Ricordare…

001 – Un uomo di sinistra

“Uno dei più tremendi crimini del secolo XX, l’Olocausto, è stato oggetto di un numero assai alto di documentazioni e analisi, restando al centro dell’attenzione e della deprecazione, come lo era stato nei decenni precedenti. Invece il Gulag, un crimine analogo, per quanto dotato di una peculiarità, ma anche più grave del precedente in senso quantitativo, cioè per numero di vittime, per durata ed estensione, non occupa nell’attenzione pubblica e nelle ricerche storiche un posto paragonabile a quello dell’olocausto”.

Allora chiediamoci, questa tragedia deve far parte o no della nostra memoria oppure deve prevalere la vulgata che il nazismo fu un orrore mentre il comunismo fu un errore? “Perché dovrebbe essere scandaloso, di fronte all’annientamento di ‘milioni di bambini di figli di miserabili Kulaki’, esigere, come ha fatto Ernesto Galli della Loggia, rigore e onestà nel chiedersi “che cosa ha ucciso quei bambini, qual è il significato, anzi, meglio, la portata storica, “il rango”, diciamo così della loro morte”?
C’è una certa intellighentia di intellettuali progressisti che insiste a “salvare” il comunismo buono, quello teorico di Marx o Lenin e rifiuta di riconoscere l’equivalenza totalitaria tra il nazismo e il comunismo.
E’ ancora presente un “pregiudizio favorevole” verso il comunismo e la sua storia mentre si continua a considerare il nazismo e il comunismo non come due “ gemelli totalitari” ma due estranei, perché il primo rappresenta l’incarnazione del Male mentre il secondo è un’utopia generosa che si è persa per strada nel suo tentativo di realizzare il Bene.

Dobbiamo evitare di praticare sconti indebiti al totalitarismo rosso, occorre rendere quanto più possibile pubblica la verità storica sui crimini del comunismo, onorando la memoria delle numerosissime vittime del comunismo, attraverso iniziative permanenti e ben visibili di fondazioni, associazioni per svolgere quell’opera di revisione storica tanto necessaria del nostro novecento.

Facendo questo non intendiamo portare alcun dirigente comunista sul banco degli imputati, come hanno fatto per i gerarchi nazionalsocialisti a Norimberga nel 1946, ma vogliamo far conoscere anche i crimini orrendi del comunismo.

Gli ex comunisti possono chiedere di “voltare pagina”, ma devono prima accettare che questa pagina venga scritta.

Vittorio Strada
Nato a Milano nel 1929. Slavista, professore ordinario di Lingua e letteratura russa all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è uno dei più autorevoli studiosi ed esperti del pianeta Federazione Russa-Paesi della C.S.I. Ha diretto per anni l’Istituto Italiano di Cultura a Mosca.
Come si legge nella autobiografia che compare in Autoritratto autocritico. Archeologia della rivoluzione d’Ottobre (Liberal Edizioni, Roma 2004) fu un viaggio di studio in Russia che portò Strada a vivere la propria scelta politica da posizioni “deviazionistiche” rispetto alla linea del Partito Comunista Italiano e a evidenziare la frattura tra i propri interessi filosofico-teorici e il socialismo reale.
I sui saggi ripercorrono gli intrecci e gli scambi con la civiltà europea in due secoli e mezzo di storia culturale russa; in particolare indagano il tema dell’appartenenza della Russia all’Europa, una questione tuttora aperta.
Ha ideato la Storia della letteratura russa in sette volumi edita parzialmente da Einaudi e integralmente, in Francia, da Fayard e fondato la rivista di studi storico-culturali “Rossija/Russia”, ora pubblicata a Mosca. Ha curato l’edizione delle opere narrative di Michail Bulgakov (Einaudi) e Boris Pasternak (Mondadori) e presentato testi fondamentali del pensiero filosofico e politico russo moderno. Tra i suoi volumi: Le veglie della ragione. Miti e figure della letteratura russa da Dostoevskij a Pasternak (Torino 1986), Simbolo e storia. Aspetti e problemi del Novecento russo (Venezia 1988), Autoritratto autocritico. Archeologia della rivoluzione d’Ottobre (Roma 2004).
Da molti anni scrive sulle pagine del Corriere della Sera.

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