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194 – Il numero delle vittime

Nella valutazione del numero delle vittime della Risiera il Fölkel distingue due periodi: il primo va dall’Ottobre 1943 al Marzo 1944, il secondo dal Marzo 1944 all’Aprile 1945:

«Molto spesso ci si chiede anche se a San Sabba avvennero esecuzioni fra l’ottobre 1943, data di insediamento del campo militare, e il febbraio-marzo 1944, quando entrarono in funzione almeno parzialmente gli strumenti di morte tradizionali dei campi di sterminio nazisti. Non ho dubbi nel dare una risposta tristemente positiva. Ma come avvenivano le esecuzioni, “prima”? E quali furono i mezzi di morte, “dopo” ? Nemmeno il giudice Serbo, in base alla deposizione di decine di testimoni, è stato in grado di dare risposte assolutamente sicure. O, meglio, le testimonianze sono diverse e molte volte contraddittorie» (p. 23).

Qualche pagina dopo, il Fölkel scrive:

«Ci si è chiesti molte volte quanti prigionieri venivano uccisi al giorno; sarebbe stato così possibile dare una cifra attendibile sul numero delle vittime della Risiera di San Sabba. La risposta, anzi, le risposte che oggi possiamo proporre sono le seguenti: non siamo in grado di dire se non con notevole approssimazione quante persone furono uccise nel periodo che va dalla fine di ottobre – 1943 al febbraio-marzo del 1944, quando il forno cominciò a funzionare. Poiché il campo, all’inizio, era un campo militare, si può pensare che i primi prigionieri, combattenti della Resistenza jugoslava e italiani che non avevano voluto aderire alla RSI, giunsero alla Risiera per essere eliminati non prima del novembre 1943. Nessun testimone vivente, nessun superstite vivente per meglio dire , perché di testimoni, tedeschi e italiani, ce ne sarebbero, ci ha mai parlato di quel periodo con cognizione di causa. Tutti, dal Gionechetti al Wachsberger al Sereni (e di tutti il più preciso, il più lucido, il più informato rimane il Wachsberger), sono giunti al campo di sterminio DOPO il febbraio 1944. Probabilmente i prigionieri uccisi PRIMA, comunque sotto il comando di Wirth, devono essere alcune centinaia»(p. 32).

Ricapitoliarno. Per il periodo compreso, tra l’Ottobre 1943 e il Marzo 1944 ci sono «decine di testimoni» e in pari tempo «nessun testimone vivente, nessun superstite vivente»; queste «decine di testimoni» inesistenti hanno rilasciato testimonianze «diverse» e «molte volte contraddittorie». Sulla base di testimonianze contraddittorie di testimoni inesistenti il Fölkel dichiara di non aver dubbi riguardo al fatto che siano state effettuate esecuzioni nel periodo in questione e valuta che «probabilmente» le vittime «devono essere alcune centinaia»!

Veniamo al secondo periodo. L’argomentazione è talmente assurda che merita una citazione per esteso:

«Nonostante la testimonianza della signora Giulia Pincherle Spadaro, è probabile che il forno non venisse usato quotidianamente. Si può obiettare che si poteva gassare o uccidere i prigionieri negli altri modi descritti e poi non bruciare i loro corpi nello stesso giorno. Anche questa è un’ipotesi. È pero più probabile l’ipotesi secondo la quale la gassazione e la cremazione, o comunque l’uccisione e la cremazione dei cadaveri, avessero luogo di solito dalle due alle tre volte alla settimana. Il forno era stato attrezzato per cremare un massimo di cinquanta-sessanta cadaveri alla volta. Secondo le testimonianze degli abitanti in quella zona di San Sabba e di Servola (infatti dal versante orientale della collina di Servola si riesce a vedere il comprensorio del campo), la ciminiera eruttava un fumo giallognolo la sera, grosso modo dalle 21 alle 24, e di solito, nei giorni centrali della settimana. Alcuni testimoni oculari hanno detto che ciò succedeva soltanto il martedì e il giovedì. Wachsberger parla del venerdì come giornata di gran lavoro, non escludendo però le altre giornate della settimana. Mi diceva Wachsberger che nei giorni in cui si doveva procedere agli stermini, la porta del garage rimaneva aperta per l’intero pomeriggio.

Tutte queste notizie sono utili per dare una risposta al quesito che più ci interessa: quanti detenuti sono stati complessivamente bruciati nel forno del Lambert a parte altri prigionieri stranamente “spariti” nella Risiera?

Io non accetterei riduttivamente il 21 giugno 1944 (Carlo Schiffrer) come data di inizio dell'”operazione cremazione”; sono però tentato di farlo allo scopo di rendere quanto più verosimile possibile il numero degli assassinati. Dal 21 giugno 1944 al 26-27 aprile 1945 i tedeschi hanno avuto a disposizione circa 300 giorni. Se però i giorni di utilizzo erano due o anche tre alla settimana, riduttivamente noi ricaviamo cento giorni effettivi di attività, con una media giornaliera di cinquanta persone trucidate e quindi circa cinquanta cadaveri da cremare. Moltiplicando la cifra di cinquanta salme per cento giornate, si raggiunge una somma di cinquemila persone assassinate» (pp. 33-34).

Questo procedimento argomentativo è assolutamente ridicolo perché si basa da un lato sulla falsa capacità di cremazione di cinquanta cadaveri alla volta, dall’altro sull’IPOTESI che le «esecuzioni» siano avvenute regolarmente due-tre volte alla settimana per dieci mesi.

Tale ipotesi del resto è contraddetta dal testimone Paolo Sereni, che dichiara: «Un giorno alla settimana (non ricordo quale) era destinato alle esecuzioni e cremazioni» (p. 168). Alle «esecuzioni e cremazioni» di quante persone? Paolo Sereni non lo dice.

Per quanto concerne l’attività del forno, le testimonianze riferite dal Fölkel sono veramente straordinarie:

«Secondo le testimonianze degli abitanti in quella zona di San Sabba e di Servola (infatti dal versante orientale della collina di Servola si riesce a vedere il comprensorio del Campo), la ciminiera eruttava un fumo giallognolo la sera, grosso modo dalle 21 alle 24, e di solito nei giorni centrali della settimana» (p. 33). Come hanno potuto questi «testimoni oculari» vedere un «fumo giallognolo» uscire in piena notte da una ciminiera alta «circa quaranta metri» ? (p. 9).

La valutazione del numero delle vittime della Risiera proposta dal Fölkel è dunque assolutamente infondata e arbitraria. Nonostante ciò egli dichiara:

«Se è difficilmente contestabile la cifra di 5.000 persone soppresse dai nazisti alla Risiera di San Sabba, è più difficile verificare quante persone sono transitate dal Campo di San Sabba. Gli jugoslavi sostengono di avere in proposito una serie di documenti ineccepibili. Certo si tratta soltanto in parte di documenti nazisti. Infatti gran parte dei libri-mastri dove gli uffici amministrativi di Oberhauser registravano il nome e cognome dei detenuti in transito è stata fatta sparire dai tedeschi alla fine di aprile, cosi come quasi tutta la documentazione compromettente è stata bruciata nel crematorio il 28 aprile 1945.

Eppure sembra che un TOTENBUCH, un libro dei decessi, sia finito in mano jugoslava. Bubnic stesso mi accennava a una cifra piuttosto alta: 25.000 persone transitate: complessivamente, in circa diciotto mesi di esistenza, il Campo di San Sabba avrebbe ospitato circa 25.000 persone. La cifra mi sembra assai alta sia in rapporto alla struttura iniziale del Campo ottobre-dicembre 1943, quando esso era essenzialmente una base di appoggio militare sia in rapporto alle capacità del Campo di contenere, sia pure in varie riprese, un numero cosi elevato di persone. Forse la cifra va ridotta di un 15-20%» (pp. 34-35).

Dunque la cifra di 5.000 vittime, calcolata con un procedimento arbitrario quanto ridicolo, diventa un fatto «difficilmente contestabile»! Tanto più che, per ammissione del Fölkel, non esiste alcun documento nazista da cui si possa desumere il numero non diciamo delle vittime ma neppure dei detenuti passati per la Risiera.

Quanto al fantomatico «Totenbuch», esso registrerebbe i detenuti in transito ma non quelli morti, il che per un «libro dei decessi» è alquanto singolare. Ma quand’anche tale «Totenbuch» esistesse realmente e da esso risultasse un totale di 25.000 persone transitate, dimostrerebbe appunto che la Risiera era un Campo di transito, non già un «Campo di sterminio». Infatti a quale scopo sarebbero stati inviati da Trieste ad Auschwitz 22 convogli di deportati dal 9 Ottobre 1943 al 1· Novembre 1944 (p. 135) se a San Sabba esisteva un «Campo di sterminio»?

Conclusione

È impossibile accertare sia pure approssimativamente il numero delle «vittime» della Risiera. Il calcolo e la cifra presentati dal Fölkel sono assolutamente arbitrari e infondati.

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