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194 – Le testimonianze

Nelle «Appendici» il Fölkel riporta stralci di dichiarazioni di 19 testimoni:

  1. Paolo Sereni (p. 168);
  2. Pino Karis (p. 175);
  3. Giuseppe Gionechetti (p. 175);
  4. Branka Maricic (p. 176);
  5. Francesco Sircelj (p. 176);,
  6. Giovanni Millo (p. 177);
  7. Gottardo Milani (p. 177);
  8. Giovanni Haimi Wachsberger (p. 178);
  9. Magda Rupena (p. 178);
  10. Cristina Sluga (p. 179);
  11. Anonimo (p. 179);
  12. Albina Skabar (p. 180);
  13. Giordano Basile (p. 180);
  14. Dara Virag (p. 180);
  15. Bruno Piazza (p. 180);
  16. Antonietta Carretta (p. 18 1);
  17. Ante Peloza (p. 18 1);
  18. Carlo Skrinjar (p. 181);
  19. Luigi Jerman (p. 182).Nel testo dell’opera appaiono inoltre stralci delle testimonianze di:
  20. Giulia Pincherle Spadaro (p. 23);
  21. Nerina Levi e Nori Levi in Viviani (pp. 128-129);
  22. Giuseppe Gionechetti (p. 27);
  23. Haimi Wachsberger (pp. 135-146 e passim);
  24. Bruno Piazza (p. 24).

L’esame delle fonti è particolarmente istruttivo. Infatti tali testimonianze non solo non sono dichiarazioni giurate, ma sono addirittura quasi tutte di seconda mano!

Ecco le fonti delle varie testimonianze:

Testimoni: Karis, Maricic, Sircelj, Milani, Sluga, Peloza. Fonte: «Testimonianza raccolta da Albin Bubnic».

Testimoni: Gionechetti, Millo, Basile, Carretta, Jerman. Fonte: «Testimonianza raccolta da Giovanni Postogna».

Testimoni: Rupena, Skabar, Virag, Skrinjar. Fonte: «Testimonianza raccolta da Albin Bubnic e Ricciotti Lazzero».

Testimone Wachsberger (n. 8). Fonte: «Testimonianza raccolta da Ricciotti Lazzero».

Testimone Anonimo (n. 11). Fonte: «Testimonianza raccolta dal prof. Carlo Schiffrer di Trieste dall’interrogatorio di un amico superstite» (1). (Carlo Schiffrer, “La Risiera”, Trieste, 1961).

Testimone Piazza (n. 15 e 24). Fonte: Dal libro Perché gli altri dimenticano di Bruno Piazza (Feltrinelli, Milano 1956).

Testimone Sereni. Fonte: «Dichiarazione (in carta libera per gli usi consentiti dalla legge»>. Venezia, 30 Maggio 1966.

Testimone Pincherle Spadaro. Fonte: non indicata.

Testimoni Nerina e Nori Levi. Fonte: «Si tratta di una delle testimonianze raccolte da Giuseppe Fano, zio dello scrittore Giorgio Voghera, e controfirmate dal notaio Dandri». Il Fölkel precisa che questa è una «testimonianza indiretta» (p. 128).

Testimone Gionechetti (n. 22). Fonte: «Ci sono in proposito molte testimonianze indirette. Perciò mi sembra utile riportare alcuni passi tratti dall’opuscolo La risiera’ pubblicato nel 1969 a cura di Schiffrer, testimonianza poi ripresa dall’Associazione nazionale famiglie caduti e dispersi in guerra Sezione provinciale di Trieste» (p. 27).

Testimone Wachsberger (n. 23). Fonte: intervista del Fölkel.

Conclusione

Nessuna dichiarazione giurata; nessuna testimonianza di prima mano tranne quella di Paolo Sereni.

Quale valore si può attribuire a testimonianze di tal fatta ?

* * *

Come abbiamo già rilevato, nessun testimone dichiara che alla Risiera sia mai esistita una «camera a gas». Soltanto nella testimonianza di Paolo Sereni appare un fugace accenno ai «gas»:

«Il forno era istallato nel luogo adibito a garage: si diceva che a volte fossero usati i gas di scarico degli automezzi per le uccisioni, ma si sentivano frequentemente spari e quindi più verosimilmente i motori degli automezzi venivano accesi per sovrastare le grida e gli spari» (p. 168).

Si tratta evidentemente di una diceria che non ha alcun valore probativo.

* * *

A giudizio di Fölkel, di tutti i testimoni della Risiera «il più preciso , il più lucido, il più informato rimane il Wachsberger» (p. 32). Esamineremo dunque da presso solo le dichiarazioni di questo testimone.

«(Fölkel) Ma come uccidevano, queste SS»?

«(Wachsberger) non glielo so dire. Uccidevano. Posso raccontarle soltanto quello che sentivamo dal nostro camerone: le grida disperate dei condannati a morte, le invocazioni di pietà, di misericordia. In particolare io ricordo perfettamente il rumore di un sibilo che proveniva dal garage».

«Secondo lei si trattava di gas venefico»?

«È possibile» dice Wachsberger (p. 138).

Ma a pagina 178 Wachsberger dichiara:

«Per coprire le urla. i tedeschi alzavano il volume degli apparecchi radio, accendevano i motori degli autocarri, aizzavano i cani da guardia affinché latrassero».

Ciò significa che era impossibile udire il preteso sibilo, il quale, del resto, non può avere nessuna relazione con il «gas venefico».

«Le vittime venivano uccise nel garage» (p. 178).

«Mi diceva Wachsberger che nei giorni in cui si doveva procedere agli stermini, la porta del garage rimaneva aperta per l’intero pomeriggio» (p. 33).

Dunque è impossibile che il garage da cui proveniva il preteso sibilo fosse una «camera a gas».

«Accadde, per esempio, che una sera di giugno, dieci uomini erano già stati spogliati nudi (infatti, stranamente, non si sono trovate macchie sugli indumenti dei prigionieri uccisi nel garage) e nove di essi erano già stati gassati, o comunque uccisi, quando improvvisamente suona l’allarme aereo. I tedeschi perdevano letteralmente la testa quando suonava l’allarme; e la perdettero anche in quella circostanza. Ebbene, al cessato allarme, quell’uomo non venne gassato anzi fu dimenticato, e addirittura liberato» (p. 138).

Questa storia è contraddittoria e ridicola. Infatti il testimone dichiara:

«Eravamo troppo vicini per non renderci conto di ciò che stava succedendo, ma non riuscimmo mai a sapere come quei disgraziati venissero uccisi» (p. 178).

Il Wachsberger ignora dunque come venissero uccise le vittime: ma allora come può parlare di «gasazione»?

Se ciò è contraddittorio, il fatto di «gasare» le vittime una per volta è decisamente ridicolo. O forse la «camera a gas» della Risiera poteva contenere solo nove persone?

La scena finale à addirittura comica: il superstite, il testimone oculare della «camera a gas», viene rimesso in libertà !

Non meno sorprendente è ciò che accadde al Wachsberger e agli altri detenuti che avevano prestato servizio alla Risiera:

«Allora Joseph Oberhauser ci accompagnò alla grande porta dalle grate sormontate da filo spinato vicino al villino dove abitava, il tremendo portone guardato sempre a vista da gente armata fino ai denti. Mi accorsi che i battenti erano aperti. A uno a uno il nazista ci dette la mano e ci augurò buona fortuna» (p. 145).

Dunque il 29 aprile 1945 Joseph Oberhauser lascia liberi i «testimoni oculari» dello «sterminio» perpetrato alla Risiera stringendo, loro la mano e augurando loro buona fortuna, dopo di che, nel corso, della notte, per cancellare le tracce dei suoi crimini, si affretta a far «saltare in aria il camino, il garage, il crematorio»! (p. 143).

Quale attendibilità si può attribuire a un simile testimone?

………

(1) Carlo Schiffrer non dichiara di aver interrogato l’amico anonimo, la cui testimonianza egli introduce con le seguenti parole: «Ma il particolare più raccapricciante me lo ha raccontato un amico che vi fu rinchiuso per alcuni giorni a causa di una sua presunta appartenenza alla “razza ebraica”» (Carlo Schiffrer, La Risiera; in: Trieste, Luglio-Agosto 1961).

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