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024 – L’avvocato Odoardo Ascari

L’avvocato Odoardo Ascari e un penalista emiliano noto in tutta Italia.

Autore, tra l’altro dei libri:

  • Vajont, una tragedia che racconta l’Italia
  • I delitti del “triangolo della morte”
  • Gli irriducibili del lager
  • La lunga marcia degli alpini nell’inferno russo (1942-’43)

Lascio a lui stesso dare alcune notizie sulla sua vita:

“Al mio ritorno a casa, a Cavezzo, nella “bassa” modenese, dal campo di concentramento di Wietzendorf [Si veda O. ASCARI, Gli irriducibili del lager. Le ragioni del “no” di un internato militare italiano in Germania, in ‘Nuova Storia Contemporanea‘, VI, 2002, luglio-agosto, pp. 97-116.], fui guardato, come reduce ed ex internato militare, con apparente comprensione, ma anche senza trasporti, perchè, secondo la valutazione generale, gli unici resistenti erano stati i partigiani comunisti, padroni assoluti e incontrastati nella regione.

Appena a Cavezzo si seppe che ero tornato, ricevetti la visita di una sorta di delegazione del Partito comunista, che mi chiedeva una adesione, assolutamente per me inaccettabile.
Dopo avere combattuto sul fronte russo, dove, per esperienza diretta e grazie al contatto con i contadini ucraini, avevo appreso tutta la verità sul mondo comunista, e dopo il lungo soggiorno nei “lager” nazisti, dove ero giunto al limite estremo della sofferenza, ero divenuto per sempre contrario a qualunque ideologia che potesse, in ogni modo, limitare la libertà individuale, che ritenevo  e ritengo   il fatto centrale della vita umana, e non una benigna concessione del principe. Ma ero molto solo.

Bisogna dire apertamente che in Emilia il cosiddetto ceto medio nulla aveva fatto per contendere ai comunisti il monopolio della Resistenza.
E’ per questo che, se il primo sindaco di Milano fu un democristiano e quello di Torino un liberale, in Emilia tutto era rosso, per amore, per forza e, soprattutto, per la mancanza di una vera classe dirigente.
C’era di peggio. L’Emilia era allora dominata da Ilio Barontini, fedelissimo di Secchia, capo dell’ala dura e “militarista” del partito, ai cui ordini obbediva. La base era con lui e sognava la rivoluzione armata. E, perciè, nei paesi della “bassa” reggiana e modenese, chi si opponeva veramente al predominio comunista, anche se si trattava di un antifascista, veniva messo a tacere e, se resisteva, eliminato.

Quanto a me, cominciai a studiare in modo forsennato e, da agosto a dicembre, superai i sei esami che mi mancavano, redassi e discussi la tesi di laurea in storia del diritto italiano, ottenendo la lode. Dopo la laurea, un avvocato  che negli anni Trenta era stato amico di mio padre e che durante la guerra civile era stato il rappresentante del partito liberale nel Cln mi procurò un posto “precario” di insegnante di diritto in una scuola per ragionieri e geometri.
Dal canto suo, il professore liberale che mi aveva dato la laurea mi trovò una “sistemazione” presso un avvocato socialista, considerato il più autorevole della città, anche se, in quella atmosfera, preferiva non apparire troppo “impegnato”.
E così, presso di lui, feci i primi passi come patrocinante in pretura, e andai avanti lentamente guadagnando quel poco che mi bastava per vivere, quando sopravvennero circostanze fortunate.

Il rivale dell’avvocato socialista presso il quale imparavo il “mestiere” era un avvocato di eccezionale intelligenza, che poi diventò famoso. Era stato fascista, ma si era ben guardato dall’aderire alla Repubblica di Salò. Non solo: per rifarsi una verginità, aveva raggiunto addirittura i partigiani il 15 aprile 1945, pochi giorni prima della Liberazione.
Era, però, ritenuto sempre un “fascista” e, perciò, esposto a molte difficoltà anche professionali.
Il mio passato, le mie “referenze”, gli dettero l’opportunità, quando cominciarono i processi politici, di mandare avanti me, reduce dalla Russia e, soprattutto, sopravvissuto ai “lager” nazisti a testa alta: a me non si poteva ingiungere: “Taci, fascista”.

Con l’aiuto dei due rivali, il socialista e l’ex fascista, arrivai così a poter essere associato da Carlo Alberto Perroux in molti dei grandi processi politici del cosiddetto “triangolo della morte”.

(avv. Odoardo Ascari)

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