Ricordare…

179 – La cortina di ferro

«“Da Stettino nel Mar Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa sul Continente”. Così disse Churchill, poco dopo la seconda guerra mindiale, a Fulton in Missuri.

Quella cortina di ferro, fatta di filo spinato, vite spezzate, amori divisi, passioni separate, ha segnato la vita della nostra gioventù fino al giorno in cui, il 9 novembre 1989, tutto finì d’un colpo: giù il Muro a Berlino, giù il filo spinato lungo i confini tra le due Europe della Guerra Fredda. Quindici anni dopo si aprono anche le ultime frontiere e l’altra metà del Continente si unisce alla nostra in un abbraccio politico denso di retorica e foriero a un tempo di speranze e preoccupazioni.

Quella cortina di ferro, fatta di filo spinato, vite spezzate, amori divisi, passioni separate, ha segnato la vita della nostra gioventù fino al giorno in cui, il 9 novembre 1989, tutto finì d’un colpo: giù il Muro a Berlino, giù il filo spinato lungo i confini tra le due Europe della Guerra Fredda.

Ogni qual volta le durezze della transizione metteranno in dubbio il processo politico avviato nel 1989, basterà ricordare ai lettori l’atmosfera da prigione che si viveva di fronte ad ogni confine della Guerra Fredda: le tre ore passate in angoscioso silenzio sul treno nella terra di nessuno tra Berlino Est e Berlino Ovest, nel 1986, con i Vopos che smontavano pezzi di vagone per snidare improbabili fuggitivi; i militari con cani lupo al guinzaglio che, sulle piattaforme ferroviarie della Germania Est, controllavano i passeggeri scesi dai treni giunti dall’Ovest; lo sguardo perduto di un ungherese, compagno occasionale di viaggio, bloccato nel 1987 al confine tra Ungheria e Austria per “ulteriori accertamenti”.

Oggi non v’è più traccia di barriere, né di casematte o torri di frontiera o vedette. Tornano in mente le immagini troppo presto ingiallite dei doganieri ungheresi, che nell’estate del 1989 tranciavano con le cesoie chilometri e chilometri di filo spinato, raccolto in rotoli aggrovigliati simili a covoni di ferro. Adesso l’occhio si perde all’orizzonte tra campi gelati di cereali e coltivazioni di barbabietole ricoperte da un sottile strato di brina, senza più capire se quello spaventapasseri che si scorge in lontananza è in territorio tedesco o polacco.

(da un articolo di Pierluigi Menniti: Viaggio nella nuova Europa)»

Oggi i marxisti hanno il coraggio di paragonarla al muro di Israele.

Si dimenticano però di un piccolo particolare. Il muro di Israele serve a proteggere Israele dai terroristi arabi, in altre parole serve ad impedire loro l’ingresso in Israele; la Cortina di Ferro serviva invece ad impedire ai ‘felici’ sudditi del ‘paradiso’ sovietico di scappare dall’orrore dei loro Paesi per fuggire all’ovest.

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