Ricordare…

049 – L’armistizio e la guerra alla Germania

Con buona probabilità, l’armistizio sin da subito era il principale obiettivo dell’assenso del Re alla mozione del Gran Consiglio.
Carcerato il Duce al Gran Sasso, Badoglio poteva ricercare quel contatto che a Maria José era stato imposto di lasciar cadere e con lo stesso mediatore (monsignor Montini, il futuro Paolo VI), si ripresero le trattative, ma, poiché queste non parevano condurre a nulla (si è da diversi studiosi sospettato un interesse vaticano a ritardare questa soluzione), il generale Castellano fu inviato a Lisbona a prendere contatti più diretti.

Contemporaneamente, il generale Rossi ed il generale Zanussi, separatamente, si presentarono inattesi agli sbalorditi alleati con il medesimo incarico. Messi a confronto fra loro dagli alleati per chiarire chi fosse da considerarsi il vero inviato, i tre litigarono su questioni di anzianità di grado.

Superato (ma non del tutto) l’impasse, le trattative seguirono con uno stile di pari decoro: giunti a proporre una resa senza condizioni, nel corso del tempo i generali aggiungevano invece diverse e talora fantasiose possibili condizioni, fra le quali una pretendeva che, prima di decidere se firmare, gli italiani avrebbero dovuto poter conoscere i piani segreti d’invasione (prima di firmare e sino al momento dell’eventuale firma, Italia ed Alleati restavano nemici in guerra aperta, non era quindi una richiesta di tipo consueto).

Altre perdite di tempo vennero dalla formulazione per il testo del comunicato: Badoglio premeva per una formula anonima, nella quale fossero state le forze armate a capitolare ed il suo nome fosse lasciato fuori dal testo, in modo da evitare accostamenti o coinvolgimenti.
Come noto, Eisenhower pretese il nome dell’impertinente Badoglio nel comunicato. Gli alleati diedero quindi un drastico taglio alle chiacchiere ed imposero la firma dell’armistizio minacciando, in caso contrario, uno scandalo giornalistico. Firmata la resa il giorno 3, l’annuncio pubblico sarebbe avvenuto l’8 settembre.

In quei giorni, fra il 3 e l’8, mentre i tedeschi già sapevano della firma e si apprestavano ad inviare truppe di occupazione, Badoglio rasserenava il loro ambasciatore a Roma, spendendo addirittura la parola d’onore del generale più anziano e più medagliato d’Italia (N.d.R: lui).
Gli alleati cercavano invece di accontentare il Re, che aveva chiesto di difendere Roma, ed inviarono una missione esplorativa segreta per poter programmare l’invio di 2 000 paracadutisti, ma non trovarono alcuna collaborazione militare: il capo di stato maggiore Ambrosio se n’era andato a Torino per completare il trasloco di casa, e, ottenuto di parlare con Badoglio, dopo una pretestuosa lunghissima anticamera, gli inviati americani ne ricavarono bugie e ritrattazioni di precedenti disponibilità.

L’armistizio di Cassibile (armistizio breve)
L’operazione ebbe inizio intorno alle 17: apposero la loro firma Castellano, a nome di Badoglio, e Bedell Smith, a nome di Eisenhower. Alle 17,30 il testo risultava firmato. Fu allora bloccata in extremis dal generale Eisenhower la partenza di cinquecento aerei già in procinto di decollare per una missione di bombardamento su Roma, minaccia che aveva corroborato lo sveltimento delle ritrosie di Badoglio e che senza molto dubbio sarebbe stata attuata se la firma fosse saltata.

Harold Macmillan, il ministro inglese distaccato presso il quartier generale di Eisenhower, informò subito Churchill che l’armistizio era stato firmato “[…] senza emendamenti di alcun genere“.

A Castellano furono solo allora sottoposte le clausole contenute nel testo dell’armistizio ‘lungo‘, già presentate invece a suo tempo dall’ambasciatore Campbell al generale Zanussi, anch’egli presente a Cassibile già dal 31 agosto, che tuttavia, per ragioni non chiare, aveva omesso di informarne il collega. Bedell Smith sottolineò che le clausole aggiuntive contenute nel testo dell’armistizio “lungo” avevano tuttavia un valore dipendente dalla effettiva collaborazione italiana alla guerra contro i tedeschi.
Nel pomeriggio dello stesso 3 settembre Badoglio si riunì con i ministri della Marina, De Courten, dell’Aeronautica, Sandalli, della Guerra, Sorice, presenti il generale Ambrosio e il ministro della Real Casa Acquarone: non fece cenno alla firma dell’armistizio, riferendosi semplicemente a trattative in corso.
Fornì invece indicazioni sulle operazioni previste dagli Alleati; in particolare, nel corso di tale riunione, avrebbe fatto cenno allo sbarco in Calabria, ad uno sbarco di ben maggiore rilievo atteso nei pressi di Napoli ed all’azione di una divisione di paracadutisti alleati a Roma, che sarebbe stata supportata dalle divisioni italiane in città perché ormai l’Italia avrebbe agevolato gli alleati.
Nelle prime ore del mattino, dopo un bombardamento aeronavale alleato delle coste calabresi, ebbe inizio fra Villa San Giovanni e Reggio Calabria lo sbarco di soldati della 1ª Divisione canadese e di reparti inglesi; si trattò di un imponente diversivo per concentrare l’attenzione dei tedeschi molto a sud di Salerno, dove avrebbe avuto invece luogo lo sbarco principale.
L’armistizio fu reso pubblico l’8 settembre, senza che i comandi dell’esercito italiano ricevessero ordini su quale atteggiamento tenere nei confronti dei tedeschi.
Nello stesso giorno, il re e Badoglio fuggirono da Roma rifugiandosi presso gli alleati, azione che causò il definitivo sbandamento dell’esercito italiano, ciò che facilitò ai tedeschi (già preparati all’evenienza) il compito di occupare, senza incontrare grande resistenza, tutta la parte dell’Italia non ancora occupata dagli alleati.
(Ricavato da Armistizio di Cassibile)

Il messaggio di Badoglio:
“Il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversria, nell’intento di risprmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al gen. Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.
La richiesta è stata accolta.
Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza…”

Dalle condizioni dell’Armistizio firmato a Malta il 29 settembre 1943:

20) Senza pregiudizio alle disposizioni del presente atto, le Nazioni Unite eserciteranno tutti i diritti di una Potenza occupante nei territori e nelle zone di cui all’art. 18, per la cui amministrazione verrà provveduto mediante la pubblicazione di proclami, ordini e regolamenti. Il personale dei servizi amministrativi, giudiziari e pubblici italiani eseguirà le proprie funzioni sotto il controllo del Comandante in capo alleato a meno che non venga stabilito altrimenti.

22) Il Governo e il popolo italiano si asterranno da ogni azione a danno degli interessi delle Nazioni Unite ed eseguiranno prontamente ed efficacemente tutti gli ordini delle Nazioni Unite.

23) Il Governo italiano metterà a disposizione la valuta italiana che le Nazioni Unite domanderanno….

24) Non vi dovranno essere relazioni finanziarie, commerciali e di altro carattere o trattative con o a favore di paesi in guerra con una delle Nazioni Unite o coi territori occupati da detti paesi o da qualsiasi altro paese straniero, salvo con autorizzazione del Comandante in capo alleato o di funzionari designati.

25)
(A) Le relazioni con i paesi in guerra con una qualsiasi delle Nazioni Unite, od occupati da uno di detti paesi, saranno interrotte. I funzionari diplomatici, consolari ed altri funzionari italiani e i componenti delle Forze terrestri, navali ed aeree italiane accreditati in missione presso qualsiasi di detti paesi o in qualsiasi altro territorio specificato dalle Nazioni Unite saranno richiamati. I funzionari diplomatici, consolari di detti paesi saranno trattati secondo quanto potrà essere disposto dalle Nazioni Unite.
(B) Le Nazioni Unite si riservano il diritto di richiedere il ritiro dei funzionari diplomatici e consolari neutrali dal territorio italiano occupato ed a prescrivere ed a stabilire i regolamenti relativi alla procedura circa i metodi di comunicazione fra il Governo italiano e suoi rappresentanti nei paesi neutrali e riguardo alle comunicazioni inviate da o destinate ai rappresentanti dei paesi neutrali in territorio italiano.

26) In attesa di ulteriori ordini ai sudditi italiani sarà impedito di lasciare il territorio italiano eccetto con l’autorizzazione del Comandante Supremo delle Forze Alleate e in nessun caso essi presteranno servizio per conto di qualsiasi paese od in qualsiasi dei territori cui si riferisce l’art. 25 (A), né si recheranno in qualsiasi lungo con l’intenzione di intraprendere lavori per qualsiasi di tali paesi.
Coloro che attualmente servono o lavorano in tal modo saranno richiamati secondo le disposizioni del Comando Supremo delle Forze Alleate.

33)
(A) Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo (“payments by reparation of war “) e pagamento delle spese di occupazione.
(B) Il Governo italiano consegnerà al Comandante Supremo delle Forze Alleate qualsiasi informazione che possa essere prescritta riguardo alle attività (“assets“) sia in territorio italiano sia fuori di esso, appartenenti allo Stato italiano alla banca d’Italia a qualsiasi istituto statale o parastatale italiano od organizzazioni fasciste o persone domiciliate (“residents“) in territorio italiano e non disporrà né permetterà di disporre di qualsiasi tale attività fuori del territorio italiano salvo col permesso delle Nazioni Unite.

34) Il Governo italiano eseguirà durante il periodo (di validità) del presente atto quelle misure di disarmamento, smobilitazione e smilitarizzazione che potranno essere prescritte dal Comandante supremo delle Forze alleate.

36) Il Governo italiano prenderà ed applicherà qualsiasi misura legislativa o di altro genere, che possa essere necessaria per l’esecuzione del presente atto. Le autorità militari e civili italiane si conformeranno a qualsiasi istruzione emanata dal comandante supremo delle forze alleate.
(armistizio lungo)

Dichiarazione di guerra alla Germania
Il Maresciallo Alexander e l’Ammiraglio Cunningham definirono quanto avveniva a Cefalonia (ma era già avvenuta) una “lotta pazzesca e inutile”. E al successivo incontro di Malta con i membri del governo Badoglio, con un piuttosto turbato Eisenhower, ci fu il seguente agghiacciante e cinico colloquio:

EISENHOWER: “Desidero sapere se il governo italiano è a conoscenza delle condizioni fatte dai tedeschi ai prigionieri italiani (nelle isole, compresa Cefalonia ndr.) in questo intervallo di tempo in cui l’Italia combatte la Germania senza averle dichiarato guerra”.
AMBROSIO: “Sono sicuro che i tedeschi li considerano partigiani”.
EISENHOWER: “Quindi passibili di fucilazione?”.
BADOGLIO: “Senza dubbio”. (!!!!!)
EISENHOWER: “Dal punto di vista alleato la situazione può anche restare com’è attualmente, ma per difendere questi uomini, nel senso di farli divenire combattenti regolari, sarebbe assai più conveniente per l’Italia dichiarare la guerra”.

Cosa che nessuno fino allora in Italia aveva fatto (la dichiarazione fu presentata il 13 ottobre e in un modo grottesco, poco diplomatico. Gli italiani a Cefalonia, non sapevano nemmeno dopo tre giorni se con i tedeschi si era in guerra, se si era in pace, o cos’altro. Che erano i tedeschi diventati nemici (ma senza una dichiarazione di guerra) lo seppero solo l’11, ufficiosamente tramite un fono, anche se giuridicamente peccava tale affermazione .
Infatti, anche una dichiarazione di guerra formale alla Germania non era giuridicamente valida, perchè il governo italiano era “prigioniero” di un esercito (l’anglo-americano) che “giuridicamente” era considerato fino all’8 settembre, un nemico-occupante: (si verificò ciò che era avvenuto in Francia nel 1940. La volontà del governo francese di schierarsi con gli occupanti tedeschi, sia a Londra che a Washington fu considerata “non valida“, perchè fatto da un governo “prigioniero” degli occupanti (i tedeschi), quindi non nella facoltà di esercitare la piena autonomia. Tuttavia prima di fare l’armistizio con i tedeschi, i francesi avvisarono gli Inglesi.
Reynaud ci ha chiesto se possiamo liberarla (ossia, la Francia) dall’obbligo di non concludere una pace separata con la Germania” (Lettera di Churchill a Roosevelt del 15 e 20 maggio, 12 e 14 giugno 1940. Loewenhem-Langlesy-Jonas, “Roosevelt and Churchill”, p.95, doc. 8).

Commenti

Precedente Successivo Indice

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: