Ricordare…

055 – E allora?

E allora certamente nell’Italia fascista, come d’altra parte in moltissimi altri paesi, compresi USA, URSS, Inghilterra e Francia, ci furono convinti anti-semiti. Di questi alcuni furono perseguiti, altri ebbero posti di prestigio nella neonata Repubblica.

Ci furono sicuramente le ‘leggi razziali‘ e il ‘Manifesto della Razza‘.

Ma ci fu anche dell’altro. Molto diverso e scomparso, chissà perchè, dai libri di testo.

A tale proposito riporto integralmente cosa scrive Filippo Giannini nel suo libro “Uno schermo protettore, Mussolini, il fascismo e gli ebrei“, edizioni Nuove Idee, Roma, 2006 (da leggere!):

<Navigando su internet alla ricerca di notizie su un Rabbino che operò in Italia e in Francia negli anni dell’ultima grande Guerra, mi sono imbattuto in un sito titolato: Fascismo e le persecuzioni degli ebrei, e ho letto questo titolo: Fascismo e le deportazioni: un documento prova la complicità di Mussolini nell’eliminazione degli ebrei croati. Qui di seguito riporto questo documento che, per la verità, fa parte della documentazione del mio volume sopracitato.

Ecco integralmente, questa trovata:

“La complicita’ di Mussolini con Hitler nella politica delle deportazioni è confermata anche dai diari dell’ambasciatore Luca Pietromarchi, di recente pubblicati da Olschki. ‘Bismarck si e’ rivolto al Ministero degli Esteri e ha preteso la consegna degli ebrei nelle regioni sotto il nostro dominio in Croazia per distruggerli‘. Con queste parole di sgomento, l‘ambasciatore Pietromarchi fissava nell’agosto 1942 la tremenda escalation antisemita della politica tedesca e le manovre italiane per raffreddare (allora c’erano queste manovre, nda) il piu’ possible le richieste naziste.
Come segnalatoci da un altro navigatore (il professor Matteo Luigi Napolitano), dall’esame delle altre carte dei Documenti Diplomatici Italiani emerge infatti che lo Stato Maggiore Generale (e in particolare il generale Roatta) espresse molti dubbi sull’opportunità di consegnare gli ebrei nella Croazia occupata dagli italiani. ‘In seguito a ciò – si legge in un appunto del Capo d’Uffcio di Collegamento con la seconda armata, Castellani, datato 3 dicembre 1942 – il Duce ha disposto:
1) Che detti ebrei vengano mantenuti tutti in campi di concentramento (e non vi sorge il dubbio che questo ordine fu dato per sottrarre quegli infelici ai tedeschi? nda);
2) che si proceda intanto, oltre che a determinare la pertinenza dei singoli internati, a raccogliere – in analogia alle richieste contenute nella sopra riferita proposta del Governo croato [di rinunciare alla consegna degli ebrei da parte italiana a condizione che costoro vengano internati in Italia e rinuncino a tutti i loro beni immobili in Croazia, n.d.a.] – le istanze che gli interessati stessi volessero liberamente presentare per rinunciare alla cittadinanza croata e alla proprietà di ogni bene immobile posseduto in Croazia. In relazione a quanto precede, Supersloda [l’organo responsabile dei campi di concentramento controllati da italiani] ha impartito istruzioni ai comandi dipendenti interessati di organizzare i campi di concentramento per un soggiorno prolungato’
.”

Ed ecco il’Documento’:

Ministero degli Affari Esteri
Gabinetto
Appunto per il Duce

Bismarck ha dato comunicazione di un telegramma a firma Ribbentrop con il quale questa Ambasciata di Germania viene richiesta di provocare istruzioni alle competenti Autorità Militati italiane in Croazia affinchè anche nella zona di nostra occupazione possano essere attuati i provvedimenti divisati da parte germanica e croata per un trasferimento in massa degli ebrei di Croazia nei territori orientali.
Bismarck ha affermato che si tratterebbe di varie migliaia di persone ed ha lasciato comprendere che tali provvedimenti tenderebbero, in pratica, alla loro dispersione ed eliminazione.
L’Ufficio competente fa presente che segnalazioni della R. Delegazione a Zagabria inducono a ritenere che, per desiderio germanico, che trova consenziente il Governo ustascia, la questione della liquidazione degli ebrei in Croazia starebbe ormai entrando in una fase risolutiva.
Si sottopone, Duce, quanto precede per le Vostre decisioni.
Roma, 21 agosto 1942-XX>

A uno studioso serio non è difficile dimostrare che Mussolini non era uno Stalin, che regalò, a Hitler, nel periodo dell’alleanza Molotov-Ribbentrop, quando i due rispettivi Paesi invasero la Polonia, 600 ebrei catturati dall’Armata Rossa.
Mussolini, in base a documenti da me raccolti, mai consegnò, o dette ordine di consegnare, un solo ebreo ai tedeschi.

Vediamo come, secondo la vulgata resistenziale, l’adorabile tiranno (Bernhard Shaw) avrebbe favorito la soluzione finale, come viene comunemente intesa.

Lo sconvolgente documento, di cui abbiamo visto il testo, evidenzia la nota, con la classica matita rosso-blu: nulla osta. E questo sarebbe stato sufficiente, secondo certi ambienti, per classificare il documento come aberrante. Ecco perchè parlo di pinzellacchere ecc.: non esiste un solo documento che comprovi che quello scritto abbia dato seguito una consegna di qualche malcapitato ai nazionalsocialisti o agli ustascia.

Non uno.

Anzi, viste le situazioni precedenti a quel 21 agosto 1942 XX, e quelle successive, che ora esamineremo, quella sigla costruì un ulteriore escamotage per guadagnare tempo: esattamente come era stato fatto sino ad allora e come venne fatto successivamente. E inquadriamo qui solo la situazione degli ebrei nell’ambito jugoslavo, quello cioè riguardante lo sconvolgente documento scoperto dai due navigatori.

Le modalità del genocidio nelle terre balcaniche, messe in opera dalle milizie ustascia di Ante Pavelic, furono uniche pur nelle terribili vicende della Seconda Guerra mondiale. Su una popolazione di due milioni e 400 mila abitanti, fino a tutto il 1945 vennero trucidati un milione di serbi, fra i quali sei Vescovi e più di 300 religiosi cristiani-ortodossi. Mentre gli ebrei trucidati furono 50 mila.

La zona costiera dalmata fu occupata, per una profondità di 50 chilometri, àdalle truppe italiane e, di conseguenza, come negli altri Paesi sotto la giurisdizione delle milizie di Mussolini, divenne zona di rifugio per quanti erano soggetti alla persecuzione razziale nei territori sotto occupazione tedesca.

La visita del principe Bismarck nell’agosto 1942, di cui allo sconvolgente documento, era uno dei tanti tentativi effettuati dal Governo di Berlino per strappare al Duce il reale nulla osta e farsi così consegnare gli ebrei protetti dall’esercito italiano.
Tentativi senza esito tranne vaghe promesse, tese, ripeto, a guadagnar tempo.
E questo è dimostrato dal fatto che i tedeschi non allentarono la pressione, insistendo ripetutamente, il che dimostra – certo per chi vuol capire – che essi non avevano ottenuto nulla.

Infatti il 9 dicembre von Bismarck ritornò sulla questione e propose che gli ebrei venissero trasportati via mare a Trieste e da lì in Germania.
La risposta fu che la scarsità del tonnellaggio disponibile nell’Adriatico rendeva il trasporto impossibile.

Berlino allora inviò a Roma addirittura von Ribbentrop nel mese di febbraio 1943. Ed ecco cosa ho riferito, in proposito, a pag. 117 del mio libro: “Scrive Renzo De Felice ‘Per tutto cio’ che riguardava la questione ebrei, puntare i piedi era impossibile; sarebbe equivalso a mettersi irrimediabilmente in rotta con Hitler, che in questa materia era assolutamente intransigente (e un passo della lettera recata da von Ribbentrop lo confermava senza ombra di dubbio)‘”.

Così, messo alle strette, il Duce firmò l’ordine di consegna degli ebrei.

Per la scoperta, fatta dai resistenti, di un documento sconvolgente ancora si sentono i lai e le grida: “Ecco come il Duce ordinò di consegnare gli ebrei ai carnefici nazisti”.

E invece no: i resistenti, furbescamente trascurano alcune bazzecole, pinzellacchere, cosette da nulla.

E mi spiego. Sempre a pag. 117, ho scritto:

“Poi, ripartito il Ministro tedesco, confidò al generale Robotti:
‘E’ stato a Roma per tre giorni e mi ha tediato in tutti i modi il Ministro Ribbentrop che vuole a tutti i costi la consegna degli ebrei jugoslavi. Ho tergiversato, ma poichè non si decideva di andarsene, per levarmelo davanti, ho dovuto acconsentire, ma voi inventate tutte le scuse che volete per non consegnare neppure un ebreo. Dite che non abbiamo ecc., ecc.’”.

Esattamente come fu fatto per la visita di Bismarck dell’agosto 1942.

Qualora i resistenti volessero esaminare le lettere di ringraziamento per quanto fece il Governo di Mussolini, non hanno che da leggere gli oltre cento documenti che accompagnano il mio testo. E sono lettere con tanto di firma non solo di ebrei jugoslavi, ma anche greci, francesi, italiani. Ebrei (e non solo ebrei) che risiedevano sotto le leggi garantite dalle truppe fasciste.

Come ha scritto Leon Poliacov,  ‘Uno scudo protettore veniva eretto a protezione degli ebrei‘. Da qui il titolo del mio libro. Se non basta per soddisfarli posso ricordare quanto ha scritto George L. Mosse, docente dell’Università di Gerusalemme (Il razzismo in Europa, pag. 245):  ‘Come abbiamo già detto, era stato Mussolini stesso a enunciare il principio “discriminare non perseguire”. Tuttavia l’esercito italiano si spinse anche più in là, indubbiamente con il tacito consenso di Mussolini‘.

So bene che smontare, anche se di poco, 60 anni di menzogne e’ impresa erculea; tuttavia voglio ricordare quanto ha testimoniato Salim Diamond (Internment in Italy, 1940-1945): “(…). Anche quando apparvero le leggi razziali, le relazioni con gli amici italiani non cambiarono per nulla (…). Nel campo controllato dai carabinieri e dalle Camicie nere gli ebrei stavano come a casa loro“.>

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