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197 – Islam


Diliberto e Rizzo ad una manifestazione pro-palestina il 18-2-2006.A sinistra e a destra invece autentici islamici esprimono le loro intenzioni.

Credere di conoscere e poter giudicare l’Islam senza conoscerne la mentalità profonda non è solo follia, ma colpevole stupidità. E per conoscere la mentalità profonda dell’islamico, non si può prescindere dal Corano, che per ogni musulmano non è solo il “Libro sacro” della religione, ma il libro per eccellenza della vita, l’unico libro in un certo senso, che regola l’esistenza individuale e sociale nella totalità delle espressioni.

Il mondo per l’islam si divide in “territorio dell’islam” e in “territorio di Guerra”; i beni degli infedeli sono alla mercé dei “credenti”.

Il “territorio dell’islam” è abitato dai musulmani e dai dhimmi (ebrei e cristiani).

I dhimmi sono esclusi dalle cariche pubbliche, in quanto un “infedele” non può in nessun caso esercitare l’autorità sui musulmani, non può testimoniare contro un musulmano, essendo il suo giuramento irricevibile (tale rifiuto si fonda sulla natura perversa e menzognera dell’”infedele” che persiste deliberatamente nel negare la superiorità dell’islam); un musulmano, anche se colpevole, non può essere condannato a morte se accusato da un “infedele” e la sanzione che colpisce i musulmani colpevoli di un delitto è attenuata se la vittima è un dhimmi.

La “bestemmia” contro Maometto è punita con la pena capitale: così i dhimmi, impotenti a contraddire in giudizio le testimonianze dei musulmani, per salvare la loro vita si trovano spesso costretti a passare all’islam. I dhimmi devono inoltre distinguersi attraverso un segno esteriore, non possono elevare costruzioni più alte di quelle dei musulmani, devono procedere all’inumazione dei loro morti in segreto, senza pianti e lamenti; a loro è vietato suonare le campane, esporre oggetti di culto, proclamare davanti a un musulmano le credenze cristiane. inoltre i dhimmi sono sottoposti con la forza al pagamento di un tributo, e di un’altra tassa, la “djizya”, che viene imposta nel corso di una cerimonia umiliante: mentre paga, il dhimmi viene colpito alla testa. Ai dhimmi è fatto divieto di portare le armi.

Non migliore è la condizione dell’ex musulmano convertito al cattolicesimo, per il quale è prevista la pena di morte se non si ravvede entro tre giorni. Prima dell’esecuzione viene considerato civilmente morto, con conseguente confisca ipso iure dei suoi beni, che vengono considerati bottino di guerra.

Ancora oggi prevedono la pena di morte per delitto d’apostasia, il codice penale della Repubblica del Sudan del 1991 (art. 126, comma 2), il codice penale della Repubblica islamica di Mauritania del 1984 (art. 306), mentre il codice penale del Regno dei Marocco punisce con una pena detentiva e con un’ammenda chi induce all’apostasia e tace della sode dell’apostata (ad. 220, comma 2).

In Egitto, lo Sceicco Abd al-Halim Mahamud ha redatto un progetto di codice di pene coraniche che prevede, all’art. 33, la pena di morte per l’apostata.

In ogni caso, secondo lo studioso cristiano libanese Sami Awar Aldeeb Abu-Sahlieh, seppure i codici penali degli altri Paesi musulmani non hanno una disposizione relativamente all’apostasia, questo “non significa assolutamente che il musulmano possa lasciare liberamente la sua religione. Infatti, le lacune del diritto scritto vanno colmate con il diritto musulmano, secondo le disposizioni legislative del paese”.

Il medesimo studioso cita come esempio il Regno Saudita: “L’esecuzione degli apostati malgrado l’assenza di una norma legale si verifica anche in Arabia Saudita”. In ogni caso, per ben che gli vada, l’apostata si vede messo in prigione, spossessato dei beni, cacciato dal lavoro da parte dello Stato, ed esposto alla vendetta della sua famiglia e dei singoli musulmani.

Ma torniamo alla “guerra santa”.

Questa nasce ufficialmente con l”’Editto” di Medina (622), con il quale il “profeta” definisce le caratteristiche fondamentali dell’islam come comunità di credenti che combattono per imporre la legge di Allah al mondo intero: nasce l’obbligo per i musulmani di lottare fino alla sottomissione degli “infedeli”.

Secondo l’insegnamento islamico la “guerra santa” è uno dei comandamenti fondamentali della fede, un obbligo imposto da Dio a tutti i musulmani, che non conosce limiti di tempo o di spazio, e che deve protrarsi finché il mondo intero non abbia accolto la fede islamica o almeno non si sia sottomesso al potere dello Stato islamico.

Recita infatti il Corano:

  • “Vi è prescritta la guerra, anche se non vi piace” (Cor 2, 216).
  • “Combattete per la causa di Dio quelli che vi combattono (…) Uccideteli dunque ovunque li troviate e scacciateli da dove hanno scacciato voi” (Cor 2, 190-191);
  • “Uccidete gli idolatri ovunque li troviate, fateli prigionieri, assediateli e combatteteli con ogni genere di tranelli” (Cor 9, 5);
  • “Profeta! Lotta contro gli infedeli e gli ipocriti e sii duro con loro!” (Cor 66, 9);
  • “Non siate deboli col nemico, né invitatelo a far la pace, mentre avete il sopravvento!” (Cor 47, 35);
  • “La ricompensa di coloro che si oppongono ad Allah ed al suo Messaggio, dedicandosi a corrompere la terra, sarà nel fatto che verranno massacrati o crocifissi o amputati delle mani e dei piedi o banditi dalla terra, a loro infamia in questo mondo!” (Cor 5, 33).
  • “Nessun credente porti mai soccorso ad un miscredente”, afferma un hadit.

In tale prospettiva i nemici, una volta caduti prigionieri, costituiscono “proprietà dei vincitori, che possono liberarli o ridurli in schiavitù oppure ucciderli:

  • “Quando dunque incontrate in battaglia quelli che non credono, colpiteli al collo e quando li avrete massacrati di colpi stringete beni i ceppi. Poi, o la grazia o il riscatto, finché i combattenti non depongono le armi” (Cor 47, 4).

Le proprietà dei nemici vinti divengono proprietà dei musulmani:

  • “Il bottino di guerra appartiene a Dio e al suo Messaggero” (Cor 8, 1)”

Riporto un brano da “Compendio della Dottrina Islamica” di Allàmah Tabatabai da poco tradotto in italiano a cura della comunità islamica italiana:

“Dei casi di Jiahad

L’Islam fa guerra alle seguenti categorie di persone:

I politeisti, ovvero coloro che non credono all’Unicità di Dio, alla Profezia e alla Risurrezione. Costoro devono prima essere invitati all’Islam e illuminati sulle sue verità in modo tale che non rimanga loro più alcun dubbio e che non abbiano più alcuna scusa. Ora, se si convertono, divengono fratelli degli altri Musulmani e restano solidali con loro nella buona e nella cattiva sorte. Se invece, dopo aver compreso chiaramente la verità, si rifiutano di accettarla e di convertirsi, l’Islam agirà verso di loro secondo il dovere religioso della jiahd (ndr: li ammazzerà).

Gli Ebrei, i Cristiani e gli Zoroastriani, che la religione islamica considera come detentori di una religione rivelata e un libro ispirato e credenti all’Unicità di Dio, alla Profezia e alla Risurrezione. L’Islam permette alle comunità ebree, cristiane e zoroastriane, pagando un annuale tributo alla società musulmana di godere della sua protezione. Più precisamente, lo stato islamico, in cambio di un’irrisoria somma di denaro che essi sono tenuti a pagare ai Musulmani, dà loro la possibilità di godere della sua tutela, permette loro di conservare la propria indipendenza, di praticare liberamente la loro religione e, al pari dei Musulmani, avere protetta la vita, l’onore e i beni. Essi debbono tuttavia guardarsi dal fare propaganda antislamica o dall’aiutare i nemici dell’Islam o dal compiere qualsiasi atto sfavorevole ai Musulmani.

I ribelli e i corrotti, ovvero i Musulmani ribelli che lottano armi alla mano contro l’Islam e i Musulmani, massacrando la gente. La società islamica lotta contro di loro sino a che non si arrendono.

I nemici dell’Islam che attaccano con l’intento di distruggere le basi o con l’intenzione di rovesciare il governo islamico. In questo caso ogni Musulmano ha l’obbligo di opporsi a tali nemici e di trattarli al pari dei miscredenti harbi. Se gli interessi dei Musulmani e dell’Islam lo rendono necessario, la società islamica può temporaneamente concludere con i nemici dell’Islam un patto di non aggressione; non ha però il diritto di stabilire con loro rapporti di amicizia tali che le parole e il comportamento di questi empi influenzino negativamente i Musulmani, corrompendo le loro menti e la loro condotta.”

Non sono parole pronunciate nel medioevo, ma attualissime e rivolte alla comunità musulmana residente in Italia.


Da sinistra a destra: imbecilli nostrani manifestano a favore dei terroristi; bambino israeliano vittima di un attentato; terrorista islamico con Corano e pugnale.


L’induista Vimal Patak, catturato in Bangladesh mentre passava vicino ad una moschea recandosi verso casa. Dopo le preghiere del venerdì, all’uscita di una moschea, hanno deciso di prendere il primo induista di passaggio. Gli hanno legato le mani mentre implorava pietà e lo hanno picchiato a morte con bastoni al canto di “uccidiamo il non musulmano!”


Da sinistra a destra: Attentato terroristico in Israele; fustigazione gay; impiccagione donna.


Da sinistra a destra: impiccagione di due gay; vittima israeliana di un attentato; lapidazione a Teheran.


In quasi tutti i Paesi islamici si pratica il taglio della mano (sinistra) e la pena di morte (impiccagione, lapidazione, decapitazione)


Lapidazione


Al centro la strage ordinata da Saddam con le armi chimiche ad Halbja.A sinistra e a destra i compagni manifestano a favore e se la ridono.

Dal 1976 al 2002 Saddam ha ricevuto armi dai seguenti Paesi (fonte Stoc-
kholm International Peace Research Institute):
• 57%: Russia / ex Unione Sovietica
• 13%: Francia
• 12%: Cina
• 1%: U.S.A.
• Meno dell’1%: Gran Bretagna

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