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L’attentato di via Rasella

In cui si parla dell’attentato di via Rasella e delle successive conseguenze.

Leggi l’articolo:

006 – L’attentato di via Rasella

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luglio 1, 2008 - Posted by | Comunismo, Fascismo, Italia, Random, resistenza, Storia, Varie | , , , , , ,

14 commenti »

  1. Ho letto l’articolo, ma la verità su via Rasella la da Massimo Caprara.
    …i Tedeschi orma in fuga, vennero colpiti proditoriamente, o meglio ggli altotesini di cui nessuno di essi volle partecipare alla rapresaglia.
    I partigiani comunisti coinvolsero alcuni TROSKISTI.
    Il CSM un anno fa ha parificato l’attentato ad un atto giusto di guerra.
    Ma la guerra la fanno i soldati in divisa, per non coinvolgere civili.Lei è più informato di me, e per mia fortuna ho conosciuto Caprara segretario di togliatti (Testimone più che attendibile), i comunisti volevano seminare odio.Kappler fu condannato all’ergastolo per le sei persone in più uccise. Strano un solo comunista fra i fucilati un pro. che insegnava troski ai suoi alunni.
    Tutto architettato a puntino e quindi altri uomini di partito sarebbero coinvolti. .bertoldo

    Commento di bertoldo | settembre 3, 2008 | Rispondi

  2. condivido le tue critiche, l’unica consolazione è che ho la certezza assoluta che prima o poi, anche se non in questa vita ,quei partigiani la pagheranno.
    Per il resto, tutto il mio disprezzo per il signor rosario bentivegna (tutt’ora in vita)

    Commento di leibenoc | settembre 8, 2008 | Rispondi

  3. è del tutto sorprendente come, dopo anni di studi e di ricerche (la più esemplare “l’ordine è stato eseguito di Portelli) si riesca a scrivere un articolo così pieno di inesattezze, tanto da far pensare, se l’autore non fosse sicuramente una persona onesta, ad una faziosità del tutto gratuita:
    – A via Rasella i due civili non li uccisero i partigiani, ma i tedeschi che spararono a casaccio, pensando che le bombe le tirassero dalle finistre e non che fosse piazzata (18 kg di tritolo) dentro il bidone della spazzatura.
    -Gli alto tesini erano tedeschi a tutti gli effetti perché il Reich aveva occupato quel territorio ed i militari delle waffen ss Bozen avevano scelto la cittadinanza germanica.
    -Hitler non voleva uccidere 10 italiani, ma distruggere tutto il quartiere circostante via Rasella, Himmler deportare tutti i cittadini romani.
    -Fu il comando locale della Wermacht (kesserling) a scegliere di eseguire una rappresaglia del genere, che fu attuata in poco più di ventiquattro ore (la sera del 24 era tutto finito) senza dire niente a nessuno e tanto meno chiesero ai partigiani di consegegnarsi.
    -Poi diedero notizia dell’attentato (il minculpop lo aveva tenuto, nel limite del possibile nascosto) dicendo che l’ordine di uccidere 10 italiani per ogni tedesco era stato eseguito.
    Kappler, questo difensore dei suoi soldati, che nascose il fatto che 5 dei suoi avevano rifiutato di sparare sui prigionieri italiani, è quel losco figuro che chiese agli ebrei di roma il 26 settembre del ’43 50 kg d’oro per salvare 200 capi-famiglia.
    Giuridicamente Bentivegna non ha nessuna responsabilità, (quattro sentenze definitive) è stato insignito della medaglia d’argento al valor militare e l’attentato di via Rasella è stato riconosciuto come atto di guerra da quel bolscevico di Alexander (capo dello stato maggiore alleato)

    Il disprezzo non è un sentimento farlocco, non ha bisogno di grandi motivazioni (Bentivenga non se la prenderà vedrai)

    Commento di nessuno | luglio 9, 2009 | Rispondi

    • Bentivegna ha la responsabilità morale della morte dei civili uccisi per rappresaglia. E l’attentato stesso, come del resto tutti quelli fatti dai partigiani, aveva due scopi: colpire i tedeschi e, soprattutto, causare una rappresaglia contro la popolazione civile im modo da far sorgere un sentimento di odio verso le truppe tedesche.
      Un po’ come avvenne per gli Alpini prigionieri in Russia, che, come spiegò Togliatti, era meglio venissero uccisi, per inculcare nelle loro famiglie l’odio contro il fasicsmo e il nazismo.

      Che poi Bentivegna sia stato assolto non desta alcuna sorpresa, nè tanto meno lo scagiona da ciò che ha fatto.
      Resta una figura sporca della storia italiana e la medaglia d’argento ne è la conferma.
      In quanto ad Alexander non lo si può certamente definire un gentiluomo. E le sue truppe si sono comportate in modo ben peggiore di quelle tedesche. Ma hanno vinto e quindi non se ne parla.

      Vorrei anche ricordarti che la rappresaglia (10 contro uno) era sempre stata in vigore durante tutta la guerra. Ed era notorio che sarebbe stata annullata solo se i responsabili si fossero presentati.
      I 5 o più soldati che si rifiutarono di sparare furono con ogni probabilità fucilati insieme agli ostaggi e con loro sepolti. Questo spiegherebbe il perchè del sovrannumero che fu la causa della condanna di Keppler.
      Il quale tacque, sacrificandosi, per salvare l’onore dell’esercito tedesco.
      Quello poi che fece il 26 settembre ’43 non ha niente a che vedere con questa vicenda.

      Commento di mcz06 | luglio 9, 2009 | Rispondi

  4. “Tutte le ss dell’ufficio di polizia (comandate dal difensore dell’onore dell’esercito tedesco) furono obbligate a prendere parte all’esecuzione (delle fosse ardeatine ndr). Un tenente cercò di sottrarsi, ma fu poi convinto da Kappler che lo accompagnò all’interno e sparò nuovamente con lui” Klinkhammer 1997 pp 5-6
    Io la storia dei cinque che si rifiutarono di sparare non la conosco, sarò ignorante, citami la fonte.
    é comunque una menzogna incontrovertibile quella che i tedeschi chiesero agli attentatori di consegnarsi per far salva la vita degli ostaggi. Evenienza smentita dagli stessi Mackensen e Kesserling fin dal primissimo dopoguerra, ma continuamente ripetuta con chiari intenti anticomunisti. é poi come facevano a consegnarsi se l’ordine di rappresaglia fu eseguito quasi immediatanmente senza dire niente a nessuno, senza pubblicare nessun bando. La leggenda nera che attribuisce ai comunisti l’intenzione di provocare deliberamente la rappresaglia per liberarsi dei rivali incarcerati non trova alcun convincente riscontro (nonostante la ricostruzione di Muarizio 96)Fra i comunisti più noti caddero Gioacchino Gesmundo e Valerio Fiorentini, entrambi iscritti al P.C.I. e militanti dei GAP.La morale è una convenzione privata e Bentivegna non ha agito per fini privati, semmai ha messo a repentaglio la propria vita, certo per un ideologia politica, ma anche per liberare la patria dallo straniero. Ha rischiato la propria vita come tanti in quell’azione corale che fu la resistenza, sacrificio di pochi, ma patrimonio di tutti.
    è vero, le medaglie e le sentenze possono essere frutto dell’arbitrio in un regime tirannico ed io non renderò mai omaggio a Kappler se mai glie ne dovessero dare una, ma altre volte rappresentano l’omaggio che la patria dà ai suoi figli migliori, simbolo dell’Italia che ha ritrovato se stessa.
    Gli alpini in russia non ce li aveva mandati Togliatti, che io sappia mai la russia dichiarò guerra all’Italia, (Hitler sconsigliò mussolini di partecipare all’operazione barbarossa)e della loro morte sono più responsabili chi li inviò al fronte con lescapre di cartone o chi scrisse qualche lettera? La morale non conta

    Commento di nessuno | luglio 11, 2009 | Rispondi

    • La storia dei 5 militari che si rifiutarono di sparare la racconti tu nel commento precedente (“Kappler, questo difensore dei suoi soldati, che nascose il fatto che 5 dei suoi avevano rifiutato di sparare sui prigionieri italiani, è quel losco figuro che…”).

      Il buo Bentivegna, se si fosse costituito, avrebbe certamente evitato la rappresaglia. E non occorreva che qualcuno gli recapitasse una lettera per informarlo perchè era un fatto risaputo sino alla noia.
      Che Bentivegna non abbia agito per fini privati è certo. Ha agito in base alle direttive del PCI.
      E non ha affatto meso a rischio la sua pelle, visto che sapeva benissimo di non avere la statura morale per costituirsi.
      Ma, e questo è ancora peggio, non ha affatto agito per liberare la Patria dallo straniero come dici tu, ma per consegnarla ad uno straniero ben più terribile: Stalin.

      In quanto alle medaglie, quelle consegnate nel dopoguerra, d’oro, d’argento e di qualsiasi altro metallo, sono state consegnate a noti assassini, gentaglia che non aveva alcun merito, ma si era adoperata per ridurre l’Italia a colonia dell’Unione Sovietica, dando spesso sfogo ai propri peggiori istinti bestiali.

      Con poche eccezioni, come quella concessa a D’Acquisto.

      Finiamola una volta per tutte di contrabbandare il PCI come un combattente per la libertà. Non lo è stato, nè quando era alleato di Hitler, nè dopo quando Stalin cambiò fronte in seguito all’attacco tedesco.
      Il PCI, guidato da un delinquente quale è stato Togliatti, ha sempre combattuto per portare l’Italia nell’orbita sovietica e ridurla come sono stati ridotti gli stati europei dell’est.

      Ringraziamo il cielo che non vi è riuscito e non dimentichiamoci mai che ha riconosciuto le malefatte di Stalin solo a cadavere freddo, quando ormai non era più possibile negarle.

      Commento di mcz06 | luglio 11, 2009 | Rispondi

  5. le cinque persone stavano nell’articolo ed io mi sono attenuto a quello commentandolo.
    Il Pci non è mai stato alleato di Hitler ed il patto Ribbentrop Molotov era solo un accordo difensivo tra due stati.
    Se i fini privati di Bentivegna coincidevano con quelli pubblici del Pci, che dopo la svolta di salerno erano quelli di liberare l’italia insieme alle altre forze antifasciste, si tratta di comunità di intenti, non certo di peculato.
    Se non siamo finiti sotto l’orbita sovietica lo dobbiamo agli americani, Alexander che tu dileggi.
    Togliatti è uno dei padri della costituzione che garantisce l’istruzione e la sanità pubblica, la libertà di stampa e di critica, i diritti del lavoro ecc.
    Questi sono fatti sostanziali, Stalin e compagnia bella sono aleatori, ritornaimo nella sfera morale, che essendo personale non conta

    Commento di nessuno | luglio 11, 2009 | Rispondi

    • Il patto Ribbentrop Molotov era un patto di non aggressione e fin tanto fu in vigore il PCI non poteva far altro che leccare il culo a Hitler.
      Hai perfettamente ragione a dire che se non siamo finiti sotto l’orbita sovietica lo dobbiamo agli americani e non certo ai comunisti che hanno fatto tutto quello che potevano per consegnarci a Stalin. Ciò non toglie che Alexander ha al suo attivo un numero di atrocità enorme. Gli Alleati si comportarono spesso e volentieri in modo molto peggiore delle truppe di Hitler. E qusta non è un’opinione.
      In quanto a Togliatti non ne varrebbe nemmeno la pena di parlarne se non lo tirassi in ballo tu.
      E’ stato per tutta la sua vita un servo di Stalin e ha fatto acriticamente tutto quello che gli venne chiesto. Fu per ordine di Stalin che accettò il fatto che l’Italia restava nella sfera di influenza americana. E fu sempre per ordine di Stalin che partecipando alla Costituente ne accettò l’impianto democratico (l’unico peraltro possibile in quelle condizioni).
      Dopo di che continuò come sempre a fare tutto ciò che era in suo potere per portare l’Italia nelle braccia del ‘piccolo Padre’.

      Stalin e compagnia bella non sono fatti aleatori, ma furono i precisi modelli indicati agli italiani da Togliatti come fulgidi esempi da seguire.

      In quanto alla sfera morale, che secondo te non conta, io ci andrei un po’ cauto. Perchè se così fosse non si vede per quale motivo Hitler sarebbe da condannare, mentre Stalin e Togliatti no.

      Commento di mcz06 | luglio 11, 2009 | Rispondi

  6. Con difensivo intendevo di non aggressione, comunque mi scuso per l’imprecisione, ma ciò non toglie che fu un patto di natura militare e non di natura polico-ideologica, come l’asse Roma Berlino Tokyio.
    Le sfere di influenza furono decise tra gli alleati e l’urss di comune accordo e secondo logiche molto pratiche. Hanno forse seguito quell’antico adagio del diritto romano “l’occupazione giustifica il possesso…” visto che i confini della cortina di ferro furono delimitati dalle zone effettivamente occupate dall’armata rossa e dalle truppe anglo-americane. Si andò sicuramente contro il diritto di autodeterminazione dei popoli, ai quali non fu chiesto di scegliere. Togliatti era comunista ed aveva vissuto diciotto anni di esilio in unione sovietica, tra processi, purghe, lavoro coatto e forse si era reso conto cosa volesse dire “instaurare il socialismo” dall’alto, senza un lungo processo democratico ed inclusivo.
    E forse anche per questo aveva abbandonato la via leninista, quella rivoluzionaria, ma aveva optato per un partito nuovo che raccogliesse le istanze più ampie di una maggioranza che non coincideva necessariamente con la classe operaia. Stalin forse a parole era d’accordo con questa linea, ma non ne sono sicuro se nei fatti, visto gli ammiccamenti con Pietro Secchia e l’area insurrezionalista del P.C.I. Si incontarono in Russia. Togliatti non fu scomunicato da Stalin che nel ’53 era morto, ma da Mao.
    “le divergenze tra il compagno Togliatti e noi”.
    Ciò non toglie che non si fanno processi alle intenzioni, (come non si danno giudizi morali, ma storico-politici)ed oggettivamente il PCI ed il migliore hanno contribuito alla costruzione della democrazia nel nostro paese.

    Commento di nessuno | luglio 11, 2009 | Rispondi

    • Togliatti, cittadino sovietico a tutti gli effetti, lasciò la sua firma su molte esecuzioni di anti fascisti avvenute in URSS. E i documenti lo provano.
      Non fu succube di Stalin, ma un fedele ed entusiasta collaboratore.
      Tornato in Italia, subito dopo la sconfitta, non ebbe una sola parola di condanna per il regime staliniano, ma anzi lo additò agli italiani come la via da seguire, come ‘il paradiso sovietico’ (parole sue).
      Altro che essersi reso conto di cosa fosse un regime comunista. Era proprio quello il regime che cercò di imporre agli italiani. Ci rinunciò solo dopo espresso ordine di Stalin che non voleva entrare in conflitto con gli americani per l’Italia e che gli suggerì la strada da perseguire: partecipare alla costruzione di una democrazia, cominciando sin da subito a minarne le fragili radici e cercando di ottenere la maggioranza dei consensi in modo da poterl atrasformare in un satelltite dell’URSS.
      Fu dalla parte dell’URSS (Stalin era già morto e sepolto) all’epoca della rivoluzione ungherese e fu lui, al contrario di Gomulka che ebbe il coraggio di astenersi, a chiedere la condanna a morte di Nagy.
      Nel 1964 è uscito un libro scritto da Renato Mieli, ex direttore dell’Unità e responsabile della sezione esteri del comitato centrale del PCI, intitolato ‘Togliatti 1937’, sottotitolo ‘Come scomparvero i dirigenti comunisti europei’. Leggitelo. Imparerai una volta per tutte che razza di delinquente e assassino era Togliatti.

      Quindi niente processi alle intenzioni, ma a fatti realmente accaduti e ben documentati dagli archivi sovietici e da testimoni oculari.
      Il PCI fu un’autentica disgrazia per l’Italia e la storia degli ultimi sessant’anni è là a ricordarcelo ad ogni momento.

      Commento di mcz06 | luglio 12, 2009 | Rispondi

  7. Gomulka aveva rischiato di fare la stessa fine di Nagy e per questo (probabilmente) volle astenersi di giudicare con una fermezza maggiore rispetto a quella che si era mostrata nei suoi confronti. Togliatti sapeva bene che Nagy era spacciato, e anche se aveva avuto una grande autorità sotto il passato regime, ora con Krusciov era sicuramente meno influente. Ma ciò non toglie che di Nagy poco importava, infatti, contrariamente di come dici tu non volle la condanna immediata del leader ungherese, ma che la sua esecuzione fosse rimandata per evitare che nelle elezioni del 1958 ci fosse un altro effetto Cecoslovacchia. (nel 1948 la presa del potere dei comuninisti di Gottwald, con metodi poco ortodossi dal punto di vista delle istituzioni liberali, aveva indebolito non poco la posizione del fronte “garibaldi” prima del 18 aprile). Questo a dimostrazione che Togliatti non era per nulla “servo” delle direttive di Mosca, anche se spesso ne condivideva i principi ispiratori. Non credo che Stalin avesse bisogno di Togliatti per eliminare i suoi nemici, quando aveva a disposizone il NKVD.

    Commento di nessuno | luglio 16, 2009 | Rispondi

    • Togliatti firmò per la condanna a morte, chiedendo contemporaneamente che avvenisse dopo le elezioni italiane.
      In quanto al resto è vero che Stalin non dipendeva da Togliatti (anche se ovviamente gli faceva molto comodo avere un servo potente in un paese posto nell’area di influenza americana.
      In quanto a Togliatti per tutta la sua vita non fece niente che Stalin non volesse. In questo senso fu il ‘servo’ migliore che uno si potesse augurare e nella sua sudditanza superò tutti i leader comunisti dell’europa occidentale.

      Commento di mcz06 | luglio 16, 2009 | Rispondi

  8. la resistenza altro non fu che il tentativo di sostituire una dittatura (il fascismo) con un’altra dittatura, a mio avviso molto peggiore e cioè il comunismo; i metodi con cui si tentò di attuare questa sostituzione (che furono anche i metodi con cui si ressero i regimi comunisti di tutto il mondo) furono la violenza indiscriminata, i massacri di massa e il terrore; questo non avvenne solo in italia, ma in tutti i paesi in cui vi era una consistente componente comunista. Via rasella è solo uno dei tanti esempi di applicazione sistematica del terrorismo da parte dei comunisti; chi non ha capito questa semplice, evidente, cristallina verità, mi dispiace, è un povero pirla che probabilmente si beve ogni minchiata che gli raccontano.

    Commento di leibenoc | agosto 5, 2010 | Rispondi

  9. L’attentanto di Via Rassella fu uno sciocco quanto inutile atto di vile terrorismo comunista…se i responsabili si fossero presentati non vi sarebbe stata la rappresagli tedesca sui civili. I responsabili dell’attentato quindi sono moralmente responsabili di quelle morti civili.

    Commento di paolo | dicembre 29, 2010 | Rispondi


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