Ricordare…

056 – Gli ebrei in Italia

Proseguo con brani tratti da “”Uno schermo protettore, Mussolini, il fascismo e gli ebrei“, Filippo Giannini, edizioni Nuove Idee, Roma, 2006.

<A questo punto è bene mettere in evidenza che gli ebrei catturati dai tedeschi nelle zone di pertinenza degli italiani sino all’8 settembre 1943, furono opera del primo Governo antifascista.

Quando cioè, il Re, lo Stato Maggiore e Badoglio fuggirono abbandonando all’alleato tradito non solo il popolo italiano, ma anche gli ebrei, che sino ad allora erano stati protetti.

Veniamo al 16 ottobre 1943, quando a seguito di un Dispaccio telegrafico dal Westfalen, del 9.10.1943, n° 1645 i tedeschi (per la verità erano austriaci) entrarono nel ghetto di Roma. Le testimonianze più valide vengono da coloro che quelle tristissime esperienze le vissero.

Chi incontrarono le SS nel ghetto a difendere quei disgraziati? Gli eroici partigiani?

Ma quando mai!

Un uomo in Camicia nera, Ferdinando Natoni che ‘si fece avanti verso i tedeschi con decisione e mostrando la sua divisa, li invitò con fermezza ad andarsene: cosa che fecero scusandosi per il disturbo arrecato‘.
E come ci ha riferito la figlia, signora Anna ‘quale fascista pretese la restituzione dalle SS degli ebrei catturati nel suo edificio. Cosa che avvenne‘.
(testimonianza di Marina e Mirella Limentani, ebree salvate appunto dal fascista Natoni, morto a 96 anni)

Da rapporto ufficiale di Kappler a Wolf, a razzia conclusa:
In vista dell’assoluta sfiducia della polizia italiana qualora impiegata in azioni del genere, non si è ritenuto opportuno invitarla a partecipare‘.

Il caso Natoni non fu davvero isolato. A parte alcuni fascisti fanatici antisemiti come Interlandi, Preziosi, Koch e pochissimi altri, i fascisti, anche nella difficilissima situazione che la defezione di Badoglio aveva creato nell’Italia del centro Nord, si prodigarono nella salvezza degli ebrei.

Ecco quanto ha scritto Werner Neulen: ‘La resistenza italiana alla ‘soluzione finale’ assunse la forma di un sabotaggio ufficioso. Si ebbero, inoltre, ripetuti tentativi di liquidare le bande fasciste che collaboravano con le SS alla caccia degli ebrei (nell’ottobre 1944 Pietro Koch, uno dei peggiori protetti di Kappler, fu arrestato e imprigionato su ordine di Mussolini)’.

Invierò questo scritto, oltre che al mio giornale, anche all’indirizzo mail (come riportato dal sito in questione). E qualora i validi navigatori volessero contestare quanto qui riportato, non devono far altro che presentare documenti: ma che indichino i nomi, le località le date degli ebrei che Mussolini fece consegnare ai tedeschi.
Prima di chiudere invio un appello a chi di competenza: si è costituito un comitato per portare in giudizio (ovviamente un giudizio mediatico) Benito Mussolini. Fu un truce tiranno? Anche se fosse stato tale avrebbe pur sempre il diritto ad un processo, che ripari, anche se tardivamente e parzialmente, il ludibrio di Piazzale Loreto. Salvo che, gli autori di questa marachella non riconoscano che quello è l’unico atto di giustizia che l’antifascismo conosce.

Concludo come ho iniziato, con un giudizio di un altro intellettuale, anche lui straniero, Claude Ferrere:  ‘Alcuni italiani si sono vendicati di un Capo troppo grande per loro, le cui stesse beneficenze apparivano troppo gravose. E tutti i governanti d’Europa, anche se non osarono approvare apertamente, gioirono in segreto. Dinanzi a quell’Uomo (maiuscolo nel testo, nda) erano afflitti da un complesso d’inferiorità insopportabile, come era accaduto tempo prima con Napoleone. Duemila anni or sono per le stesse ragioni venne ucciso Giulio Cesare‘>

Mussolini si era sentito di dichiarare, dalle colonne del Popolo d’Italia (1920:
In Italia non si fa assolutamente nessuna differenza fra ebrei e non ebrei; in tutti i campi, dalla religione, alla politica, alle armi, all’economia … la nuova Sionne, gli ebrei italiani, l’hanno qui, in questa nostra adorabile terra.”

Mussolini dichiara alla Camera (13 maggio 1929): “Questo carattere sacro di Roma noi lo rispettiamo. Ma è ridicolo pensare, come fu detto, che si dovessero chiudere le sinagoghe o la sinagoga. Gli ebrei sono a Roma dai tempi dei Re; forse fornirono gli abiti dopo il ratto delle Sabine. Erano cinquantamila ai tempi di Augusto e chiesero di piangere sulla salma di Giulio Cesare. Rimarranno indisturbati

Discorso del duce in Piazza Prefettura del 6 settembre del ’34, relativo ai “trenta secoli di storia che ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe, sostenute da progenie di gente che ignorava la scrittura nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio, Augusto”.

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