore della comunità internazionale contro i crimini nazisti fu unanime: i campi della morte furono infatti menzionati nella Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata nel 1948 dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel 1945 al primo processo internazionale per i crimini di guerra che si tenne a Norimberga contro alti dirigenti del regime nazista, le persecuzioni compiute contro gli ebrei vennero giudicate come crimini contro l’umanità. I beni e le proprietà sottratti agli ebrei dai nazisti furono restituiti soltanto in parte. Nonostante l’universale sdegno suscitato nell’opinione pubblica dai crimini nazisti, dal dopoguerra a oggi si sono verificati ancora in diversi paesi europei sporadici atti di violenza e ostilità nei confronti degli ebrei, fra cui tristemente comune è la profanazione dei cimiteri.

L’antisemitismo nel dopoguerra
La Chiesa cattolica ha condannato l’antisemitismo e ha cercato di rimuoverne le basi religiose: nel Concilio Vaticano II (1962-65) infatti fu ufficialmente negata la responsabilità degli ebrei nella morte di Cristo e fu duramente condannato il regime nazista. Dalla fine degli anni Sessanta in poi, piccoli gruppi neonazisti hanno continuato a fare propaganda antisemita in Europa e negli Stati Uniti d’America. Anche in America latina, rifugio di molti nazisti fuggiti alla fine della guerra, si sono verificati episodi antisemiti, come, ad esempio, dopo la cattura del criminale nazista Adolf Eichmann, avvenuta in Argentina nel 1960 da parte dei servizi segreti israeliani. Trasportato a Gerusalemme, Eichmann fu comunque processato per crimini contro gli ebrei, imprigionato e successivamente impiccato nel 1962. In Medio Oriente una nuova forma di antisemitismo si sviluppò come reazione al sionismo, dopo la costituzione nel 1948 dello stato di Israele che innescò laceranti tensioni con i vicini paesi arabi.

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