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199 – Italia e terrorismo

“Il patto Moro esisteva ed e’ esistito per anni”.

Rosario Priore, ex giudice istruttore del Caso Moro, commenta con l’AGI l’intervista pubblicata giovedi’ scorso sul Corriere in cui l’ex portavoce del Fronte Popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), Bassam Abu Sharif, parla del “lodo Moro”, ovvero il presunto accordo che negli anni Settanta autorizzava i militanti palestinesi a utilizzare l’Italia come terra di transito di esplosivi e armi. In cambio, Roma otteneva l’immunita’ da eventuali attacchi terroristici.

Sharif aveva negato il coinvolgimento del Fplp nella strage di Bologna, contestando quanto aveva sostenuto il presidente emerito Francesco Cossiga: “La strage di Bologna – aveva detto al quotidiano – fu un incidente della resistenza palestinese autorizzata dal lodo Moro a fare in Italia quello che voleva”.

Priore ha confermato l’esistenza del patto aggiungendo che “se ne era intuita l’esistenza gia’ dagli anni ’70, ma viene stipulato dopo la strage di Fiumicino del ’73, organizzata ed attuata da un commando sotto la sigla di Settembre Nero”. Il magistrato – che si e’ occupato di alcuni dei piu’ grandi misteri d’Italia, dall’attentato a Giovanni Paolo II, fino alla strage di Ustica – ha spiegato che “l’estensione del patto” l’ha spiegata Cossiga. “Le inchieste e le nostre conoscenze che ne derivarono, confermarono le dimensioni. L’Olp ha avuto sul nostro territorio uomini, basi ed armamenti – ha sottolineato – con il principale dei suoi servizi di sicurezza, ‘Forza Diciassette’ e le sue frazioni apparentemente autonome come quella di Abu Abbas, che sequestro’ l’Achille Lauro. Poi, Fatah, Consiglio Rivoluzionario, l’organizzazione di Abu Midal, il fronte di George Habbash e Wadi Haddad, le Farl di George Ibrahim… Per non parlare dei viaggi con esplosivo di uomini gia’ nelle cellule rivoluzionarie e Raf tedesche che operavano alle dipendenze di Carlos, ovviamente anche in favore delle insorgenze arabe ed in nome di un generale fronte antimperialista antioccidentale”.

Il giudice da’ poi un giudizio sul patto: “E’ stato generato da una fredda ragion di Stato che pretendeva immunita’ per le nostre persone ed interessi sul nostro territorio, in cambio di depositi e transiti per armi, esplosivi e commando, che avrebbero dovuto essere usati altrove. E’ stato un tentativo di controllare e razionalizzare quei transiti che, altrimenti, non avremmo saputo impedire. Transiti – ha aggiunto- che duravano dagli anni ’60: dagli anarchici francesi e spagnoli, in favore di oppositori ai colonnelli di Atene, sino ai missili di Pifano e Saleh Aby Anzeh”.

Infine, Priore, oggi magistrato della Corte Suprema di Cassazione, ha voluto sottolineare che “Moro era un uomo di straordinarie capacita’ nell’ambito delle attivita’ di intelligence e dei rapporti internazionali. Di quel mondo conosceva strutture, gerarchie, uomini. In particolare il ‘nostro uomo’ in Medioriente, quel colonnello Giovannone che accentrava tutte le iniziative e le operazioni in quell’area”. Lo stesso che Bassam Abu Sharif ha citato come uno dei protagonisti del ‘lodo Moro’: Stefano Giovannone, capocentro del Sid e poi del Sismi a Beirut.
(AGI – Roma, 16 ago. 2008)

Credo non sia necessario alcun commento.

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