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I fratelli Govoni

In cui si parla di vari assassinii, compreso quello dei 7 fratelli Govoni.

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013 – I fratelli Govoni

Luglio 1, 2008 - Pubblicato da mcz06 | Fascismo, Random, Storia, Varie, resistenza | , , , , , | 8 Commenti

8 Commenti »

  1. ma cosa hanno fatto questi fratelli govoni?
    perche tanto schifo da coloro che si ritenevano difensori della dignità italiana?

    Commento di Massimo | Agosto 12, 2008 | Replica

  2. Ecco la storia dei sette fratelli Cervi (conosciutissimi essendo stati elevati a ‘martiri’) e quella sconosciuta dei fratelli Govoni.

    Da queste due storie puoi anche vedere quale era la differenza tra la violenza fascista, criminalizzata come bestiale, e quella partigiana, normalmente premiata con una medaglia d’oro.
    E’ bene tener sempre presenti questi fatti per capire la storia d’Italia negli ultimi sessant’anni.

    I FRATELLI CERVI
    i Cervi sono profondamente antifascisti e prendono da subito le distanze dal regime. Alla fine degli anni ‘20 Aldo viene imprigionato nel carcere di Gaeta per tre anni. Sono anni formativi, poiché legge di politica: Gramsci e Marx soprattutto. Rientrato, estende questa esperienza a tutti gli altri fratelli e presto allestisce una biblioteca circolante con i libri che erano proibiti dal regime fascista. Quando le restrizioni alla libertà di azione e di parola si fanno più violente i Cervi iniziano l’azione di opposizione con atti di sabotaggio agli ammassi imposti dal regime, alle linee dell’alta tensione che alimentavano le fabbriche Reggiane dove si producevano le armi belliche. Fanno volantinaggio, distribuiscono clandestinamente l’Unità, vanno di casa in casa a commentarla. La loro diventa una casa di latitanza, dove si fanno riunioni clandestine e si organizza l’opposizione al regime. Organizzano attentati contro presìdi fascisti della zona da cui ricavano cibo e armi, utili per ospitare nella loro casa i numerosi renitenti alla leva che rifiutano di prendere le armi dopo l’8 settembre 1943 e la proclamazione della Repubblica di Salò, e per sostenere i numerosi alleati che si erano dispersi. Moltissimi antifascisti passeranno e sosteranno nella loro casa. Casa Cervi viene messa a ferro e fuoco dai fascisti la notte fra il 24 e il 25 novembre 1943. I sette fratelli, il padre, Quarto Camurri, catturati, verranno portati al carcere dei Servi di Reggio Emilia. Tutti gli stranieri, che in quella notte ospitavano in casa, verranno invece trasferiti alle carceri di Parma. I sette fratelli Cervi verranno fucilati senza processo all’alba del 28 dicembre 1943, al Poligono di tiro di Reggio Emilia, insieme a Quarto Camurri. Il più vecchio Gelindo ha 42 anni, il più giovane Ettore 22 anni. L’azione dei fascisti è un’azione di rappresaglia: i Cervi vengono infatti accusati di aver complottato per l’uccisione del segretario fascista di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Il padre viene risparmiato, e tramandando la memoria rende possibile il recupero delle testimonianze della civiltà contadina e delle vicende storiche che costituiscono il primo nucleo del museo.

    I FRATELLI GOVONI
    La famiglia Govoni, di antico ceppo contadino, era una delle più numerose di Pieve di Cento, un grosso borgo quasi al confine con la provincia di Ferrara. La componevano Cesare Govoni, sua moglie Caterina Gamberini e 8 figli: sei maschi e due femmine. Il primogenito si chiamava Dino,un artigiano falegname che si era iscritto al Partito fascista repubblichino, comportandosi sempre correttamente, tanto che nessuno, a guerra finita, aveva levato contro di lui la minima accusa. Quando lo ammazzarono aveva compiuto da poco i 41 anni. Dopo Dino veniva Marino,di 33 anni. Era coniugato dal 1937 e aveva una figlia. Combattente d’Africa, aveva aderito dopo l’8 settembre alla R.S.I. Contro di lui non pendevano accuse di sorta. Terzogenita una donna, Maria,nata nel 1912. Fu l’unica a salvarsi degli 8 fratelli perché, dopo sposata, si era trasferita con il marito ad Argelato e i partigiani non riuscirono a rintracciarla. Veniva poi Emo, di anni 32, un artigiano falegname che non aveva aderito alla R.S.I. e che non si era mai mosso dal paese. Viveva in casa con i genitori. Il quintogenito, Giuseppe,di anni 30, era coniugato da poco tempo, faceva il contadino ed abitava nella casa paterna. Nemmeno lui era iscritto al P.F.R. Quando lo uccisero, era diventato padre da tre mesi. I sesto e il settimo dei fratelli Govoni erano Augusto, di 27 anni, e Primo, di 22 anni, ambedue ancora celibi, contadini, e vivevano con i genitori. Non si erano mai interessati di politica. L’ultima nata si chiamava Ida,e aveva 20 anni. Si era sposata da un anno ed era diventata mamma solo da due mesi. Abitava ad Argelato. Né lei né suo marito avevano aderito alla R.S.I.
    Va precisato che la strage dei 7 fratelli Govoni e dei loro compagni di sventura non fu provocata solamente da un’esplosione di pazza criminalità, o da un odio furibondo accumulato da alcuni partigiani nei mesi di lotta fratricida, ma fu la conseguenza di un piano freddamente e cinicamente attuato in base alle direttive emanate dal Partito Comunista con lo scopo di seminare dovunque il terrore per giungere più facilmente al controllo totale della situazione.
    «Drago»,«Zampo», «Ultimo» e i loro partigiani non furono che gli esecutori di queste direttive che insegnavano, tra l’altro, come il terrore lo si semini maggiormente con i fulminei prelevamenti, le silenziose soppressioni, il segreto assoluto sulla sorte toccata alle vittime e sul luogo della loro sepoltura.
    Il mistero alimenta il terrore.
    Al tramonto del 10 maggio 1945, iniziarono i prelevamenti dei fratelli Govoni. Tutta la popolazione della zona era già talmente in preda al terrore, che i partigiani avrebbero potuto ammazzare chiunque e seppellirlo in pieno giorno con la sicurezza assoluta che nessuno avrebbe osato denunciarli.
    La strage dei 7 fratelli Govoni venne preceduta da molti massacri; nessuno però ne parlava, anche se tutti sapevano. Il massacro dell’11 maggio, nel quale trovarono la morte anche i 7 fratelli Govoni, venne preceduto, 48 ore prima prima, da un altro massacro in cui trovarono la morte 12 innocenti nei pressi diArgelato.
    È indubbio che la strage dei 12 costituì il preludio almassacro dei 7 fratelli Govoni e degli latri 10 che ne divisero la sorte.
    Era giorno fatto quando il breve convoglio ripartì per Argelato con il suo carico di prigionieri. Ida Govoni cominciò a pregare che la lasciassero tornare a casa, dalla sua creatura. Non le risposero neppure.
    Verso le 8, i due automezzi raggiunsero il podere di Emilio Grazia, dove già si trovava prigionieri Marino Govoni.
    In un grande camerone adibito a magazzino, cominciò a sfogarsi la ferocia dei partigiani: pugni, calci e colpi di bastone. Verso le 11 del mattino, un fulmineo prelevamento di altre 10 vittime, tutte di San Giorgio di Piano. Non è possibile riferire tutto ciò che accadde in quelle ore; basti dire che nessuna delle vittime morì per arma da fuoco. Le urla strazianti dei 17 morituri risuonarono per molte ore.

    Commento di mcz06 | Agosto 12, 2008 | Replica

  3. ho letto i due paragoni fra i fratelli cervi e i fratelli govoni ,ebbene mentre i fratelli cervi combattevano per la liberta d’italia contro la criminale dittatura nazifascista e contro la repubblica di salo,i fratelli govoni erano quasi tutti iscritti alla criminale banditesca repubblica sociale italiana,stato da nessuno riconosciuto solo dai nazisti, perche’ loro stessi l’avevano creata dopo aver,liberato , oramai rimbambito benito mussolini ,costoro,i govoni facevano parte di quella masnada di criminali che hanno insanguinato l’italia ,amesso e non concesso che questi non avevano comesso nessun delitto ,ovviamente erano daccordo con i loro camerati amici che avevano sterminato popolazioni intere come a santanna di stazzema o a marzabotto ,ed in tanti altri siti , bene hanno fatto i partigiani a giustiziarli , troppi fascisti criminali e nazisti si sono salvati dopo la seconda guerra mondiale .

    Commento di DOMENICO GRAZIANI | Settembre 19, 2008 | Replica

  4. A parte le altre sciocchezze che scrivi, vorrei solo precisare che la Repubblica Sociale Italiana era uno stato a pieno diritto.

    Aveva totale indipendenxa nella legislazione ed era riconosciuto internazionalmente.
    Quello che non aveva alcuna base legale era lo stato di Badoglio, privo di riconoscimenti e di qualsiasi autonomia.
    Tant’è vero che la dichiarazione di guerra presentata da Badoglio alla Germania era ed è rimasta carta straccia. Priva di alcun valore giuridixo internazionale.

    Questo per precisare una realtà storica universalmente accettata.

    Commento di mcz06 | Settembre 20, 2008 | Replica

  5. Come si fa a definire “sciocchezze” ciò che la “cultura” politica, partitica e masss mediatica in 64 anni ha ripetutamente insegnato e continua ad insegnare agli Italiani?
    Non dimenticare che il “uccidere un fascista non è reato” vigeva (?) fino agli anni 90 e che ancora oggi l’Italia, unica Nazione al mondo, festeggia ed inneggia una SCONFITTA glorificando ed osannando i traditori della Patria in armi!
    Certo, se gli italiani avessero “tempo” e soprattutto voglia d’informarsi, la situazione cambierebbe e di molto. Ma, e ne converrai, è molto più comodo dar accettare e dire cose che vanno sul “politicamente corretto” (tanto non cambia nulla) …. o no?
    Mauro

    Commento di mauro | Aprile 26, 2009 | Replica

    • Hai detto tutto nella prima frase…..
      “cultura” politica, partitica e masss mediatica!!!

      Per sessantaquattro anni hanno riscritto la storia a modo loro!!! Non è giusto che esista p.zza F.lli Cervi in ogni citta e dei poveri Govoni rimane solo il ricordo lontano dei parenti.

      E di Togliatti che ne dici? Che si vanto con “i lupi russi” di aver sterminato 50.000 anticomunisti dopo il 25 Aprile?

      E di Giangiacomo Feltrinelli? Morto mentre confezionava un attentato…. e di tutti gli altri rossi assassini dei quali non si trova traccia nei libri di storia ma hanno piazze e vie intitolate in tutta italia?

      Meno male che il vento sta cambiando, è ora delle verità!!!

      Libertà libertà fin quando che comandate voi!!!
      Ma quale democrazia!!!

      Commento di Alex | Maggio 15, 2009 | Replica

  6. Credo che questo dei fratelli Govoni sia un crimine .Non c’entra nulla che chi lo ha compiuto,combatteva per la libertà,altrimenti se si ragiona o meglio si sragiona così ,allora si giustificano anche le BR che combattevano per i proletari o i terroristi di Bin Laden,che addirittura ,secondo loro,combattono per Dio…! I responsabili andrebbero individuati e condannati per crimini contro l’umanità.Poi,sembra,cge solo 2 fratelli fossero militanti fascisti,ma gli altri semplici contadini e falegnami e poi massacrare così una ragazza di 20 anni,madre di una creatura di 2 mesi, è una bestialità senza giustificazione alcuna,degna della peggiore SS. Nessuna idea,fede o credo giustifica un crimine del genere

    Commento di Marco | Maggio 15, 2009 | Replica

  7. E’ perfettamente logico che i fratelli Cervi siano innalzati al rango di martiri e di eroi, mentre i fratelli Govoni siano ignorati dalla maggior parte della gente, tenuta all’oscura delle ragioni dei vinti. E’ altresì logico che destra e sinistra continuino ancor oggi a rievocare quei funebri avvenimenti a scopo propagandistico, riflettendo nelle barbarie dell’altro il falso riverbero del proprio candore. Ma non è giusto.
    Quel che è logico, d’altronde, giusto non lo è quasi mai.
    Ciò che è giusto, invece, è far conoscere fatti già tristemente noti, senza le banalità scintillanti di qualsivoglia propaganda, senza far mercato dei martiri, senza a giocare al rimpiattino, tirando in ballo gulag sovietici da una parte, e campi di concentramento nazisti, eccidi e foibe, giustificando, o celando, atrocità, e condannando a bruciare all’inferno per l’eternità chi ne ha perpetrate altre. La Patria piange i suoi figli, che si sono uccisi fra loro in una guerra fratricida; essa li ama indistintamente tutti allo stesso modo: chi la preservata e difesa, e chi l’ha tradita e vituperata; chi era in buona fede, e chi era in mala fede. A stabilire torti e ragioni ci penserà Dio, giudice ben più retto e assennato di qualsiasi storico, ma per il momento è giusto che anche ai vinti sia riconosciuto il diritto di essere ricordati in modo non razzista. E’ stato,finora, comodo per molti identificarli come i rappresentanti del Male, ma tutto passa: le cose sbagliate e le cose giuste. Fortunatamente ora è il turno di quelle sbagliate. A dimostrazione, quindi, che la parola revisionismo non sia proibita, in quanto esorta a rivedere la Storia in una prospettiva più giusta. Così è stato per gli indiani d’America che oggi non sono più visti come le “ombre rosse” di John Ford bensì come i leggittimi proprietari morali del suolo statunitense al quale sono legati da vincoli di sangue e di terra.

    Commento di Massimiliano | Giugno 27, 2009 | Replica


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